L’autonomia energetica è un sogno realizzabile. E il settore energia made in Italy punta a fare squadra seriamente, accompagnato dalle politiche del governo. Intanto si chiude oggi a Rimini la quarta edizione dell’Expo «KEY-The Energy Transition», organizzata da Italian Exhibition Group. È ormai considerato l’evento più alto del settore a livello europeo, con focus su innovazione e qualità. L’intero sistema energetico italiano (petrolio, gas, elettricità, utility e servizi collegati) cuba 421 miliardi: il 17,6% del Pil nazionale.

Al KEY Energy di Rimini hanno partecipato oltre mille imprese espositrici, di cui il 30% arriva dall’estero da 30 Paesi. Oltre 500 buyer da 50 Paesi, 24 padiglioni e oltre 125mila metri quadri di esposizione, con 150 eventi tra conferenze e incontri B2B. La transizione energetica di fatto guida quella industriale, più ampia. L’intera catena del valore italiana dell’energia è in forte espansione. Lo dimostrano la capacità installata che nel 2025 è continuata a crescere e le stime per il 2026 che indicano 90 gigawatt complessivi installati, con un tasso medio di crescita attorno al 9% previsto anche per i prossimi anni. L’Italia sta attraversando una fase di profonda transizione. Le rinnovabili coprono ormai il 41-42% della domanda elettrica nazionale: un livello record che ci avvicina agli obiettivi europei di decarbonizzazione. Il 2025 è stato caratterizzato dalla forte crescita della produzione fotovoltaica, che ha toccato quota 44 terawattora. L’intera capacità rinnovabile installata ha superato i 76 gigawatt, trainata soprattutto da solare ed eolico.

La crescita delle rinnovabili si inserisce nella strategia nazionale del governo di riduzione della dipendenza energetica dall’estero. In un contesto di mercato rapidissimamente mutato alla luce del nuovo conflitto mediorientale: i prezzi dal 28 febbraio sono schizzati, col gas naturale europeo sopra i 50 euro MWh (+65%) e il brent oltre gli 80$ al barile (+10%). Lo studio Althesys presentato a Rimini sulla transizione energetica indica in 69 GW il quantum energetico di richieste di connessione di data center alla rete. Nel 2035 i data center assorbiranno il 12,7% dei consumi elettrici finali. E con questo fattore occorre iniziare a fare i conti. Anche perché l’Italia resta un Paese importatore, sebbene l’85% della domanda odierna sia già coperta da produzione interna, e solamente il 15% arrivi dall’estero.

Obiettivo di medio periodo condiviso da governo Meloni e operatori industriali è l’autonomia. Come arrivarci? Espandendo ancora le rinnovabili, sviluppando sistemi di accumulo – quanto mai necessari – e potenziando le nostre reti. Sfida principale resta la modernizzazione delle infrastrutture elettriche. Terna ha annunciato un piano di investimenti da oltre 23 miliardi di euro entro il 2034 per digitalizzare il sistema e aumentarne la capacità di integrazione con le fonti rinnovabili. Nel frattempo, però, va sostenuta la crescita della generazione distribuita e garantita la stabilità dell’intero sistema energetico.

Sul piano politico, la transizione energetica è diventata uno dei pilastri della Strategia economica nazionale. Il governo attraverso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica a guida Pichetto Fratin punta ad aumentare significativamente il peso delle rinnovabili nel mix energetico, con l’obiettivo di raggiungere circa il 40% di energia rinnovabile nei consumi entro il 2030, oltre ad aumentare il livello della produzione elettrica. Parallelamente sono stati introdotti incentivi e schemi di sostegno pubblico per favorire nuovi impianti e sostenere le imprese energivore, con misure che puntano a ridurre il costo dell’energia per l’industria. L’Italia, grazie alla solidità delle sue utility e alla leadership nel manifatturiero, può ambire al ruolo di hub europeo per l’adozione su scala industriale delle tecnologie pulite, e questo potrebbe rappresentare un ulteriore vantaggio competitivo. La sfida è appena cominciata, ma abbiamo imboccato la strada giusta.

Paolo Bozzacchi

Autore