Un partito apertamente filorusso, nel Parlamento italiano della II Repubblica, non c’era mai stato. Certo, prima c’era stato il Pci, dal 1945 al 1990: con le direttive ricevute in cirillico e i rubli di Mosca incassati incessantemente, fino alla coraggiosa rottura di Berlinguer. Altra era politica. Più recente, dal 2017 al 2020, il progetto di Giulietto Chiesa di dare vita, con La Mossa del Cavallo, a un soggetto politico schierato con Putin. Tentativo fallito.
Quello di Vannacci è da ieri il primo partito presente in Parlamento che sembra avere avuto i suoi Natali a Mosca: lì dove Vannacci servì come attaché militare presso l’ambasciata italiana, convertendosi presto alla linea di Putin. Per rendere più manifesto il primato, Futuro Nazionale ha tenuto a tagliare il nastro della partenza con una spudorata richiesta di resa per mezzo del bando agli aiuti all’Ucraina aggredita. A firmare il bacio della pantofola zarista, i deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso che ieri hanno annunciato di lasciare la Lega per passare al Gruppo misto con la neoformazione del Generale Vannacci.
Le accuse che rivolgono a Matteo Salvini sembrano pensate in russo: «Dimostra, ancora una volta, che la sua presunta contrarietà all’invio di armamenti a Kyiv sia solo una terribile messinscena». E c’è di più: «Il capogruppo della Lega, Molinari, ha dichiarato che il mio emendamento al dl Ucraina, volto ad interrompere gli invii di forniture militari, a favore dell’esercito di Zelensky, non rappresenta, in alcun modo, la linea del partito». Ha detto Ziello. «Interpreto la politica come azione e servizio da garantire in una cornice di coerenza e verità», ha chiosato Sasso. E proprio per amore di verità – in russo, pravda – sarà utile andare a sondare il titolare della diplomazia italiana a Mosca, più volte interdetto sul Generale.
Vannacci era l’addetto militare italiano in Russia quando Putin ammassava le forze armate sul confine ucraino. Secondo quanto racconta l’allora ambasciatore italiano a Mosca, Giorgio Starace, nel febbraio 2022 interpellò due volte il generale Vannacci per capire cosa stesse succedendo: pochi giorni prima dell’invasione russa dell’Ucraina e subito dopo l’invasione. Prima che i carri armati di Putin varcassero i confini ucraini, il Generale diede prova delle sue abilità di stratega: «Ambasciatore stia tranquillo», non ci sarebbe certo stato «un conflitto di vaste proporzioni». Non per caso con le stesse identiche rassicurazioni servite sulle tavole degli italiani, in prima serata, da Marco Travaglio in tv.
Quando, pochi giorni dopo, Putin annunciò «l’operazione speciale» e la colonna di carri armati russi si mise in marcia verso Kyiv, Starace convocò una riunione d’emergenza con l’attaché militare: «Il generale Vannacci usò un’espressione colorita: i russi entrano in Ucraina come un coltello nel burro e in un paio di settimane avranno raggiunto Kyiv e ottenuto la capitolazione di Zelensky». Il vero amore, si sa, infiamma, straluna, rende ciechi. Impedisce di vedere la realtà com’è davvero. Per non sbagliare, Vannacci sembra aver perfino clonato il movimento nazionalista di destra russo, Society Future (Общество Будущее), fondato da Roman Yuneman, proponendo con Futuro Nazionale una sua semplice giustapposizione italiana. Il mondo gli sembra al contrario, invece è solo in cirillico.
