Pucci saluta e il governo a Sanremo conta su Laura Pausini. “È funzionale a qualsiasi potere”, ma non fatele cantare l’Inno

Non sarà l’ospite musicale d’eccezione, non sarà chiamata a recitare un monologo (è toccato pure a Chiara Ferragni): Laura Pausini al prossimo Festival di Sanremo dovrà semplicemente co-condurre, probabilmente cantando un po’ – come faceva Baglioni – per esibirsi, intrattenere, anche temporeggiare. Se in molti erano convinti che lo zampino di tele-Meloni sulla Kermesse potesse prendere le sembianze dal comico di destra Andrea Pucci, che ha rinunciato al palco dopo le offese e le minacce ricevute nei giorni scorsi alla notizia della sua partecipazione, c’è una forte presenza garante del ‘no problem‘ a rassicurare. A placare le preoccupazioni dei più agitati ci penserà la cantante di Faenza.

Il governo a Sanremo conta su Laura Pausini

La cantante che decide di non schierarsi, di essere lì per tutti, di sorridere e basta. Quella che aveva “scelto di non cantare Bella Ciao perché è un brano-inno di libertà ma più volte strumentalizzato nel corso degli anni in contesti politici diversi tra loro”, aggiungendo anche di non prestarsi al ruolo di interprete di “canzoni politiche, né di destra né di sinistra “, è una garanzia anche per i vertici del governo, sensibili più che mai agli attacchi della sinistra su Pucci (con la premier che è dovuta intervenire sua difesa in un tweet). Di Laura Pausini dunque non si parlerà perché non farà notizia. Al massimo un’insufficienza nelle brevi pagelle di serata. Andrea Scanzi parla di lei in diretta su YouTube: “È quella che potremmo definire, tra virgolette, una cerchiobottista di regime è funzionale a qualsiasi potere, e non a caso condurrà il Festival. Perché ci sono artisti che non si espongono mai? Esponetevi. Avete paura di guadagnare meno, di non riempire più gli stadi o i palazzetti? Ma non vi basta il successo avuto finora?”. Eppure Laura, che proprio non fa niente per farsi parlar male dietro, è riuscita ad attirare critiche anche sul canto.

L’infallibile Laura Pausini che scivola sull’inno

Nella cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali le è stato affidato l’Inno di Mameli (se possibile cantatelo senza ‘Sì’ finale, come vuole la versione scelta dal governo): un’esibizione in cui si è prolungata eccessivamente su alcune note che noi comuni mortali non avevamo neppure mai sentito, raccogliendo critiche anche dal mondo musicale, quella di Morgan per esempio: “Tanti complimenti a Laura Pausini, ma l’interpretazione è completamente sbagliata, ha trasformato il brano in qualcosa di non italiano, lo ha deformato e lo ha reso irriconoscibile, adattandolo al mondo Disney. Noi abbiamo una grande storia di musica, nell’armonia tonale l’Italia ha un grandissimo ruolo. Siamo stati leader nell’invenzione musicale. Non si può modernizzare a caso e c’è un modo di orchestrare all’italiana, che non è quello alla Walt Disney. L’inno è stato scimmiottato”.  Intanto in Liguria basta tornare a soli tre anni fa per trovare un precedente, quando un altro co-conduttore d’eccezione, Gianni Morandi, prese il microfono in mano per cantare proprio l’Inno d’Italia. Nessuna critica sul canto, al massimo sul momento ritenuto eccessivamente patriottico per il contesto. Stavolta Laura ha già dato, pericolo scampato in tempo. E per la Rai, un’altra garanzia di sicurezza.