Verso il voto
Referendum giustizia, “Vuoi giudici che dipendono dalla politica? Vota no”. Il manifesto ingannevole a Milano
La campagna referendaria sulla riforma della giustizia si infiamma a Milano. A far esplodere la polemica è una pubblicità affissa alla Stazione Centrale che, come denunciato dal Comitato Sì Separa, veicola un messaggio «ingannevole» contro la riforma, indicando il rischio di «giudici dipendenti dalla politica».
Un’accusa respinta con forza dal fronte favorevole al referendum sulla separazione delle carriere, che parla di una «distorsione consapevole della realtà». «Alla stazione di Milano campeggia una pubblicità contro la riforma della giustizia che evoca giudici dipendenti dalla politica. Si tratta di una distorsione consapevole della realtà», denuncia il comitato Giustizia Sì Separa in una nota. Secondo i promotori del Sì, la riforma non solo non sottomette i magistrati al potere politico, ma non contiene disposizioni che possano consentire una simile deriva. «Chi sostiene il contrario attribuisce consapevolmente a un testo ciò che quel testo non dice e non consente», si legge ancora nel comunicato. Che chiude con un affondo durissimo: «Quando si parla di giustizia, di Costituzione e di diritti, la verità non è negoziabile. Si può essere contrari alla riforma, ma non si possono ingannare i cittadini per ottenere consenso. Chi sceglie la seconda strada non difende la democrazia: la svuota».
Alla denuncia si affiancano le prese di posizione politiche: Luigi Marattin, segretario nazionale del Partito Liberaldemocratico, punta il dito contro quella che definisce una degenerazione del confronto pubblico. «In questi anni ci siamo abituati alla propaganda politica basata su cialtronesche e conclamate falsità. Fa parte, purtroppo, del degrado raggiunto dalla politica italiana con il supporto attivo di parte dell’informazione», afferma. Ma, aggiunge Marattin, «onestamente non pensavo che un comitato promosso da magistrati arrivasse a usare tali metodi». Nel suo intervento, il leader liberaldemocratico entra nel merito della riforma, ricordando che «non tocca in alcun modo l’articolo 104 della Costituzione», quello che garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, sia requirente sia giudicante, da qualsiasi interferenza esterna. Sulla stessa linea Fratelli d’Italia, che con un messaggio diretto agli elettori respinge le accuse. «No, la riforma non subordina i giudici al potere esecutivo: la magistratura resterà autonoma e indipendente, come stabilisce la Costituzione. Sostenere il contrario è semplicemente falso», afferma il partito, invitando a non lasciarsi manipolare.
Il caso milanese diventa così il simbolo di una campagna referendaria sempre più aspra, che si intreccia con la correttezza dei messaggi rivolti ai cittadini. Da una parte chi vede nella separazione delle carriere un passo necessario per rafforzare l’equilibrio tra i poteri dello Stato; dall’altra chi teme che possa minare l’assetto costituzionale della magistratura. In mezzo, una battaglia sulla verità delle parole che rischia di trasformare il dibattito sulla giustizia in uno scontro fine a sé stesso.
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