L’analista strategico Alberto Pagani, già parlamentare Pd e membro della commissione Difesa della Camera, legge per il Riformista quanto sta avvenendo in Venezuela e in Iran. I due fronti sono particolarmente collegati.

Perché la caduta di Maduro va letta come un evento strategico globale e non solo venezuelano?
«Washington non vedeva più il Venezuela come una dittatura regionale, ma come una piattaforma iraniana avanzata nelle Americhe. La cattura di Maduro spezza quel legame e produce effetti sistemici su Teheran. È la perdita di un fronte geopolitico, non un semplice cambio di governo».

Che tipo di rapporto univa Caracas e Teheran, al di là delle differenze ideologiche?
«Un’alleanza funzionale fondata su affari, sicurezza e reti illegali. L’islamismo iraniano e il bolivarismo chavista erano narrazioni rovesciate, utili a coprire interessi concreti con una retorica universalista».

Qual era il ruolo di Hezbollah in questo intreccio?
«Era il fulcro operativo. Non solo terrorismo, ma logistica, finanza e narcotraffico. Il Venezuela era una base per spedire cocaina verso Europa e Medio Oriente, finanziando le operazioni militari di Hezbollah e alimentando reti criminali locali».

Quanto hanno inciso passaporti e identità false concessi dal regime venezuelano?
«In modo decisivo. Documenti forniti illegalmente hanno consentito a uomini di Hezbollah e della Forza Quds di muoversi indisturbati. La fine di questo sistema li espone ora a catture ed estradizioni».

Quali conseguenze operative subisce oggi Hezbollah in America Latina?
«Un colpo durissimo. Il Venezuela era un rifugio sicuro, dall’isola di Margarita alle zone di confine. Senza la copertura dei servizi venezuelani, gli operativi sono braccati e le cellule nella triplice frontiera sono sotto pressione coordinata».

Cosa crolla sul piano militare e della sicurezza?
«Il Patto ventennale del 2022: droni iraniani assemblati in Venezuela, addestramento dei servizi, tecniche di repressione e controllo digitale. Caracas aveva importato il modello iraniano di gestione del dissenso. Oggi quell’architettura si sgretola».

E sul fronte energetico e finanziario?
«L’Iran perde un canale vitale. Oro fisico, petrolio, flussi off-shore per aggirare sanzioni e SWIFT. Quel circuito sosteneva anche il rial. Con Maduro crolla l’economia ombra che teneva in piedi Teheran».

Che impatto ha tutto questo sulle proteste in Iran?
«Amplifica le fratture. Le proteste del pane trovano un regime più isolato. La cattura di Maduro ha avuto un effetto psicologico dirompente sulle forze di sicurezza iraniane. A pesare, più della repressione, è la cautela russa e la freddezza cinese, ormai concentrate solo sulla tutela dei propri interessi».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.