- 9 giorni al voto
Margherita Cassano, l’ex prima presidente della Cassazione scende in campo per il No: quando la neutralità non vale per tutti
Margherita Cassano è stata una Prima Presidente della Cassazione di raro profilo: prima donna a ricoprire quell’incarico, giurista di dottrina solida, figura stimata trasversalmente. Queste righe sono scritte con il garbo che il suo curriculum impone. Ma il garbo non dispensa dal porre una domanda che riguarda le istituzioni prima delle persone.
A due settimane dal referendum, la presidente Cassano pubblica su Giustizia Insieme un articolo sulle «incongruenze della riforma Nordio» e rilascia interviste in cui dichiara di voler votare No. Da ex magistrata ne ha tutto il diritto. Ma non ha lasciato l’incarico dieci anni fa: lo ha lasciato sei mesi fa. E già durante il suo mandato il dibattito era nel vivo e sotto la sua presidenza si è costituito in Cassazione il comitato per il No. L’impressione che può restituirsi — anche se ingiusta, anche se non voluta — è quella di chi abbia patrocinato quella causa già nell’esercizio delle proprie funzioni.
Chi scrive ha conosciuto Primi Presidenti della Cassazione che non hanno mai rilasciato un’intervista: né durante il mandato né dopo. Non per debolezza di pensiero, ma per una concezione della funzione in cui il silenzio era parte della forza dell’istituzione.
Era uno stile diverso, forse d’altri tempi. Ma non erano tempi poi così lontani. Il discorso si salda a quello dei roll-up dell’ANM nelle aule dei tribunali. I Palazzi di Giustizia diventano sedi di una sola parte: quella del No. La Suprema Corte non sarà mai sede di un convegno per il Sì. Un avvocato che chiedesse di affiggere una locandina a favore della riforma si vedrebbe opporre la neutralità degli spazi istituzionali.
Ma allora la neutralità deve valere per tutti, o non vale per nessuno. Se chi ha presieduto la Corte fino a ieri si schiera oggi con tanta nettezza, il cittadino può legittimamente chiedersi: e le decisioni di ieri? In fondo è anche una questione di stile. Ognuno ha il suo. Ma lo stile è cambiato rispetto a prima. E non è il nostro.
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