Esteri
L’Eliseo punge il tycoon: “G7 a Parigi coi russi?”. Prova di tenuta della Nato sulla Groenlandia
Mentre i leader di tutto il mondo si incontrano all’appuntamento annuale del World Economic Forum, proseguono i battibecchi tra il Presidente americano Donald Trump e il Presidente francese Emmanuel Macron. Da giorni, infatti, va avanti il braccio di ferro sulla Groenlandia. A Davos, Macron ha ribadito che i presunti nuovi dazi USA su champagne e vino francese sono inaccettabili, perché “usati come mezzo di pressione”. Un concetto in linea anche col pensiero del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che pochi giorni fa ha definito “un errore” la scelta di aumentare i dazi nei confronti delle Nazioni che vogliono contribuire alla sicurezza della Groenlandia.
La questione artica è delicata e – come sottoscritto dalla recente dichiarazione dei sette leader europei, Meloni compresa – richiede una discussione politica in seno all’Alleanza Atlantica. Ma Macron tira dritto e ha annunciato che il dispiegamento di forze militari francesi ci sarà, “preferiamo il rispetto ai bulli e lo Stato di diritto alla brutalità”. Ha aggiunto, poi, che le esercitazioni militari NATO in Groenlandia, alle quali partecipa anche la Francia, “non sono una minaccia nei confronti di nessuno” bensì “un sostegno a un Paese alleato come la Danimarca”. Insomma, Macron sembra pronto a dare filo da torcere a Trump che, invece, appare convinto che i leader europei “non opporranno troppa resistenza” alle sue manovre tra i ghiacci.
Ora, che Trump provochi e spesso tiri un po’ troppo la corda è cosa nota. E che Macron e Trump si pungolino non è certo una novità. Ieri lo stesso Trump non ha esitato a pubblicare su Truth la chat personale con Macron. “Amico mio” – si legge nel messaggio – “non capisco cosa stai facendo in Groenlandia”, e ancora “posso ospitare un vertice del G7 a Parigi giovedì” al quale, Macron prosegue, si potrebbero invitare a margine gli ucraini, i danesi, i siriani e, rullo di tamburi, “i russi”. Una frecciatina, questa, in risposta alla scelta di Trump di invitare nel Board of Peace per Gaza il Presidente russo Vladimir Putin in persona. Ma forse, anche, un tentativo francese di porsi nuovamente al centro della scena? Del resto, si sa, c’è una regola che non si trova scritta nei manuali di relazioni internazionali, ma corre e ricorre nella storia: le iniziative diplomatiche francesi sono sempre condite da una ricca dose di grandeur.
E se il presidente francese è forse il leader europeo con i toni più intransigenti nei confronti di Mosca, è anche l’unico che è in grado di avere un dialogo diretto con il Cremlino. Del resto, Francia e Russia siedono allo stesso tavolo, con gli USA, nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. La Francia possiede un arsenale militare indipendente, e dispone – l’unica in UE – della deterrenza nucleare grazie alle sue basi militari nell’Atlantico. È una Nazione potente e Macron, nonostante i mille problemi interni tra un parlamento frammentato, una situazione politica instabile e pressioni sociali in tutto il Paese – ultime, le proteste degli agricoltori contro la firma dell’UE-Mercosur – si rifiuta di lasciare che sia soltanto Washington ad avere il filo diretto con Mosca. E allora rilancia.
Certo, la confusione sotto il cielo sta divenendo sempre più grande e no, la situazione non è eccellente. Però attenzione, perché oggi l’Europa, sempre più tra l’incudine statunitense e il martello post-Sovietico, ha una possibilità: reagire. Certo, non dimenticando che ci sono bulli e bulli, e che gli Stati Uniti – per quanto talvolta sopra le righe – sono sulla nostra stessa barca. Ma sì, reagire, e far valere il suo peso. Dopo anni di lacune e di obiettivi mancati, è tempo di un ritorno europeo forte e deciso nella NATO.
© Riproduzione riservata






