Il vertice
Pace in Ucraina, al via il triangolare ad Abu Dhabi. Peskov chiede il ritiro delle forze ucraine da tutto il Donbass
Il negoziato sull’Ucraina prova a riattivarsi. Dopo l’intervento di Donald Trump e di Volodymyr Zelensky al Forum di Davos, gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner sono volati a Mosca per incontrare Vladimir Putin. E subito dopo il colloquio al Cremlino, durato diverse ore, i due uomini del presidente degli Stati Uniti sono partiti per gli Emirati Arabi Uniti in vista del vertice trilaterale tra delegati russi, ucraini e americani. Un summit iniziato ieri pomeriggio e pianificato su due giorni, dalle ambizioni. elevate ma dalle aspettative ancora non particolarmente chiare.
Washington è rappresentata da Witkoff, Kushner, il segretario dell’Esercito Daniel Driscoll, il Comandante del Comando Europeo Alexus Grynkewich e il membro dello staff della Casa Bianca Josh Gruenbaum. Kyiv ha inviato il segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale, Rustem Umerov, Andriy Gnatov, capo di Stato maggiore, il capo di gabinetto di Zelensky, Kirill Budanov, e il leader del gruppo parlamentare del partito “Servitore del popolo”, David Arakhamia. La Russia invece ha scelto una delegazione più militare. La guida è al direttore del Gru (l’intelligence militare), l’ammiraglio Igor Kostyukov. Mentre per il direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti e inviato del Cremlino, Kirill Dmitriev, è stato ritagliato un ruolo esterno agli incontri trilaterali, con il mandato di trattare esclusivamente con Witkoff.
Una scelta, quella russa, che conferma ciò che è trapelato dopo l’incontro alla corte di Putin: cautela. Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera di Putin, si è limitato a dire che l’incontro era stato “utile sotto ogni aspetto”, ma di fatto, il vertice ha prodotto come risultato soltanto la conferma che la Russia avrebbe partecipato al trilaterale organizzato da Washington negli Emirati. Mentre lo stesso Ushakov ha chiarito che “durante questi negoziati tra il nostro presidente e gli americani, è stato confermato ancora una volta che senza una soluzione alla questione territoriale non ci si può aspettare un accordo duraturo”.
Una soluzione che, nella logica di Mosca, può rivelarsi solo in un modo: la cessione del Donbass da parte di Kyiv e non solo dei territori attualmente occupati dalle truppe russe. E lo stesso Volodymyr Zelensky, criticato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani per il discorso “ingeneroso” rivolto contro l’Europa a Davos, ha ribadito che il destino dell’Ucraina orientale rappresenta una “questione chiave”. Il nodo resta difficile da sciogliere. Perché se è vero che il presidente ucraino ha confermato che il documento sulle future garanzie di sicurezza è stato completato insieme a Washington, è altrettanto vero che tutto dipende anche dalla volontà di Putin di terminare il conflitto. Uno scenario, questo, che nonostante l’ottimismo di Trump non sembra affatto prossimo. E il timore di molti addetti ai lavori è che, come già accaduto in altri round negoziali, anche questa volta il leader russo voglia sfruttare le trattative solo per prendere tempo e costringere così Kyiv a cedere terreno sul campo di battaglia.
I bombardamenti non si sono mai interrotti. Ieri, le autorità ucraine hanno annunciato la morte di quattro persone, tra cui un bambino di cinque anni, a seguito di un attacco con droni a Cherkaske, nella zona di Kramatorsk. Altri tre civili sono stati uccisi dopo che un drone ha centrato un’automobile vicino a Kharkiv. Ukrenergo, l’ente che gestisce l’energia elettrica in Ucraina, ha evidenziato il peggioramento dello stato della rete, colpita da bombardamenti sia alle centrali che agli impianti che distribuiscono la corrente nel Paese. Kyiv ha ancora migliaia di famiglie al buio e al freddo. E in un contesto di pressione militare continua, Mosca non ha interesse a rallentare.
Ieri, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha ribadito la richiesta principale russa: cioè il ritiro delle forze ucraine da tutto il Donbass. “Questa è una condizione molto importante”, ha affermato Peskov, che ha poi detto che “altre sfumature restano all’ordine del giorno dei negoziati”. Da Mosca si è anche paventata l’ipotesi di usare i proventi degli asset russi congelati negli Stati Uniti per ricostruire il Donbass una volta terminata la guerra. Un’idea che ha solleticato l’interesse di Trump, ma che dipende, inevitabilmente, dallo stop alle armi e dai futuri confini.
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