Le ragioni di un Sì
Vaticano, dove la separazione delle carriere esiste già
L’intervento della Conferenza episcopale italiana sul referendum della riforma della magistratura ha un limite evidente: invita a partecipare al voto, richiama giustamente l’autonomia dei magistrati, ma tace su un precedente decisivo. In Vaticano quella riforma esiste già. Ed è stata approvata senza referendum, senza scontri e senza lacerazioni. Per comprendere il senso di questa omissione occorre ricordare come si sono evoluti, nei secoli, i rapporti tra Stato italiano e Santa Sede. Dalla formula cavouriana della “libera Chiesa in libero Stato”, cardine del liberalismo risorgimentale, si è passati ai Patti Lateranensi del 1929, che introdussero un modello di laicità concordataria, poi rinnovato con l’Accordo di Villa Madama del 1984, voluto dal governo Craxi. L’articolo 7 della Costituzione ha cristallizzato questo equilibrio: indipendenza e sovranità reciproche, senza ingerenze.
È in questo quadro che si colloca l’intervento del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI, il quale ha sollecitato gli italiani a partecipare al referendum sulla riforma della magistratura, affermando che la separazione delle carriere e l’assetto del CSM sono temi che la Chiesa non può ignorare. Zuppi ha ribadito che autonomia e indipendenza dei magistrati sono condizioni essenziali del giusto processo, pur nella pluralità delle soluzioni storiche possibili. Fin qui, nulla da eccepire. Ma manca un passaggio decisivo.
Il Vaticano ha già introdotto la separazione delle carriere
Lo Stato della Città del Vaticano ha già introdotto, in modo strutturale, la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. Lo ha fatto con il motu proprio di Papa Francesco del marzo 2020 (legge n. CCCLI), completando e aggiornando l’ordinamento voluto da Giovanni Paolo II nel 1987. La distinzione tra Tribunale e Ufficio del Promotore di giustizia è oggi un pilastro del sistema giudiziario vaticano, pensato per rafforzare imparzialità, indipendenza e diritto di difesa. A confermarlo è Giuseppe Pignatone, presidente del Tribunale vaticano, che ha spiegato come l’indipendenza dei magistrati e la distinzione delle funzioni siano condizioni indispensabili per una giustizia credibile, in linea con le indicazioni di Papa Francesco e con gli standard internazionali.
Una riforma in Santa Pace
Eppure, né Zuppi né Pignatone hanno ritenuto opportuno dirlo apertamente: mentre in Italia la riforma divide il Paese tra Sì e No, Oltretevere la stessa riforma è stata approvata senza referendum, senza contrapposizioni ideologiche e senza drammi istituzionali. Una scelta compiuta “in santa pace”, potremmo dire, che smentisce l’idea secondo cui la separazione delle carriere metterebbe in discussione l’autonomia della magistratura. Il silenzio su questo precedente non è neutrale. Ed è proprio qui che il dibattito pubblico italiano si rivela più fragile di quanto dovrebbe.
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