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Bose: sempre peggio. Chi ha ordinato il Codice Rosso? E Papa Francesco scrive

Giornalista e saggista
Bose: sempre peggio. Chi ha ordinato il Codice Rosso? E Papa Francesco scrive

La novità dell’ultima ora di giovedì 18 è la diffusione di una lettera del Papa alla Comunità di Bose in cui riafferma la sua vicinanza e chiede che il Delegato venga obbedito. Poche ore prima aveva parlato quest’ultimo. Il Delegato pontificio risponde a Enzo Bianchi e gli dà del bugiardo. No, mi correggo, così è troppo. Bianchi giorni fa aveva smentito le ricostruzioni sui suoi due mancati trasferimenti (disobbedire agli ordini) e ora il Delegato smentisce le ricostruzioni di Bianchi. Va meglio così? Nessuno è bugiardo, si tratta di una dissonanza cognitiva. Non si capiscono, ovvero ognuno capisce a modo suo e si stupisce che l’altro non capisca.

I lettori non si alterino: non li sto prendendo in giro. Sto cercando di mostrarvi che il punto non è la cortina di fumo dei punti di vista diversi. In realtà nessuno sa quale sia il nodo del problema. Però il dubbio, a questo punto, è che neanche i protagonisti lo sappiano più.

Ad esempio il Delegato pontificio nella lunga e puntigliosa ricostruzione che vuole smentire Bianchi, ad un certo punto si esprime così: “auspico che queste precisazioni aiutino a una lettura corretta…”. Purtroppo è esattamente il contrario. I toni si sono esacerbati, comprensione, dialogo e misericordia sono scomparsi (non so se ci sono mai stati…). E’ la dimostrazione che anche nelle realtà ecclesiali, alla fine, i problemi si risolvono a colpi di decreti e vie legali. Certo si poteva evitare, facendo ricorso a strumenti diversi, alla comprensione, al dialogo, al chiaro riconoscimento dei veri motivi del dissidio. Come sanno bene gli psicologi del profondo (ma anche gli psicologi dinamici, i cognitivisti, i terapisti sistemici…), nei conflitti i veri motivi non vanno cercati nelle contrapposizioni ideologiche teoriche ma nei vissuti affettivi, nei sentimenti, nelle motivazioni, nei desideri anche inconsci di venire accolti, riconosciuti e perfino (soprattutto?) nel desiderio del potere. Qui ci sono dei vissuti molto forti e profondi, tutti inespressi, ed è triste vedere che non se ne parla mai. Sta diventando una diatriba tra chi vuole avere ragione a tutti i costi, come tra fidanzati o coniugi esacerbati dove ognuno vuole prevalere sull’altro e alla fine gli sconfitti sono tutti e due. Un’altra occasione perduta, annegata nel mancato rispetto e nel dialogo diventato inevitabilmente tra sordi. Si poteva evitare.

Avete presente il film “Codice d’onore”? Alla fine chi ha ordinato il “codice rosso”?

Chi ha ordinato l’estromissione di Bianchi e l’impossibilità di qualsiasi dialogo? Mi sembra azzeccato ricordare il  colonnello Jessep (un eccezionale Jack Nicholson) alla fine del film. Nel processo per l’uccisione del marine Santiago, vittima di “codice rosso” cioè una pratica punitiva tollerata e anzi incoraggiata verso i soldati poco capaci nella base Guantanamo a Cuba, dice: “Io ho responsabilità più grandi di quello che voi possiate mai intuire. Voi piangete per Santiago e maledite i Marines. Potete permettervi questo lusso. Vi permettete il lusso di non sapere quello che so io: che la morte di Santiago nella sua tragicità probabilmente ha salvato delle vite, e la mia stessa esistenza, sebbene grottesca e incomprensibile ai vostri occhi, salva delle vite! Voi non volete la verità perché è nei vostri desideri più profondi che in società non si nominano, voi mi volete su quel muro, io vi servo in cima a quel muro. Noi usiamo parole come onore, codice, fedeltà: usiamo queste parole come spina dorsale di una vita spesa per difendere qualcosa. Per voi non sono altro che una barzelletta. Io non ho né il tempo né la voglia di venire qui a spiegare me stesso a un uomo che passa la sua vita a dormire sotto la coperta di quella libertà che io gli fornisco e poi contesta il modo in cui gliela fornisco. Preferirei che mi dicesse la ringrazio e se ne andasse per la sua strada; altrimenti gli suggerirei di prendere un fucile e di mettersi di sentinella. In un modo o nell’altro io me ne sbatto altamente di quelli che lei ritiene siano i suoi diritti!”

Tradotto in ecclesialese. I priori di Bose, i Delegati pontifici, tutto l’ambaradan sta dicendo a noi poveri mortali: che ne volete sapere o capire di quel che accade. Noi estromettiamo Bianchi che si estromette da solo, noi siamo i paladini della libertà e di quella Chiesa che voi frequentate e dunque non dovete criticare. Invece i punti critici sono tanti e per una volta si potevano chiarire: lo statuto ecclesiale di Bose, la normativa canonica ed i limiti di applicazione, i criteri di selezione dei monaci e delle monache, i limiti all’autorità del priore. Vista la risonanza che ha Bose, una discussione o un dibattito poteva venire avviato e tutta la Chiesa avrebbe guadagnato in trasparenza.

Personalmente non difendo Bianchi e neppure critico il Delegato. Cerco di dire qualcosa di diverso. Questa baldoria si poteva e doveva trattare in modo diverso. Adesso tutti i protagonisti si sono cacciati in un vicolo cieco, cioè vogliono far vedere che hanno ragione. E’ una diatriba senza sbocco e rovinosa. Occasione perduta di trasparenza e dialogo. Cosa ci sarà dietro? Semplice semplice: desiderio di potere, desiderio di fare i conti con rancori, gelosie e via dicendo. Tutto umano, troppo umano.

Torniamo al colonnello Jessep: “Il nostro mestiere consiste nel salvare vite umane, Tenente Colonnello Markinson. Non devi discutere i miei ordini davanti a un altro ufficiale”. Qui qualcuno è convinto di avere la ricetta per salvare Bose. Non si deve discutere, neanche quando vedi che il rimedio sta uccidendo il malato.

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