Mario Draghi ha ripetuto ciò che molti preferiscono non sentire: l’Unione Europea non può più restare una confederazione di egoismi. Deve diventare una vera Federazione, se vuole garantire sopravvivenza politica ed economica ai suoi popoli. Le potenze imperiali competono con prezzi e tecnologie, ma soprattutto con leve di dominio. Le catene globali di approvvigionamento, un tempo motore di crescita, sono diventate strumenti di pressione. Chi controlla energia, materie critiche, semiconduttori, rotte e porti controlla anche la libertà degli altri. E noi europei, frammentati, rischiamo di essere compressi: ridotti a mercato, non a potenza; spettatori, non attori.

Le parole di Draghi hanno più presa

Dopo gli shock degli ultimi mesi, le parole di Draghi hanno finalmente più presa almeno su una parte della classe dirigente: quella meno condizionabile, più consapevole del baratro. E la sua diagnosi coincide con quella pronunciata a Davos dal premier canadese Mark Carney: il vecchio ordine multilaterale nato nel dopoguerra, fondato sullo Stato di diritto internazionale, non esiste più. È finito. Ora serve un lavoro paziente e concreto: legare tra loro i Paesi che ci stanno, costruire un’aggregazione politica, economica e di difesa, ridisegnando regole comuni per chi le riconosce. Non un club di buoni sentimenti, ma un patto di interessi e valori, capace di proteggere le sovranità senza consegnarle al ricatto della forza.

L’obiettivo è chiaro: disgregare l’Europa

In questo quadro già drammatico, emergono intrecci inquietanti: reti di influenza, ricatti, traffici, finanziamenti opachi. I circuiti sordidi legati a Epstein, tornati alla luce in questi giorni, confermano uno scenario vasto di guerra ibrida permanente, estesa negli ambienti più impensabili: non solo propaganda e cyberattacchi, ma corruzione morale e politica, leve di pressione sui potenti, costruzione di “cupole” globali capaci di orientare scelte e alleanze. L’obiettivo è chiaro: disgregare l’Europa, finanziare partiti-cavallo di Troia, alimentare divisioni, avvelenare la fiducia democratica. E l’Italia non fa eccezione: anche da noi l’antieuropeismo ha ricevuto attenzioni e sostegni, in maggioranza come all’opposizione.

Serve un’alleanza di governo funzionale

Siamo al dunque. In Europa bisogna isolare chi boicotta dall’interno e procedere con un’istituzione federale tra i Paesi disponibili, anticipando la Federazione per tutti gli altri. E in Italia occorre lo stesso salto: isolare gli Orban e i Fico italiani e superare i confini logori di centrodestra e centrosinistra, dove non mancano patrioti di patrie altrui e “progressisti” indulgenti verso dittatori. Serve un’alleanza di governo funzionale all’obiettivo esistenziale di dare agli italiani una guida capace di cambiare il Paese e l’Europa. Chi guida oggi, a partire da Meloni e da una sinistra responsabile, deve trovare la forza di un’intesa alta: contribuire a costruire l’unica sovranità davvero esercitabile, quella europea. E con essa difendere i diritti individuali e collettivi insieme ai Paesi liberi che vogliono restare tali.