Il primo febbraio verrà rilanciata, in un convegno a Bologna, la favola di una battaglia aerea nella quale sarebbe stato coinvolto il DC9 Itavia che esplose il 27 giugno 1980 nei cieli di Ustica, provocando la morte di 77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio. Poiché il processo penale per identificare i responsabili di quella strage è ancora aperto grazie all’opposizione all’archiviazione di Giuliana Cavazza, Presidente dell’Associazione per la Verità su Ustica, che in quella strage perse la madre, mi sembra opportuno ricapitolare i fatti già accertati. Una sentenza penale passata in giudicato ha assolto con formula piena i Generali dell’Aeronautica da ogni responsabilità, accertato con una perizia firmata da 11 dei più famosi esperti del mondo che l’esplosione di una bomba a bordo del DC9 ne ha causato la perdita, e dichiarato che quella della battaglia aerea è un’ipotesi da fantascienza.

Il processo civile per il risarcimento danni ha condannato lo Stato, che viceversa aveva vinto in primo grado, a pagare 330 milioni di euro di risarcimenti, per il semplice motivo che l’Avvocatura dello Stato si era costituita in ritardo nell’Appello ed era stata pertanto estromessa dal procedimento. La sentenza penale fa stato erga omnes, mentre quella civile soltanto tra le parti. Il giornalista Andrea Purgatori, querelato dai Generali, venne assolto perché spiegò che le sue erano tutte ipotesi da fantascienza, come appare anche nei titoli di coda del film Il Muro di Gomma. Mentre il mandante della strage Abu Abbas è deceduto da tempo, chi collocò materialmente la bomba a bordo del DC9 può essere ancora vivo e assicurato alla giustizia, come fecero gli inglesi con i terroristi dell’aereo esploso a Lockerbie.

Ai parenti delle vittime sono già state pagate giustamente decine di milioni di euro di indennizzi (150mila euro una tantum a famiglia, 2.200 euro mensili rivalutabili per ogni padre, madre, fratello, sorella, marito, moglie e figli), a cui si aggiungono i 330 milioni del processo civile, 130 versati a due avvocati che nel frattempo hanno liquidato l’Itavia, e il resto, che spetterebbe ai familiari ricorrenti, non ancora liquidato perché la Presidenza del Consiglio sta calcolando quanto dovrebbe essere erogato una volta detratto quanto già incassato di indennizzo.

Questo è lo stato dell’arte di questa incredibile vicenda, di cui ho riferito a suo tempo in Parlamento a nome del governo italiano, smontando dati alla mano le fantasiose ricostruzioni di chi continua a puntare il dito contro fantomatici aerei americani, francesi, inglesi, italiani, libici o gli Ufo, facendoci ridere dietro in tutto il mondo. Per fortuna, il Gip di Roma non ha accolto la richiesta di archiviazione: il processo continua. E non si può non ricordare i famosi precedenti del caso Dreyfus in Francia e delle fosse di Katyn in Polonia, dove ci vollero anni e addirittura decenni, ma alla fine la verità ha trionfato sulla menzogna.