Per vent’anni ha insegnato all’Università di Torino. Filosofo e semiologo, Ugo Volli non si dice affatto sorpreso dalla guerriglia esplosa al corteo pro-Askatasuna. Conosce bene la regia: i personaggi di spicco che compongono le «squadre paramilitari» arrivano dal «nucleo storico degli autonomi», che controllano i cortei e dirigono l’assalto alle Forze dell’ordine e ai cantieri del Tav. Ovviamente con lo zampino dell’Islam radicale: il rapporto fra jihadisti e ultrasinistra italiana non si è mai interrotto.

È rimasto sorpreso dalla violenza scatenata contro gli agenti o il clima da guerriglia non l’ha sorpresa?
«No, non mi ha affatto stupito. Gli autonomi di “Askatasuna” – una parola basca che non a caso deriva dal nome dei sanguinosi terroristi dell’ETA (Euskadi Ta Askatasuna, cioè “Paese basco e libertà”) – in Val di Susa fanno esercizi di guerriglia urbana da vent’anni, anche usando varie etichette e succursali, con il ridicolo pretesto di opporsi all’Alta velocità. A Torino hanno fatto letteralmente centinaia di manifestazioni violente, a lungo hanno espulso con la forza dall’Università persone e gruppi con idee diverse, spesso scontrandosi per questo con la polizia, hanno occupato scuole ed edifici universitari. La violenza fa parte del loro Dna, ma è diventata via via più pesante».

Antagonisti, centri sociali, infiltrati: chi è sceso in piazza?
«Attribuire gli scontri a misteriosi “infiltrati” è letteralmente ridicolo. Alla manifestazione di Torino non si è infiltrato nessuno, è successo il contrario: a un certo punto quelli che non volevano rischiare hanno capito che stava per incominciare lo scontro previsto da tutti, e si sono allontanati, lasciando campo libero alle squadre paramilitari che avevano dall’inizio il controllo del corteo. La violenza viene proprio dal nucleo storico degli autonomi, che gestiscono i centri sociali come Askatasuna. Si tratta di un gruppo eversivo molto ben organizzato, che inquadra militarmente i propri aderenti e pratica la violenza sulla base di un progetto politico. Bisogna chiedersi perché non si applica loro la legge Scelba contro la costituzione di movimenti politici militarizzati».

C’è anche lo zampino di gruppi legati all’Islam radicale?
«Negli ultimi anni Askatasuna è stata in prima linea nelle manifestazioni e nelle occupazioni a favore di Hamas, e ha usato questa bandiera per convinzione ma anche per cercare popolarità per sé. Se poi siano legati anche organizzativamente ai terroristi mediorientali non si può affermare ma solo supporre. Questa è una lunga tradizione della sinistra extraparlamentare, che già negli anni Settanta andava ad allenarsi alle armi nei campi palestinesi e in cambio aiutava a trasportare armi, come accadde nel 1979, quando degli autonomi romani furono fermati a Ortona con due missili terra-aria del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP)».

E questo non sorprende, viste le manifestazioni a sostegno dell’Imam Shahin…
«No, certo. Ricordiamo che a maggio del 2024, durante un’occupazione del palazzo delle Facoltà umanistiche a Torino guidata dagli autonomi, fece scandalo la preghiera islamica guidata dall’Imam Brahim Baya, collaboratore di lunga data di Shahin. Entrambi poi sono stati spesso menzionati assieme a Mohammad Hannoun, il presidente dell’Associazione palestinesi d’Italia, recentemente arrestato come finanziatore di Hamas».

Siamo di fronte a una saldatura tra i gruppi islamici e la sinistra italiana?
«Il rapporto fra jihadisti e ultrasinistra italiana è di vecchia data, non c’è bisogno di saldature, perché stanno storicamente dalla stessa parte, quella dell’odio contro la democrazia liberale, il capitalismo, l’Occidente, l’America e soprattutto Israele. È un fenomeno mondiale, non solo italiano. Bisogna dire però che questi gruppi eversivi hanno pochissimo consenso nel Paese e anche nelle loro basi universitarie. Alle ultime elezioni studentesche dell’Università di Torino, la lista legata agli autonomi ha ottenuto solo 440 voti, cioè meno del 3% dei votanti e circa lo 0,5% degli iscritti. Quel che è preoccupante è la saldatura fra questi estremisti filo-Hamas e le forze della sinistra parlamentare. Al corteo di Torino hanno partecipato un deputato e diversi consiglieri regionali e comunali di Avs. Il sindaco di Torino del Pd ha proposto, firmato e a lungo difeso un “patto di collaborazione” quinquennale con Askatasuna, in cui il centro era definito “bene comune” della città. Poi, dopo gli scontri, lo ha annullato. Sono sintomi preoccupanti di una mancata distanza».