Dai libdem arriva la proposta di escludere dalla kermesse esponenti dell’apparato di governo russo e, nel contempo, di aprire ad artisti dissidenti, come spiega Valeria Pernice, membro della Segreteria Nazionale
“Condividiamo un principio che per noi è fondamentale: l’arte non deve avere confini né censure. Ed è proprio in nome di questo principio che non possiamo accettare che venga piegato a fini politici. La partecipazione del padiglione russo alla Biennale di Venezia 2026, così come oggi configurata, non è una libera espressione di artisti indipendenti, ma un progetto promosso da figure legate ai vertici del potere russo, inserito nella strategia di diplomazia culturale del Cremlino. Il punto non è il singolo artista, che va sempre difeso nella sua libertà. Il punto è che questo padiglione non è indipendente. In un sistema come quello russo, fortemente centralizzato, la produzione culturale ufficiale difficilmente è neutrale. Ignorarlo in nome di un’idea astratta di apertura significa, nei fatti, accettare il rischio che l’arte venga utilizzata come strumento di propaganda”. Così Valeria Pernice, responsabile nazione con delega ai territori, per il Partito Liberaldemocratico.

La dichiarazione dell’esponente libdem arriva dopo la notizia di un nuovo strappo da parte del Ministro Giuli con la Fondazione, dopo la decisione di ospitare la Russia all’esposizione d’arte in programma dal 9 maggio. Il ministro Giuli non sarà infatti presente, pur non avendo fatto alcun cenno alla vicenda durante la cerimonia di proclamazione di Ancona a capitale della Cultura, ma il segnale politico è evidente.

Il ministero, inoltre, non ha ancora fatto sapere se dai documenti inviati dalla Biennale, a partire dalla corrispondenza con le autorità russe, siano emerse possibili violazioni del quadro sanzionatorio europeo nei confronti di Mosca. Né sono arrivate indicazioni sulla praticabilità dei vari interventi ipotizzati in questi giorni, dal commissariamento della fondazione al congelamento del padiglione russo, fino ad un intervento che impedisca agli artisti di entrare in Italia.

“Non è un caso che diversi Paesi europei abbiano sollevato il problema e che l’Unione Europea abbia richiamato la Biennale sulle possibili conseguenze anche sul piano dei finanziamenti. La nostra posizione non è quella della chiusura, ma nemmeno quella dell’ingenuità”, ha aggiunto Pernice.

“Per questo chiediamo: l’esclusione degli attuali promotori e organizzatori del padiglione, in quanto espressione dell’apparato statale russo; la trasformazione di quello spazio in un luogo aperto agli artisti russi indipendenti, in particolare a quelli censurati, perseguitati o costretti all’esilio. Difendere la libertà dell’arte significa difendere gli artisti, non i regimi. Venezia deve restare uno spazio di libertà, non diventare una vetrina della diplomazia culturale del Cremlino”, ha concluso Pernice.