Esteri
Nel Consiglio di pace di Trump l’Italia ha tutto da guadagnare
Il Board of Peace voluto da Donald Trump è il tema centrale nel dibattito politico italiano e globale. Perché se da una parte rappresenta il superamento dell’Onu e il riconoscimento di un nuovo orizzonte internazionale, dall’altro incarna un nuovo modello, in cui la terzietà è solo un velato ricordo.
Chi ne farà o soprattutto chi ne vorrà far parte resta da vedere, perché in fondo le frizioni sulla Groenlandia hanno cambiato lo scenario. Trump non prenderà bene eventuali rifiuti, questo è chiaro. E non sembra disposto a vedere fallire la sua strategia, che – con tutti i limiti – è almeno la prima azione concreta dopo decenni di chiacchiere per cui le organizzazioni internazionali hanno perso la loro influenza o si sono piegate alla connivenza con Hamas, fino a negare ciò che era evidente a tutti.
Ma il tema di oggi resta quello del dopo, una pagina da scrivere su cui si stanno stagliando ombre che nulla hanno a che vedere con il Medio Oriente o Gaza. Il no della Francia, il muro europeo e il nodo Russia sono tutti elementi di un grande scenario in cui Trump paga qualche eccesso e che sembra complicarsi. L’Italia, che ha tutto da guadagnare nell’esserne parte, potrebbe essere bloccata dall’emergere di un profilo di incostituzionalità (i dubbi restano) ai sensi del famigerato articolo 11. Per il nostro Paese era l’occasione di giocare la sua partita a prescindere dal resto del carrozzone europeo, ostaggio dell’egoismo francese, sfruttando la relazione particolare con gli Stati Uniti.
Ora l’ostinazione Usa sulla Groenlandia e i limiti imposti dalla nostra legge fondamentale obbligano ad una frenata brusca dopo mesi di lavoro per essere della partita. Sarà tutto da riscrivere, e anche gli Stati Uniti dovranno rivedere alcuni toni, perché il rischio è il caos di cui potrebbero giovare i nemici dell’Occidente. Di più: su Gaza, il Board trumpiano rappresenta l’ultima spiaggia per non ricadere nel vortice del conflitto.
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