Non possiamo sottrarci ad un’analisi schietta e persino sfrontata della netta sconfitta del Sì al referendum. In particolare dobbiamo farlo noi, che in queste pagine abbiamo provato ad analizzare il testo della riforma con rigore, verità e onestà intellettuale (almeno questa ce la devono riconoscere). Il protagonismo dell’ANM, che si è definitivamente trasfigurata in partito politico o meglio raggruppamento organizzato tra partiti (le correnti), ha vinto il referendum lanciando messaggi mistificatori resi credibili dalla legittimazione che solo la magistratura può avere in un paese democratico. Scelta politica vincente, bisogna riconoscerlo. Il “consorzio” dei partiti interni alla magistratura è giunto persino a sostenere pubblicamente che “con la legge Nordio i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati”, nel silenzio assordante del CSM che non ha ritenuto di intervenire per invitare la magistratura associata a rispettare il principio di verità nella propaganda referendaria.

Quindi, addirittura le decisioni dei giudici sarebbero state controllate dalla politica, avesse vinto il Sì? Il messaggio propagandistico evoca l’idea di un necessario “visto ministeriale” di controllo delle decisioni giurisdizionali, ma in verità era funzionale solo a raccogliere consensi, suscitando indignazione e preoccupazione per l’indipendenza dei giudici. Sotto sotto (dai, che facciamo anche noi un po’ di dietrologia!) il riferimento implicito era al sorteggio per la nomina dei componenti del CSM che avrebbe reso la componente togata – comunque saldamente al comando dell’organo di governo autonomo con due terzi contro un terzo di componenti di nomina parlamentare – debole, impaurita, soggiogata dai membri laici. Una maggioranza disorganizzata e tremebonda di fronte ad una minoranza organizzata e strutturata. Sono eccentriche stramberie della sociologia applicata alla Costituzione: è inspiegabile come avrebbero potuto professori e avvocati, estratti a sorte ed espressione indiretta di partiti di maggioranza e di opposizione, tenere al guinzaglio i magistrati in netta maggioranza.

Quindi con la vittoria del No non è cambiato nulla? Tutt’altro, è cambiato tutto. Il sistema delle correnti, che ha egemonizzato l’associazione nazionale magistrati ed il CSM, ha avuto con il referendum una piena e granitica legittimazione popolare. Nulla sarà come prima. Nel 2019 esplose, come è noto, il caso Palamara. Settecento magistrati che contattavano Palamara per autopromuoversi e sollecitare accordi tra le correnti politicizzate per diventare Procuratore o Presidente di Tribunale o di Corte d’Appello. I leader delle correnti di destra e sinistra, i componenti interni al CSM o espressione dell’ANM, non si occupavano solo di mantenere in vita il sistema delle raccomandazioni ma tramite questo bacino di umanità, ambizioni ed esigenze contingenti cercavano di sviluppare progetti di più ampio respiro. Il progetto politico di Luca Palamara, infatti, era quello di spostare verso il centro l’asse portante della magistratura associata creando un’alleanza “esterna” con l’area centrista del PD, partito di riferimento – a suo dire – nell’interlocuzione tra magistratura e mondo politico. Sul fronte interno alla magistratura, l’idea era quella di isolare la sinistra “massimalista” di MD e creare un’inedita alleanza tra MI e Unicost. Chissà quali saranno i progetti politici futuri della magistratura politicizzata, ma la sensazione è quella di una ritrovata egemonia delle correnti di sinistra che sembrano aver trainato la campagna referendaria, malgrado il presidente uscente dell’ANM fosse un moderato di MI come Cesare Parodi.

In questi mesi, i sostenitori del No si sono sforzati a prendere le distanze dalla degenerazione del correntismo fino a sostenere che persino i sorteggiati al CSM sarebbero stati avvicinati dalle correnti, quando non già essi stessi espressione delle correnti. Domani non dovranno più farlo. Il sistema è sdoganato e legittimato dal voto popolare. Il CSM è definitivamente diventato, nella Costituzione c.d. materiale, quello che non doveva essere e cioè un organo di rappresentanza della magistratura. Il potere delle correnti si potrà esprimere liberamente, senza infingimenti. Usciamo dalle ipocrisie: il CSM è diventato la terza camera e forse conta di più delle altre due perché le correnti hanno consentito alla sinistra di vincere il referendum e la magistratura associata ha conquistato il consenso popolare. Nessuno oserà contrastare il potere giudiziario trasfigurato in potere politico-giudiziario, con le ambizioni del potere politico e gli strumenti di pressione del potere giudiziario. Certo, il sistema esprimerà il suo vero volto senza ipocrisie e simulazioni. E noi saremo lì a costringerli a gettare la maschera.

Alberto de Sanctis

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