Quattro anni fa la Russia invadeva il confine dell’Ucraina. Che il 24 febbraio 2022 diventasse una data spartiacque, il Presidente Vladimir Putin, forse, non lo immaginava. La strategia russa non era certo quella di impantanarsi in una guerra lunga e logorante, era più semplice: volevano prendere Kyiv in un lampo. Ma se davvero le difese ucraine fossero crollate in un batter d’occhio, staremmo discutendo di un altro problema e, soprattutto, di un’altra storia. Ci saremmo ritrovati con la Russia faccia a faccia con la NATO.

Fortunatamente, non è andata così. E ciò lo si deve innanzitutto a un popolo fiero che ancora, dopo quattro anni di guerra in casa, combatte per la sua libertà. A questa aggressione nel cuore del suo continente, l’Europa ha saputo – per certi versi, inaspettatamente – reagire. Mai come negli ultimi quattro anni l’UE è stata così salda: un’Unione per davvero. Gli sforzi europei per il sostegno incrollabile e garantito per tutto il tempo necessario a Kyiv hanno tracciato il solco dell’azione anche degli altri partner atlantici e di tutto l’Occidente.

L’Italia, in tale contesto, ha rappresentato un punto fermo. In questi quattro anni, il legame tra Roma e Kyiv non si è solidificato, di più, è divenuto qualcosa di indissolubile. Il Governo Meloni è stata una delle voci in Europa più credibili sulla questione ucraina, sia dal punto di vista delle garanzie, degli aiuti e del sostegno economico, finanziario, militare al Paese aggredito, sia dal punto di vista “esistenziale”. La linea politica del premier è sempre stata netta: il popolo ucraino, in questa guerra, non combatte soltanto per sé stesso, bensì per tutti noi. Sin dall’inizio della legislatura, il governo italiano ha promosso ogni possibile iniziativa in favore di Kyiv, e si è fatto anche parte attiva – basti pensare alla Conferenza per la Ricostruzione dell’Ucraina svoltasi lo scorso luglio a Roma, o a tutte le azioni diplomatiche italiane che hanno cercato di aprire spiragli di dialogo e di creare convergenze di vedute, anche tra alleati, per una pace giusta, davvero giusta, per l’Ucraina.

L’Italia si è riscoperta – in un certo senso – Paese fondatore dell’Unione e, anche in un tema delicatissimo ma annoso come la difesa comune, è stata un punto di riferimento per gli altri Stati membri. Ha saputo convincerli sulla necessità di creare un vero e proprio pilastro europeo nella Nato. Ora, dopo quattro anni di guerra, siamo consapevoli che il peso dell’Europa passa anche attraverso la forza, o meglio dire, la capacità di deterrenza.
La scelta italiana di difendere Kyiv non era scontata, anzi. È stata una scelta che per molti versi – pensiamo alla questione energetica – sulla carta appariva contro i nostri interessi. Ma l’Italia ha avuto il coraggio di gettare alle spalle il passato. Non ha vacillato dinanzi quelli che sono i principi alla base della nostra democrazia. Con l’aggredito, mai con l’aggressore. Slava Ukraini.

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Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.