Durante la Seconda guerra mondiale, nella profonda Inghilterra, un disertore dell’esercito inglese trova rifugio per una notte presso una fattoria isolatissima dove vive una donna – suo marito è prigioniero in Giappone. Le notti diventano due, poi tre, decine e decine, quindi mesi, anni. Il giovane disertore, occhi azzurri e capelli biondi, si traveste da donna per sfuggire a dei soldatacci che hanno preso a far visita alla fattoria facendo i cascamorti con la donna e con la finta ragazza, e causando il terrore nella padrona della fattoria. Intanto tra lei e il disertore s’instaura un rapporto strano, inclusa l’inevitabile attrazione, nell’isolamento gelido del luogo. Lui lavora, ripara, dà una mano. Lei sente che qualcosa è cambiato. Le parole sono poche. Si sopravvive nell’alternarsi delle stagioni. Finché succede qualcosa…

Questo di Herbert Ernest Bates (1905–1974), “Tripla eco” (traduzione di Giovanna Granato, Adelphi), è un racconto breve semplicemente perfetto, al livello di un Čechov o un Maupassant. Bates lo scrisse nel 1943 ma rimase incompiuto per decenni e fu pubblicato solo nel 1969. Non era certo invecchiato. Diverse rapide descrizioni sono folgoranti, dense, mentre il ritmo incalza verso il finale come fosse un giallo: fa crescere nel lettore quella tipica ansia volta a indovinare come andrà a finire. «Siamo come due persone in cima a un albero. Non possiamo scendere». La libertà in una campagna isolata diventa una trappola inesorabile nella quale due esseri umani si attirano e si respingono. «Dio, non solo sembri una donna. Stai cominciando a essere come una donna. A pensare come una donna. A comportarti come una donna. Hai cominciato a essere capriccioso, viziato, schizzinoso e…». «Non dire assurdità». Pare Beckett.

Nella casa sale il terrore per quegli intrusi, il sergente e il caporale, che concupiscono la donna e il disertore con i lunghi capelli biondi che si spaccia per la sorella, e il sergente pare solo uno stupido vizioso. La donna, ad ogni buon conto, ha sempre il fucile a portata di mano… Non sveliamo il finale. Oggi Bates è ricordato come uno dei maestri del racconto inglese del Novecento, capace di unire realismo, lirismo e una sottile vena malinconica. “Tripla eco” è di un centinaio di paginette. Indimenticabili.