All'Iran la vicepresidenza del Comitato
L’Onu fa accomodare il boia in salotto. Agghiacciante diplomazia al contrario
L’Organizzazione delle Nazioni Unite – che nel preambolo del suo Statuto recita “ci impegniamo a salvare le future generazioni dal flagello della guerra” e, ancora, “a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle Nazioni grandi e piccole” – pochi giorni fa ha conferito all’Iran la vicepresidenza del Comitato per la Carta delle Nazioni Unite. Sì, avete letto bene: il regime di Teheran è stato eletto per tutelare i valori, i princìpi, gli ideali stessi contenuti nel documento fondativo dell’Onu. Purtroppo, no, non è una fake news. Una delle peggiori dittature del mondo, che dissemina terrorismo dentro e fuori i suoi confini, è stata eletta per difendere la Carta che predica il mantenimento della pace e della sicurezza mondiale. Mentre gli ayatollah e i Pasdaran torturano, violentano e uccidono il loro stesso popolo che si riversa nelle strade per chiedere libertà dal fondamentalismo, dalla polizia morale e dal messianico regime, l’Onu cosa fa? Non solo tiene aperta la porta della diplomazia, ma fa accomodare il boia in salotto. Neanche nei migliori romanzi distopici.
“L’elezione di qualsiasi Stato membro a un organo è il risultato del voto degli Stati membri stessi”, sostiene Stéphane Dujarric, il portavoce del Segretario generale dell’Onu António Guterres. Complimenti. Come se non bastasse, ha pure aggiunto: “Ci aspettiamo che ogni Stato membro di questa organizzazione rispetti la Carta, rispetti la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dato che essi stessi hanno aderito a questo club che è l’Onu”. Dire che il portavoce di Guterres ha le fette di prosciutto negli occhi è una perifrasi fin troppo educata. Aveva proprio ragione Hannah Arendt: il male è banale, anzi banalissimo. E il male lo fa chi – spegnendo il pensiero – si limita a eseguire procedure, ordini, commissioni, o si contiene in affermazioni come quelle di Dujarric.
Ma se ci addentriamo nei meandri onusiani, la situazione è ancor più grave. Si apprende, ad esempio, che appena 10 giorni fa il buon Guterres ha inviato una lettera di congratulazioni a Teheran per l’anniversario della Repubblica Islamica, forse fingendo di non ricordare che appena un mese fa quel regime – in 24 ore – ha trucidato 40mila persone. Una lettera in cui Guterres si premura anche di sottolineare come le ricorrenze nazionali servano “a ricordare l’importanza del dialogo e della solidarietà nell’affrontare le sfide globali”. Non solo: si è appena conclusa la 34esima sessione del Comitato consultivo del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Alle discussioni su uguaglianza, parità di genere, diritto all’istruzione – e chi ne ha più ne metta – ha preso parte anche Afsaneh Nadipour, funzionaria del regime iraniano, fresca di nomina. E tra pochi giorni, direttamente alla high-level opening session del Consiglio per i diritti umani, interverrà Kazem Gharibabadi, viceministro degli Affari esteri iraniano.
Il contorto meccanismo dell’Onu
Se si uniscono tutti i puntini appare difficile, anzi impossibile, non dare ragione a Masih Alinejad – giornalista iraniana – quando direttamente dai microfoni delle Nazioni Unite accusa l’Organizzazione di appeasement, e anche di complicità, con il regime. Questo contorto meccanismo dell’Onu è talmente tragico che è divenuto una farsa. I diritti che l’Onu sancisce di certo non sono una buffonata, ma è sempre più evidente che la grande architettura delle Nazioni Unite non sia in grado di farli mettere in pratica. A vedere il trattamento che riserva al regime iraniano, poi, fa pure danni. È tempo di prendere coraggio e riformare una volta per tutte questo organismo, cominciando con una bella selezione all’ingresso. Perché se si crede davvero in ciò che è scritto nella Carta delle Nazioni Unite, di certo i grandi assassini del mondo non ne possono far parte.
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