Le ragioni di un Sì
Riforma giustizia, il 41% dei magistrati era a favore del sorteggio del Csm. Zanettin: “Il potere delle correnti finirà. Pm e avvocati saranno sullo stesso piano”
Il Senatore Pierantonio Zanettin, di Forza Italia, nonché coordinatore nazionale di “Cittadini del sì” – comitati presieduti da Francesca Scopelliti, già senatrice e compagna di Enzo Tortora, e che vedono, come portavoce nazionale, l’Avv. Guido Camera – sta promuovendo una campagna “capillare e trasversale” per il sì alla riforma della giustizia. “I nostri volti sono cittadini comuni, non necessariamente addetti ai lavori” – spiega Zanettin – “raccogliamo le loro voci, assieme alle testimonianze – toccanti – delle vittime di malagiustizia”.
Il Tar – notizia fresca – ha bocciato i ricorsi sul referendum e, quindi, confermato che si voterà il 22 e il 23 marzo. Ennesimo diversivo della sinistra tolto dal tavolo?
«Certo, un altro goffo tentativo di sabotare il referendum è stato respinto. Non sono sorti soltanto a me, ma a molti, i dubbi che dietro questa pervicacia con cui veniva richiesto il rinvio della consultazione referendaria potessero celarsi anche motivazioni economiche. Ora il Tar lo ha messo nero su bianco: il comitato che ha raccolto 500.000 firme contro il referendum otterrà comunque un euro per ogni firma raccolta».
Si entra ora nella fase decisiva della campagna. Cosa aspettarsi?
«Il fronte del no – capeggiato dall’Associazione Nazionale Magistrati – pensa di suggestionare l’opinione pubblica con argomenti privi di fondamento giuridico e continua a inquinare il dibattito con fake news come quella che il Governo vorrebbe mettere i magistrati sotto il controllo della politica. Nulla di più falso: l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, sia per la giudicante che per la requirente, sono garantite. Semplicemente si separano le carriere di giudici e PM, per un principio basilare: chi ti accusa non può andare a braccetto con chi ti giudica. Con questa riforma si pongono finalmente accusa e difesa, PM e avvocati, sullo stesso piano, con un giudice terzo e indipendente. È questo uno dei due cuori della riforma: il giusto processo».

L’altro cuore che batte è il meccanismo del sorteggio previsto per i CSM. Ma è vero che i magistrati lo temono?
«L’ANM qualche anno fa fece un sondaggio interno pensando di ottenere un plebiscito, il risultato fu invece che il 41% degli iscritti era a favore. Una buona base di partenza, direi. I magistrati onesti non lo temono, perché il sorteggio è un sistema equo che consente di individuare dei soggetti terzi ed imparziali tra una platea qualificata».
Lei rivendica quindi la dignità giuridica e storica del sorteggio.
«È previsto dal nostro ordinamento, applicato nelle corti d’assise, nel tribunale dei ministri, nella messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica per alto tradimento. Poi, storicamente parlando, i riferimenti sono numerosi. Da veneto orgoglioso delle sue radici, non posso non citare l’esempio della Serenissima Repubblica di Venezia. Il Doge era un monarca sì, ma elettivo. Per contrastare il predominio delle solite famiglie, nel processo di selezione, infatti, era previsto anche il sorteggio oltre alle votazioni: un sistema che ha retto per 1000 anni».
Dodici anni fa è stato membro del CSM, proprio nei quattro anni di consiliatura di Luca Palamara.
«Sì, e appena tornato in Parlamento – infatti – ho depositato il primo disegno di legge che prevedeva il sorteggio. In quella consiliatura toccai con mano quel sistema che poi, con lo scandalo Palamara, venne smascherato. Il malfunzionamento era evidente: amichettismi, favoritismi, veleni. Con questa riforma, il potere delle correnti finisce».
Se, come auspichiamo, vincerà il sì, sarà un risultato storico?
«Ogni riforma costituzionale è di per sé un passaggio storico, questa può finalmente tracciare un perimetro definito. Sarebbe una solida base di partenza per tante altre leggi liberali che devono esser portate a termine se vogliamo, in Italia, una giustizia garantista. Dalla disciplina del sequestro dei dispositivi telematici alla riforma della prescrizione, sino a quella della appellabilità delle sentenze. In Italia, purtroppo, assistiamo ancora a percorsi giudiziari bizantini e la classe politica deve riflettere anche sull’inumanità di un processo senza fine».
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