La fine dell’era dei presidenti-monarchi
Regionali Campania e Puglia: tensioni tra Decaro ed Emiliano, rischio voto disgiunto per Fico che ha aperto il mercato delle vacche
I presidenti delle giunte di Campania e Puglia, Vincenzo De Luca e Michele Emiliano, dopo dieci anni di governo non hanno potuto ricandidarsi e hanno passato il testimone a Roberto Fico (M5S) e Antonio Decaro (PD). Lasciano a malincuore, soprattutto De Luca, che ha tentato invano il terzo mandato, poi bocciato dalla Consulta per incostituzionalità della legge regionale campana. Emiliano, invece, aveva dichiarato da tempo di non volersi ricandidare, preferendo puntare sul Consiglio regionale. Da qui il braccio di ferro con Decaro, vinto dal primo e perso dal secondo. Fuori dai giochi in prima persona, Emiliano mira ora a far eleggere un numero sufficiente di consiglieri per condizionare la futura giunta. Tra i due non corre buon sangue, e le sue frecciate velenose contro l’ex sindaco di Bari non si contano. Ma, come ricordava Giorgio Amendola, chi ha più filo tesse: e Decaro di filo ne ha avuto di più, mentre Emiliano ha ormai consumato tutto il gomitolo.
Regionali Puglia, le tensioni tra Decaro ed Emiliano
In Puglia, il centrosinistra punta su Decaro e il centrodestra sull’imprenditore Luigi Lobuono, già sconfitto nel 2004 come candidato sindaco del centrodestra dallo stesso Emiliano a Bari. Una candidatura, quella di Lobuono, nata più dall’assenza di alternative che da un vero progetto politico. La destra, priva di figure di peso, aveva persino ipotizzato di far scendere in campo i propri parlamentari, ma la proposta è naufragata. Il che rivela una doppia crisi: un deficit politico e una mancanza di classe dirigente. Tutto è affidato allo “stellone Meloni”. Decaro ha ridimensionato le liste civiche care a Emiliano, rafforzando il PD per rilanciarne la vocazione maggioritaria e contare di più al Nazareno. Ha presentato sei liste contro le quattro del suo avversario. Tuttavia, il clima politico è teso: i vertici regionali del PD sono ricorsi a vere e proprie purghe di stampo staliniano, espellendo due dirigenti per essersi candidate nella lista Decaro Presidente. Nel centrodestra, una candidata pronta alla sfida elettorale – con tanto di investitura ufficiale e inaugurazione del suo comitato – è stata esclusa dal vertice regionale di Fratelli d’Italia, di stretta osservanza meloniana, perché ritenuta vicina a Raffaele Fitto.
Regionali Campania, Fico e il rischio disgiunto
In Campania, invece, la destra non è debole come in Puglia e punta a ribaltare il risultato. La legge elettorale consente il voto disgiunto, e il candidato M5S Roberto Fico, non particolarmente carismatico, rischia di pagarne il prezzo. Anche perché, nel momento di massimo splendore dei Cinque Stelle, Fico era il duro e puro giustizialista che lanciava quotidianamente strali contro il governatore De Luca. E, in continuità con quella linea, ha voluto introdurre un Codice etico per escludere i candidati inquisiti. Per rimediare alla debolezza iniziale, parlamentari ed eurodeputati del M5S sono scesi in campo vantandone l’umiltà e la capacità di ascolto: persino Clemente Mastella lo ha definito “moderato come un democristiano”.
Il mercato delle vacche
Dopo settimane di polemiche, Vincenzo De Luca, ottenuta l’elezione del figlio a segretario regionale del Partito Democratico, ha smesso di attaccarlo e si è messo di buzzo buono per favorire la vittoria della coalizione a guida Cinque Stelle. Il presidente uscente ha comunque messo in campo due liste: la sua civica “A testa alta”, e un’altra senza comparire in prima persona. Ha inoltre utilizzato il Partito Socialista con l’avallo del segretario nazionale. Nella seconda lista ha candidato cinque consiglieri regionali uscenti, tra cui una nota per aver affisso in passato manifesti contro Bettino Craxi. L’operazione ha provocato la fuoriuscita di dirigenti storici, tra cui l’ex sottosegretario Felice Iossa. Con De Luca ormai fuori dai giochi e prossimamente fuori anche dalla nuova sede regionale del “Faro”, si è aperto un vero e proprio mercato delle vacche, che ha scatenato un fuggi fuggi generale verso Forza Italia e Fratelli d’Italia.
Campania e Puglia, in modi diversi, segnano la fine dell’era dei presidenti “monarca”, che hanno governato per un decennio concentrando consenso e potere nelle proprie mani. L’una si affida all’esperimento pentastellato di Fico, l’altra a un PD che tenta di rigenerarsi con Decaro dopo l’usura del lungo ciclo Emiliano. Ma al di là dei nomi, entrambe raccontano la stessa storia: la difficoltà del Mezzogiorno a rinnovare la propria classe dirigente senza ricadere nel trasformismo, nei personalismi e nei feudi di potere che, da decenni, ne frenano la maturazione democratica e civile.
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