Il libro
Quanto costa la guerra? L’analisi di Bignami e Balduzzi, vincoli e incentivi che il dibattito politico trascura
Paolo Balduzzi è un economista e saggista italiano. Studia gli effetti economici delle decisioni pubbliche e dei conflitti, con particolare attenzione a prezzi, energia e finanza pubblica. In questo dialogo concentra lo sguardo su un solo scopo: spiegare la lettura economica della guerra in Ucraina. Il prezzo della guerra, scritto con Andrea Bignami, è appena uscito con Paesi Edizioni.
Perché uscire con questo libro adesso?
«Per offrire una chiave economica delle guerre, oggi necessaria: la congiuntura rende visibili costi, vincoli e incentivi che spesso il dibattito politico trascura».
A che punto è la guerra in Ucraina sul piano negoziale? Alla Casa Bianca il bilaterale Trump-Zelensky non è andato bene…
«Un compromesso, oggi, implicherebbe cessioni territoriali all’aggressore: sarebbe percepito come vittoria di Putin e sconfitta del diritto internazionale».
Qual è la “mission” del suo libro?
«Di guerra si parla per opinioni. Per simpatie. Lasciando troppo spesso fuori i fatti e le conseguenze. Noi abbiamo voluto rimettere l’economia al centro dell’analisi dei conflitti: metodo, dati e prospettiva storica— dalle guerre puniche ai casi recenti—per lettori comuni e decisori».
Andiamo verso un’economia di guerra? Quale impatto ha la guerra in Ucraina?
«Non siamo ancora in economia di guerra, almeno in Europa. Ma l’effetto tipico—l’impennata dei prezzi—si è visto con l’Ucraina. Il distacco dal gas russo riduce il potere contrattuale e impone forniture alternative più care. Ma impongono anche un risveglio dal quale possiamo fare un salto di qualità, imparare da certi errori della dipendenza».
Qual è la lezione utile per l’Europa?
«Costruire autonomia strategica: energetica, in parte alimentare, e di difesa. Misurare i costi aiuta a scegliere meglio; il punto è se Ue e governi sapranno tradurli in politiche efficaci».
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