Esteri
Mosca avanza ancora nel Donbass. Londra risponde con missili per Kiev
Non hanno fine gli attacchi russi, ora con l’impiego dei nuovi droni iraniani. Intanto il Regno Unito approva il progetto di armi a lungo raggio per l’Ucraina
La strategia del Cremlino è chiara: bombardare l’Ucraina senza sosta e inviare, anche in questo modo, segnali all’Europa e agli Stati Uniti. I negoziati sulla pace sembrano fermi, anche se il presidente Volodymyr Zelensky si è detto convinto che siano in una “fase decisiva” e che si sta studiando “al più alto livello” un documento sulle garanzie di sicurezza. Ma al momento, i tre dossier su cui sta puntando Donald Trump (Venezuela, Groenlandia e Iran) hanno preso il sopravvento sulla questione ucraina nell’agenda del tycoon.
E intanto, il presidente russo Vladimir Putin continua con i raid sulle città e la pressione sul fronte orientale. Ieri, oltre 30mila famiglia a Odessa sono rimaste senza corrente a causa degli attacchi alle infrastrutture energetiche. Lo stesso destino è toccato a migliaia di famiglie in altre sei regioni ucraine. Mille condomini sono rimasti senza luce e riscaldamento a Kyiv. E nel pomeriggio, a essere colpita è stata anche Kryvyi Rih, la città natale del presidente Zelensky. La Difesa di Mosca ha annunciato la conquista di un altro villaggio, Novoboikovskoe, nella regione di Zaporizhzhya, e Kyiv ha messo in guardia da un nuovo aumento della pressione militare su Chasiv Yar, nel Donetsk. Mentre altre due navi cargo sono state prese di mira nel Mar Nero.
La situazione sul campo appare complessa. E quello che preoccupa l’intelligence ucraina e gli esperti dell’Institute for the Study of War è l’utilizzo da parte delle forze russe di una nuova versione del drone a lungo raggio russo Geran: il Geran 5. Questo drone, basato sugli Shahed iraniani, con una gittata di circa mille chilometri, può essere armato con una testata fino a 90 chili. Secondo gli analisti, Mosca potrebbe usarli anche per colpire obiettivi aerei. E il pericolo è che questa novità possa cambiare gli equilibri delle forze, così come il missile Oreshnik. Il missile che, secondo il segretario generale della Nato, Mark Rutte, è stato lanciato su Leopoli il 9 gennaio (contro un impianto per riparare gli aerei, secondo i russi) per dissuadere i Paesi membri dal sostenere l’Ucraina.
Zelensky sta cercando di riportare all’attenzione degli Usa e degli alleati europei la necessità del sostegno internazionale. Il governo britannico ha annunciato che progetterà “nuovi missili balistici tattici” per supportare Kyiv nell’ambito del progetto Nightfall. Londra ha indetto una gara per sviluppare il prima possibile missili in grado di trasportare una testata da 200 chili e con una gittata di oltre 500 chilometri. L’obiettivo è quello di avere i primi razzi entro 12 mesi per iniziare i test. Le tempistiche però non sono né rapide né certe. E questo preoccupa i comandi di Kyiv. Ieri, Zelensky chiesto al parlamento di prorogare la legge sulla mobilitazione parziale per altri 90 giorni a partire dal 3 febbraio. L’ex ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, in un’intervista all’Ukrainska Pravda ha ammesso che, a suo modo di vedere, la guerra continuerà per tutto il 2026, e che al limite potrà esservi un cessate il fuoco.
La prossima finestra negoziale potrebbe aprirsi a fine febbraio, con il rischio però che Putin voglia continuare la guerra e ottenere manu militari ciò che chiede in sede di trattative. E ieri, Trump è stato di nuovo chiaro nei confronti di Zelensky. “Non ha avuto carte da giocare fin dal primo giorno”, ha detto il tycoon al New York Times, “ha solo Donald Trump. Se non ci fosse Donald Trump, sarebbe un disastro totale, e lui lo sa, lo sanno i leader europei e lo sanno tutti”. E queste dichiarazioni certificano che all’interno della Casa Bianca è aumentata la frustrazione nei confronti del negoziato.
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