Mario Monti ha pubblicato sul Corriere della Sera un ottimo articolo in ordine alle diverse fasi dei rapporti tra la Presidente del Consiglio Italiano e il Presidente USA Trump ripercorrendone le varie fasi. L’analisi di Monti è condivisibile, soprattutto nell’ultima fase e cioè da quando Trump è passato dalla critica specifica alle scelte dell’Unione Europea all’affermazione della centralità geopolitica degli USA accompagnata, come logica conseguenza, alla tendenziale spartizione delle influenze continentali con i regimi autoritari, ragione per la quale l’Europa è solo un inciampo strategico e commerciale.

Allarma invece che anche Monti cada nell’equiparazione delle affinità tra la nuova America degli assassini dell’ICE di Trump con la riforma della giustizia di cui al referendum. Monti sospetta, infatti, che la “distruzione dello stato di diritto” in America, trovi un parallelo riscontro negli “strumenti” che potrebbero agevolare la messa in pratica dell’autoritarismo in Italia. L’illustre autore, con la sua consueta eleganza riprende, forse inconsapevolmente la vulgata propagandistica del segretario di ANM, Maruotti, che aveva equiparato, poi ritrattando, l’America autoritaria con la separazione delle carriere in Italia, quale improbabile premessa per una deriva autoritaria.

Niente di più errato: la Riforma apre, con ritardo, rispetto al codice Vassalli e alla Costituzione, e dunque alla civiltà giuridica liberale in Italia, con l’attuazione della terzietà del giudice, la parità delle parti nel processo e il disegno di fermare il correntismo spartitorio del CSM, ormai oggetto di continuo e aperto dissenso da parte di numerosissimi e autorevoli Magistrati.

La realtà italiana, a differenza di tutti i Paesi di democrazia liberale, è costituita da un CSM ove lo scambio delle correnti ha determinato assoluzioni disciplinari generalizzate al 99 per cento mentre la lottizzazione delle nomine mortifica il merito e condiziona la carriera di migliaia di magistrati che è una delle cause della lentezza ed inefficienza della giustizia.

La mancata valutazione professionale e disciplinare riguarda l’elusione della funzione essenziale del CSM che era stato previsto dai padri costituenti come, appunto, organo di alta amministrazione e non certo come terza Camera rappresentativa di correnti interpretative ed ideologiche.

Giammarco Brenelli

Autore

Presidente nazionale Comitato Giustizia Si, il comitato promosso dal Partito Liberaldemocratico