Regionali Campania, Puglia e Veneto: cambiano i nomi, ma non i partiti. “Meloni non è più invincibile”

La segretaria PD Elly Schlein (sullo schermo Giorgia Meloni) ospite di Bruno Vespa nella trasmissione Porta a Porta, Rai Uno, a Roma, Martedì 20 Maggio 2025 (foto Mauro Scrobogna /LaPresse) PD Secretary Elly Schlein (on the screen Giorgia Meloni) guest of Bruno Vespa on the programme Porta a Porta, Rai Uno, in Rome, Tuesday May 20 2025 (Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Zero sorprese, niente suspense, sbadigli a volontà. Come in quelle partite in cui il risultato è “telefonato”, le porte restano blindate e gli schemi offensivi congelati a metà campo. Finisce con un prevedibilissimo pareggio la gara delle regionali, cominciata nelle Marche a fine settembre. La vittoria del governatore Francesco Acquaroli, di fatto, ha chiuso qualsiasi possibilità di incursione: impossibile sognare improvvisi sfondamenti. In pratica, centrodestra (Veneto, Calabria, Marche) e centrosinistra (Puglia, Campania, Toscana) si tengono i propri insediamenti, senza scossoni. A poco più di un anno dalle elezioni politiche, il 3-3 strappa qualche sorriso a Palazzo Chigi (che però ha qualche difficoltà al Sud) e non risolve i dilemmi del campo largo.

Se tra le due coalizioni, in sostanza, non succede nulla, i sommovimenti sono tutti interni. Così, nel tabellone di giornata finiscono i nomi di due “bomber” assoluti: Antonio Decaro, che stravince in Puglia (bissando le quasi 500 mila preferenze alle Europee), e Luca Zaia, il governatore uscente del Veneto, che come capolista della Lega riesce a tenere dietro Fratelli d’Italia.

Regionali Campania

Il risultato più atteso si concretizza in Campania, sia per l’esordio di Roberto Fico (57%) sia per il gioco a tutto campo del suo predecessore Vincenzo De Luca. L’ex presidente della Camera conquista una vittoria larga; il suo sfidante, il viceministro Edmondo Cirielli, resta bloccato intorno al 36%. Tira un sospiro di sollievo Giuseppe Conte, che vede confermata la sua teoria: “Il M5S si mobilita con una propria bandiera”, e torna a mettere nel mirino la leadership del campo largo. Regge il Pd, che si conferma primo partito della Regione, segno che la rischiosissima sfida di Elly Schlein può dirsi superata. La lista di De Luca non sfonda: resta intorno al 7,5%, due punti sotto il M5S. Non a caso, i due leader (insieme a Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni) nel pomeriggio si precipitano a Napoli per festeggiare la vittoria dell’ex grillino. Un inedito o quasi: era successo solo all’indomani della vittoria di Alessandra Todde, quando Conte e Schlein raggiunsero la Sardegna per brindare al successo della candidata. Anche in quel caso si trattava di un esponente del M5S.

Regionali Puglia

In Puglia si conferma il vero mattatore di giornata: Antonio Decaro, già sindaco di Bari fino all’anno scorso. Decaro (69%) nel pre-partita aveva strappato un altro risultato: costringere al passo indietro il predecessore Michele Emiliano (ma non Nichi Vendola). Il neo governatore ora entra di diritto tra le riserve di lusso del Nazareno; nel futuro, ogni incarico non gli è precluso, compresa la segreteria.

Regionali Veneto

Anche in Veneto trionfa Alberto Stefani (oltre il 61%), ma a far notizia è la nuova impresa del presidente uscente, Luca Zaia, che riesce da testa di lista della Lega (36%) a doppiare Fratelli d’Italia (17,5%), che sperava nello storico sorpasso. Spunta anche un outsider: il medico Riccardo Szumski, che rivernicia la storica insegna della Liga.

I commenti

Sul fronte delle reazioni, il Nazareno prova a interpretare il ruolo della vittoria. Ai microfoni della maratona Mentana si presenta Igor Taruffi: “Ha perso il governo e ha vinto non solo il campo largo, ma un’idea di alternativa che nel Paese c’è”. Stessa musica da Matteo Renzi:Meloni non è più invincibile; l’alternativa c’è”. Di tutt’altro avviso il capogruppo di Forza Italia in Senato, Maurizio Gasparri: “Il quadro per il centrodestra è in generale molto positivo, anche al sud visto che abbiamo prevalso in Sicilia, Calabria, Molise e Basilicata. Siamo fiduciosi sulla serietà della nostra coalizione anche per le politiche”. Amareggiato per la crescita esponenziale dell’astensione, il segretario del Partito Liberaldemocratico Luigi Marattin: “La politica italiana, di questo passo finirà con i soli militanti dei partiti a votare, e a raccontarsi quanto sono bravi e quanto sono belli”. Due le prossime partite già in agenda: la legge elettorale in aula (con il M5S pronto a discuterla) e il referendum di marzo sulla separazione delle carriere. Insomma, la finalissima.