“Non mi interessano le critiche sul Piano: mi interessano gli obiettivi” ha dichiarato il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a margine del G20 in Sud Africa in merito alla proposta di pace statunitense per l’Ucraina. Una affermazione netta, decisa, che non lascia spazio a fantasiose interpretazioni. Mentre gli altri leader europei, il Presidente Emmanuel Macron in testa, hanno poco gradito il Piano americano – lasciandosi andare a commenti indignati e anche insinuazioni su una presunta ambiguità della proposta – Meloni ha ancora una volta agito nel segno della concretezza.

Meloni chiama Trump contro il bluff russo

Primo: il piano USA è una base di partenza con molti punti condivisibili. Secondo: insensato pensare a controproposte; occorre che Washington, Bruxelles e Kyiv lavorino insieme per portare ai negoziati con Mosca un Piano ben definito e non cedevole nei punti fondamentali, che rispecchi il più possibile la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina. Salda in tali principi, Meloni ha abbandonato l’inutile chiacchiericcio e telefonato direttamente al Presidente USA Donald Trump. Una conversazione lunga in cui ha riscontrato “una disponibilità da parte del presidente degli Stati Uniti” a discutere dei 28 punti per la pace in Ucraina. Ed ecco che, dall’essere una voce marginale e distante dai tavoli delle trattative, proprio grazie alla chiamata di Meloni l’Unione europea è rientrata in pista. Un passo cruciale che ha permesso, nel giorno degli incontri a Ginevra tra la delegazione ucraina e quella americana, di creare un gancio costruttivo tra Stati Uniti ed Europa. Del resto, lo ha sempre affermato Meloni, per andare avanti il Piano di pace ha bisogno dell’Europa ma tale consapevolezza “è anche una prova di maturità”.

Coesione e pragmatismo

Non c’è tempo per gare infantili tra alleati occidentali, tra chi si dimostra più filo-Kyiv o più acerrimo nemico del Presidente Putin. Occorre coesione e piena volontà di collaborare con gli Stati Uniti alla stesura della proposta di pace. E occorre anche pragmatismo, perché dall’altra parte vi è un nemico che continua a bombardare infrastrutture strategiche e civili. Meloni ne ha parlato direttamente con Trump, “anche i russi devono dare un segnale concreto di voler arrivare alla pace”. Dall’altra parte, purtroppo, ciò che si osserva pare essere un vero e proprio “bluff”. Il segretario di stato USA Marco Rubio, in linea col pensiero di Trump, ha affermato che le riunioni degli ultimi giorni sono state “le più produttive e significative finora”. La compattezza tra le due sponde dell’Atlantico, e lo scampato pericolo di una rottura su un dossier – quello ucraino – così delicato e vitale per l’Europa e la sua sicurezza, sono due risultati importanti e – di certo – il merito va dato al Presidente Meloni. L’Italia, ancora una volta, si è dimostrata essere il capitano della squadra Europa.

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Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.