Vladimir Putin, questa volta, ha preferito fare un discorso di Capodanno molto rapido. Poco più di tre minuti, leggermente meno dello scorso anno e con un messaggio rivolto principalmente “a tutti i nostri combattenti e comandanti”. Una scelta precisa, in cui il presidente russo ha confermato ancora una volta qual è la priorità della sua agenda: l’Ucraina. Ed è intorno alla guerra che ruota tutta la vita del Cremlino, di Mosca e della Federazione.

Una guerra esistenziale

Per Putin, l’invasione iniziata nel febbraio del 2022 è una battaglia “per la patria, la verità e la giustizia”. Una guerra esistenziale, come del resto si è compreso già nel corso di questi anni. Un conflitto senza esclusione di colpi che non si è mai interrotto e che continua a mietere vittime. E ieri, a registrare il bilancio più drammatico è stata la regione di Kherson, occupata dai russi. Il governatore della regione, Vladimir Saldo, ha dichiarato sul suo canale Telegram che tre droni ucraini hanno colpito un bar e un albergo nel villaggio di Khorly, lungo le rive del Mar Nero. Secondo le autorità locali, sono almeno 24 le persone uccise, mentre 50 risultano feriti. Una strage di Capodanno per cui la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha accusato l’Ucraina di aver condotto un attacco “terroristico” contro civili. E questo raid giunge in un momento in cui Mosca ha già detto di avere irrigidito la propria posizione del negoziato a seguito del presunto piano di Kyiv per colpire la residenza di Putin nella regione di Novgorod.

La versione russa

Fino a questo momento, il governo ucraino, fonti indipendenti e analisti hanno smentito la versione russa dicendo che non esistono prove a supporto di questo scenario descritto dal Cremlino e in primis dal ministro degli Esteri, Sergei Lavrov. Il Ministero della Difesa russo ha detto che Mosca ha invece le prove, e “i materiali saranno inviati agli americani attraverso canali consolidati”. Per il Wall Street Journal, la Cia ha già stabilito che la residenza non era l’obiettivo dell’attacco pianificato da Kyiv con i droni. Tuttavia, il capo delle forze missilistiche antiaeree russe, il maggiore generale Alexander Romanenkov, ha ribadito che l’operazione di Kyiv prevedeva il lancio di 91 droni decollati dalle regioni di Sumy e Chernihiv. E uno di questi droni trasportava una carica ad alto esplosivo di sei chilogrammi.

L’accordo di Pace pronto al 90%

Lo scontro sul piano ucraino giunge in un momento molto complesso del negoziato per l’accordo di pace. Trattativa voluta soprattutto da Donald Trump, che ha cercato di accelerare specialmente nelle ultime settimane. Il presidente degli Stati Uniti ha incontrato Volodymyr Zelensky e ha detto che l’accordo era più o meno vicino al 95%. Nel discorso di Capodanno, il leader ucraino ha affermato che l’accordo di pace è “pronto al 90%”, mentre resta “un 10%” che deciderà “il destino della pace, dell’Ucraina e dell’Europa”. Ma questo 10% sembra essere in realtà fondamentale. Kyiv vuole garanzie di sicurezza per 50 anni (un impegno che però Trump vorrebbe ridurre a un quindicennio). Resta il nodo della consegna del Donbass a Mosca, che Putin ritiene un “territorio storico” della Russia mentre Zelensky considera solo la possibilità di cedere le aree fisicamente occupate dalle truppe russe, immaginando al limite un referendum nei mesi successivi. Anche nel suo discorso alla nazione, Zelensky ha palesato tutti i suoi dubbi su questo punto, definendo un “inganno” il fatto che il ritiro del Donbass possa tradursi in un’immediata cessazione delle ostilità. Per il presidente, lo scopo dell’accordo deve essere “la fine della guerra, non la fine dell’Ucraina”. E ora, il prossimo passo diplomatico è l’incontro di domani tra i consiglieri per la sicurezza nazionale di Kyiv, di 10 Paesi europei, della Nato e di Washington. “Continueremo a lavorare su soluzioni che dovrebbero portare a risultati tangibili nel nuovo anno“, ha scritto sul social X il ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov. Ma Putin non sembra intenzionato a fare marcia indietro. E mentre l’Occidente discute sul destino di Kyiv, gli alleati della Russia appaiono saldamente allineati nel sostenere le mosse dello zar.