Con 300.000 euro, a Milano, si compra in media un appartamento nuovo di 40 metri quadrati. Nei comuni della prima cintura, quelli serviti dalla metropolitana o dal passante, la stessa cifra ne vale 97. E tra il 2019 e il 2023 l’usato, in città, è salito del 42,4%, oltre i 4.700 euro al metro quadrato. È in questa aritmetica che va cercata una delle trasformazioni più silenziose della città: nel biennio 2023-2024 circa 16.000 milanesi all’anno hanno spostato la residenza in provincia, e nessun’altra città italiana conosce un esodo di queste dimensioni verso il proprio hinterland.

Chi se ne va ha un profilo preciso. I dati del Comune mostrano che nella fascia fra i 35 e i 64 anni le uscite superano gli ingressi: lasciano la città gli adulti, cioè le famiglie che mettono su casa, crescono figli, cercano più spazio. Al loro posto arrivano giovani, in gran parte da fuori regione o dall’estero, e la città si ricompone: Milano non si svuota, perché in tre anni gli arrivi dall’estero hanno superato le partenze di oltre 45.000 unità. In dieci anni circa un terzo della popolazione è stato sostituito da nuovi residenti. Oggi il 57,5% delle famiglie milanesi è composto da una sola persona, mentre quelle con quattro componenti o più sono appena il 10,7%. Anche l’estero pesa: i milanesi che si trasferiscono oltre confine sono aumentati del 48% in dieci anni.

L’anagrafe, va detto, registra i movimenti e non le loro ragioni. Ma il ricambio ha un effetto politico che non richiede interpretazioni: cambia la composizione di chi vota. Esce la famiglia proprietaria di ceto medio, cioè il nucleo storico dell’elettorato moderato, che vota ormai a Cinisello, a Cologno, a Sesto. Resta e arriva una città di single in affitto, di giovani ai primi impieghi, di anziani soli, di cittadini stranieri che in larga parte alle comunali non votano. È una città strutturalmente più polarizzata, perché ha perso proprio lo strato intermedio che teneva insieme gli estremi. E l’idea secondo cui Milano si vince al centro rischia di poggiare su un elettorato che, in buona parte, ha già traslocato. Il candidato che parla alla famiglia di Città Studi o di Lambrate del 2011 potrebbe scoprire che quella famiglia, oggi, abita a Bresso. E per il sindaco di Milano non vota più.