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“Basta vittimismo, è tempo di osare”: da Andria messaggio-provocazione per i giovani

Giornalista, comunicatore, fondatore di Velocitamedia.it
“Basta vittimismo, è tempo di osare”: da Andria messaggio-provocazione per i giovani

Dalla difesa passare all’attacco. Dai campanili – simbolo, appunto, di difesa – al dinamismo, al movimento. All’audacia.

Ad Andria, città pugliese che forma provincia con Barletta e Trani, il gruppo «Collaudo» ha messo in campo un’idea del tutto rivoluzionaria, pur nella sua semplicità. Un banner, uno dei famosi 6×3, affisso sulle mura del Palazzo Vescovile, che trasforma i tre campanili simbolo della città in altrettanti razzi proiettati verso le stelle, verso il cielo.

Il messaggio è chiarissimo: scuotere una generazione troppo spesso “vittima di vittimismo”. Fare, non subire. Essere artefici del proprio destino, come diceva Appio Claudio Cieco nelle sue «Sententiae», e non farselo costruire da altri. Ardire, quando serve, senza timidezza.

«”Collaudo” è uno spazio sperimentale artistico che punta a diventare contenitore per tutti gli artisti andriesi e non solo, per poter fare qualcosa di concreto», mi dice Andrea Santamaria Ferraro, studente di Economia a Bari e appassionato di Arti Marziali, fondatore del gruppo insieme con Luciano Zingaro, che lavora come grafico in un’azienda.

«Il campanile proteso verso l’alto è metafora dei nostri ragazzi che vanno fuori dalla nostra città per studiare e per trovare fortuna. Spesso, però – prosegue Santamaria Ferraro -, vengono rappresentati come dei disperati, degli sbandati. E invece sono dei pionieri, che possono acquisire competenze altrove per riportarle sul proprio territorio». Il razzo, naturalmente, è una metafora. «Certo. È metafora della sfida generazionale, del dinamismo, è uno sprone molto forte a lasciarsi alle spalle quel vittimismo che troppo spesso è presente nei giovani e che diventa una giustificazione alla situazione che si vive. Invece noi vogliamo lanciare un altro messaggio: è anche questione di volontà e di potenza».

Due ventenni che, insieme ad altri due coetanei, lanciano una provocazione così forte, non possono non essere sostenuti da idee molto chiare. E infatti, ai due fondatori si sono aggiunti altri due coetanei. Inoltre, a breve lanceranno un brand di magliette per autofinanziarsi. Prima attraverso il loro account Instagram (Collaudo_Andria), poi attraverso un sito internet per raggiungere un numero maggiore di utenti.

Interessante analizzare le reazioni della cittadinanza, specie del target a cui era rivolto il messaggio. «Questo è stato il nostro esordio – afferma Andrea Santamaria Ferraro -, e abbiamo scelto di partire con qualcosa di molto forte. Specie nel periodo scolastico, confrontando le rispettive esperienze ci siamo accorti che questa sorta di vittimismo, di disperazione e di sofferenza, viene utilizzata come giustificazione con sé stessi e con gli altri per oscurare le proprie pecche e il mancato raggiungimento di risultati. Ciò crea una zona di comfort, una sorta reciproco convincimento di essere nel giusto. Il nostro messaggio – chiude uno dei fondatori di “Collaudo” – va in senso diametralmente opposto. Bisogna impegnarsi non per trovare giustificazioni, ma per vincere le avversità e le difficoltà che si incontrano».

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