L'analisi nel centrosinistra
Regionali Veneto: Manildo raddoppia il voto, i riformisti faticano, Conte da 2 in pagella
Giovanni Manildo non è il nuovo presidente del Veneto, ma la sua candidatura segna una discontinuità importante per il centrosinistra regionale. Con il 28,88% e 543.278 voti, la coalizione ha quasi raddoppiato il risultato del 2020, quando Arturo Lorenzoni si fermò al 15,72%. Un balzo che riporta il centrosinistra sopra i livelli del 2015, quando Alessandra Moretti ottenne poco più di 500mila preferenze, e che restituisce all’opposizione una presenza significativa in Consiglio regionale: 14 seggi contro i 10 della scorsa legislatura.
I dati in valore assoluto confermano la crescita. Il Partito Democratico, insieme alle liste civiche collegate, è passato da 286.156 a 338.540 voti, con un incremento di 52.384 preferenze pari al 18,3%. Un risultato che sembra premiare la strategia del campo larghissimo: “Abbiamo raddoppiato la nostra presenza numerica in Veneto, da qui si riparte”, ha commentato Manildo dal quartier generale di Padova.
Ma dentro la coalizione non tutti crescono allo stesso modo. Il Movimento 5 Stelle ha subito un tracollo numerico: da 79.662 voti del 2020 a soli 36.866 del 2025, con una perdita di 42.796 preferenze, pari al 53,7%. Una parte si è probabilmente spostata verso il PD, consolidando la leadership dem all’interno della coalizione. Un’altra quota ha scelto l’astensione. Il dato interroga Giuseppe Conte sulla tenuta del movimento nelle regioni del Nord: in Veneto i Cinque Stelle si sono fermati al 2,21%, una percentuale che ne fa una forza marginale rispetto al PD che con il 16,61% pesa quasi otto volte tanto. E soprattutto che li fa entrare in consiglio solo perché in coalizione.
Da segnalare il risultato della lista “Uniti per Manildo”, che con il 2,13% elegge un consigliere regionale. La lista rappresenta di fatto la componente riformista, anzi quella “tenda riformista” che il candidato presidente voleva piantare nel centrosinistra e che appare un po’ piccola. La forza aggregatrice è stata Italia Viva, ma l’eletto è di Azione, sebbene il partito di Carlo Calenda non abbia formalmente aderito alla coalizione, lasciando libertà di scelta ai propri iscritti. Un ragionamento andrà fatto su reali potenziali dei partiti sul territorio.
A condizionare l’orientamento dell’opposizione sarà il risultato di Alleanza Verdi e Sinistra, che con il 4,62% supera la somma delle liste ambientaliste del 2020 ed elegge due consiglieri, confermando Elena Ostanel a Padova e portando a Venezia Carlo Cunegato, protagonista di un exploit a Schio dove AVS ha superato il 22%.
Per Manildo inizia ora il lavoro in Consiglio regionale come capogruppo dell’opposizione. “Un veneto su tre ci ha scelto, questo ci responsabilizza”, ha detto. La sfida sarà tenere unita una coalizione le cui anime, passata la campagna elettorale, una volta approdate al parlamento regionale potrebbero manifestare tutte le loro diversità politiche.
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