Dopo lo storico Barbero, anche il conduttore, attore e regista Pif, pseudonimo di Pierfrancesco Diliberto, diventa giurista per un giorno e dà in pasto ai social un video di pochi minuti in cui prova a spiegare, senza grande successo, perché è giusto votare “no” al prossimo referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo. Una serie di inesattezze o, come ricostruisce Luigi Marattin, deputato e leader del partito Liberaldemocratico, una serie di “minchiate, come si dice nella tua meravigliosa terra”.
Nello specifico Marattin smonta tutte le bufale del buon Pif che paragona la riforma costituzionale alle autocrazie dei Paesi dell’est Europa. “Mi sembra che ci sia un po’ di Ungheria nell’aria. E l’Ungheria è bella, ma non ci vivrei” tuona l’artista nato a Palermo. “Accidenti, l’Ungheria addirittura? (Perché? Cosa c’è di così terribile in questa riforma?” replica Marattin. Il primo step riguarda infatti “questa cosa del sorteggio differenziato. A me non mi convince, anche perché mi sembra un po’ a sfavore della magistratura e a favore della politica” osserva in modo arguto Pif.
Referendum giustizia, come funziona il sorteggio?
Marattin spiega: “Oggi i membri laici del Consiglio Superiore a Magistratura sono eletti dal Parlamento. Domani, con la riforma, il Parlamento non li elegge più, vengono sorteggiati. La Costituzione dice che devono essere professori universitari o avvocati con almeno 15 anni di esperienza. E’ chiaro che il sorteggio su una platea così grande non garantisce qualità. E allora, ovviamente, il Parlamento fa prima un elenco all’interno del quale si sorteggia. Questa è una delle ragioni per cui non c’è il sorteggio integrale perché mentre un magistrato, se supera il concorso e decide della vita e della libertà nostra, può sicuramente decidere anche chi fa il procuratore di Isernia o di Imperia; un avvocato, un professore universitario, non necessariamente sono all’altezza di essere al Csm. Quindi c’è una preselezione da parte del Parlamento e poi c’è un sorteggio. Qualcuno – prosegue Marattin – potrebbe dire ‘non mi convince la spiegazione, perché non optare per il sorteggio integrale?’. Perché i costituenti, nel 1946, hanno deciso che un ruolo della politica ci doveva comunque essere per evitare la completa autoreferenzialità della magistratura. Solo che questo ruolo viene diminuito perché oggi il Parlamento nomina i membri laici del CSM, mentre domani non li nomina più perché verranno sorteggiati”.
Pif, la domanda ingenua e il legame pm-gip
Pif nel suo video prosegue: “Tajani ha dichiarato che la maggior parte degli imputati in Italia ala fine viene assolta. Il ragionamento che faccio allora è: se un imputato alla fine viene assolto molto probabilmente è perché il pm e il giudice hanno avuto idee diverse riguardo le sorti dell’imputato. Tutto questo ha mandato avanti il processo al grado successivo. E se questo avviene nella maggior parte dei casi, che la facciamo a fare sta’ riforma?” chiede con tanta ingenuità l’ex inviato delle Iene. Marattin, colpito da “questa argomentazione strana”, rilancia: “Non è che solo perché molti imputati, circa la metà, vengono assolti, allora vuol dire che non c’è bisogno di fare nulla. Forse molti imputati assolti a processo non ci dovevano neanche andare. Perché quando un cittadino va a processo è costoso sia in termini economici che in termini di reputazione. Se si tratta di un imprenditore, magari poi la sua azienda non ce l’ha più. Quindi forse quelli assolti a processo non dovevano neanche andarci. E perché ci sono andati? Perché la fase importante è all’inizio, tra pubblico ministero e giudice per le indagini preliminari. Anche quest’ultimo è un giudice e se ora non c’è una netta divisione tra queste due figure, il giudice per le indagini preliminari semplicemente fa la fotocopia della richiesta del PM, come si è visto anche in passato. E quindi per una persona inizia un calvario che magari non avrebbe mai dovuto iniziare. Perché ora siamo in una situazione in cui la carriera di uno, del giudice, dipende anche dalle scelte dell’altro, del PM. Come se la carriera degli arbitri dipendesse anche da una sola delle squadre che di solito arbitra”.
Tra referendum e populismo
Nel corso della sua performance, Pif veste anche i panni del populista: “Con tutti i problemi che ha la giustizia italiana, questa non è una priorità. Ci sono prima mille altri problemi da risolvere, uno fra tutti, i tempi della giustizia…”. “Questo è benaltrismo puro” chiosa Marattin. “Non c’è nessuna riforma che da sola possa risolvere tutti i problemi di un settore che sia la giustizia, il fisco, la pubblica amministrazione, l’università. Quindi non ha senso dire ‘ok, un problema viene risolto ma siccome ce ne sono altri, allora non facciamo nulla’. Intanto cominciamo a risolvere questo che ha bisogno di un intervento costituzionale. Mentre per accorciare la durata dei processi non c’è bisogno di intervenire sulla Costituzione. Mentre per garantire la vera terzietà del giudice e per completare la riforma che fu iniziata nel 1988 (che sottolineava che il Pubblico Ministero e i giudici fanno due mestieri diversi) e che poi fu sancita in Costituzione nel ’99 senza nessun voto contrario. Ora c’è da completarla dicendo ‘ok, allora ci sono anche due organi di amministrazione diversi’. Non ha senso – conclude Marattin – porsi alla risoluzione di un problema solo perché esistono altri problemi perché di questo passo non si fa assolutamente niente e forse questo è il vero obiettivo di qualcuno”.
Atto finale con la precisazione di Pif (“Rispetto agli altri referendum mi sono dovuto documentare molto prima di prendere questa decisione”) e l’ironia di Marattin (“E meno male che ti eri documentato”).
Ciao.
