Nicolò Rocco, consigliere regionale di Riformisti Veneti in Azione e primo firmatario della contromanovra dell’Intergruppo di opposizione, spiega la proposta respinta dalla maggioranza: «Ma è stata una sfida collaborativa».

Consigliere Rocco, 56.000 giovani che lasciano il Veneto: è il dato da cui parte la manovra alternativa. Quanto di questo esodo è imputabile a scelte regionali?
«Le cause sono anche nazionali ed europee, ma la Regione ha competenze decisive su formazione, trasporti e politiche industriali. Se perdiamo capitale umano, significa che non stiamo investendo abbastanza per trattenerlo. Se guardiamo alle Regioni più competitive, vediamo che hanno investito in ecosistemi produttivi avanzati. L’Emilia-Romagna ha costruito veri cluster: la Motor Valley tra Modena e Bologna, con Ferrari, Lamborghini e Ducati; la Packaging Valley con leader come IMA e Marchesini; il distretto biomedicale di Mirandola; il sistema della meccatronica e dell’automazione. Attorno a questi cluster si sono sviluppate università, centri di ricerca, formazione tecnica. La produttività è più alta e di conseguenza lo sono i salari. Legato a questo ci sono i servizi che le istituzioni erogano grazie alle risorse derivanti dall’addizionale regionale».

Parlate di “mito del Veneto Tax Free”. Per decenni quella narrazione ha funzionato. Proponete di sostituirla con cosa?
«L’addizionale regionale è l’unica misura federalista, nasce proprio nel 1997 per un patto tra Stato e Regione. Infatti ce l’hanno tutte le grandi regioni industrializzate, anche la Lombardia. “Veneto Tax Free” è stato uno slogan efficace in passato, ma oggi esiste una realtà diversa: le tasse esistono, solo che sono indirette. I veneti sono gli italiani che pagano di più, 847 euro pro capite, la sanità privata. Quasi 2.000 euro al mese per le rette degli anziani, costi spesso a carico della parte del nucleo familiare che lavora, circa 420 euro l’anno per il trasporto pubblico delle famiglie con figli in età scolare. Questo non è “tax free”, sono tasse occulte. Si paga di più ma in modo meno equo. Noi proponiamo di sostituire quella narrazione con un’altra: meno costi nascosti, più investimenti pubblici mirati».

L’addizionale IRPEF scatterebbe sopra i 50.000 euro. Quanti contribuenti veneti la superano?
«La soglia è stata scelta per colpire una fascia con maggiore capacità contributiva senza toccare il ceto medio. Parliamo di circa il 7% dei contribuenti veneti. Non è una misura generalizzata, ma selettiva: chiediamo un contributo contenuto a una minoranza per finanziare politiche che hanno un impatto molto più ampio».

Presentate il costo come 9 euro al mese per chi guadagna 55.000 euro. Come cambia salendo di fascia?
«I 9 euro al mese per un reddito da 55.000 euro servono a rendere concreta la misura. Anche salendo di reddito, l’impatto resta contenuto: poche decine di euro mensili per redditi da 70.000 o 80.000 euro. È un contributo limitato per ridurre costi ben più alti che oggi le famiglie sostengono privatamente».

18 milioni per il trasporto gratuito agli studenti: ha senso renderlo gratuito prima di pensare a renderlo ben funzionante?
«La gratuità non sostituisce il miglioramento del servizio, ma lo accompagna. Oggi una famiglia spende in media 420 euro l’anno per il trasporto dei figli. L’Emilia-Romagna, con “Salta su” e 20 milioni di investimento, ha reso gratuito il servizio per gli studenti. È una scelta politica chiara che il Veneto può replicare, migliorando allo stesso tempo qualità e copertura».

15 milioni per i PFAS: basteranno?
«I 15 milioni non risolvono da soli il problema dei Pfas, ma segnano una priorità politica. Serve passare da una gestione emergenziale a una strategia strutturale su monitoraggio, bonifiche e sicurezza idrica, coinvolgendo anche risorse nazionali ed europee».

Questa contromanovra è firmata da forze diverse. È un’alleanza politica o tattica?
«Questa proposta nasce da un lavoro comune tra forze diverse. La convergenza è stata possibile perché siamo partiti dai problemi concreti: giovani, mobilità, ambiente, sviluppo. Non è solo un’alleanza tattica, ma un metodo. Se reggerà, potrà diventare qualcosa di più strutturato. Intanto dimostra che un’opposizione credibile si costruisce facendo proposte».

La proposta è stata respinta in Aula. E adesso?
«Siamo convinti che la Giunta Stefani sarà costretta a mettere l’addizionale regionale per sostenere i costi della Pedemontana dal prossimo bilancio, quello 2027. La nostra è stata una sfida collaborativa: troviamo le risorse e mettiamole su ciò che produce sviluppo».