Il Sì&No del giorno
Raduno di Pontida, giusto l’invito di Salvini a Le Pen? “Sì, è un’importante leader politica con grande consenso democratico”
Nel Sì&No del giorno, spazio all’opportunità, o meno, di invitare Marine Le Pen al raduno di Pontida, un invito partito da Matteo Salvini. Abbiamo chiesto cosa ne pensano a Stefano Zecchi, professore di Estetica, che è favorevole, e a Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia, che è contrario.
Qui di seguito, l’opinione di Stefano Zecchi.
Chi è l’ospite? Colui che dà ospitalità o colui che la riceve? È sia l’uno che l’altro, anche se nel linguaggio corrente prevale la seconda ipotesi. Ma è scorretto, non dovrebbe essere così: il significato originario della parola consiste proprio in quella dualità, volutamente ambigua, che sottolinea la relazione tra l’ospitante e l’ospitato. Questo è il fascino della cultura classica che, in quel termine, racchiude un profondo significato di civiltà: l’assoluta inviolabilità dell’altro, il rispetto incondizionato di chi entra nella tua casa, fosse anche il più acerrimo nemico. L’ostilità si annullerà nell’ospitalità; lo straniero accolto avrà sempre una storia da raccontare che illustra un senso della vita da cui imparare; l’amico porterà, con la sua presenza, il suo affetto.
Chi bussa alla tua porta può essere Zeus camuffato da viandante o una divinità con le vesti del pellegrino e, se vengono trattati male, la punizione può essere severa. In questa ambiguità della parola ospite è custodito un rito antico che celebra la bellezza della civiltà classica. La nostra cultura contemporanea è molto pratica, e noi siamo dei borghesi che di quel significato antico della figura complessa dell’ospite non ce ne facciamo niente… se va bene, se no è una scocciatura: “È arrivato all’improvviso, questo rompiscatole”; “Se vieni, avvisami con anticipo”; “Fa tanto l’ospite educato, poi non sai mai cosa può succedere con lui in casa”. Per arrivare a quel modo di dire che sottolinea la distanza siderale dalla nostra classicità e, insieme, la miseria della nostra anima: “L’ospite è come il pesce, dopo tre giorni puzza”.
Amen: chiusa ogni discussione sull’ospite. Ma ecco, qualcosa di straordinario succede: si parla in questi giorni della figura dell’ospite. Il grande merito scientifico è di Matteo Salvini che ospita, nella celebre festa della Lega, Marine Le Pen. Si accende la discussione, in cui la sinistra si distingue per la profondità della sua cultura; dice: “Se tu, Salvini, ospiti la Le Pen significa che sei un reazionario fascista come lei”. Una confusione semantica tra il concetto di ospite e il prosaico: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Non risulta che Salvini e Le Pen se la filino insieme: sono entrambi ospiti. Importante allora ricordarsi il senso di quella parola se si pretende di far politica, senza dire sciocchezze, utilizzando la questione dell’ospitalità tra i due leader.
Poi si afferma con sussiego, ascoltando le sinfonie centriste: “Sbagliato, caro Salvini, ospitare la Le Pen: guarda noi che preferiamo stare da soli”. Qui la parola ospite è inquinata dalla banale filastrocca: “Chi fa da sé fa per tre”. E si potrebbe anche continuare con molte varianti, in cui si trovano per esempio chi finge di chiederti ospitalità perché non si sente bene e poi ti rifila l’ultimo modello di aspirapolvere, oppure l’amico divorziato, sbattuto fuori casa che ti chiede ospitalità per due giorni, massimo una settimana, e poi finisci per tenerlo a pensione, gratis.
Tutto questo per sottolineare il grande merito scientifico dell’invito a Le Pen da parte di Salvini per restituire il giusto valore alla parola ospite e ospitalità. D’altra parte la signora Le Pen non è un vecchio pesce puzzolente, non cerca di filarsela con Matteo, non ha bisogno di stare con qualcuno, non deve vendere aspirapolveri e sta benissimo a casa sua. Infatti è un importante leader politica con grande consenso democratico, e Salvini ha fatto benissimo a chiederle di essere suo ospite. Proprio, ospite.
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