Si è chiusa il 13 maggio a Venezia la quarta edizione di Space Meetings Veneto, summit internazionale dell’industria spaziale e aeronautica organizzato dalla Regione e dalla Rete Innovativa Regionale Aerospace Innovation and Research (RIR AIR). Tre giorni, oltre 250 aziende espositrici da 26 Paesi, 150 buyer internazionali in prevalenza statunitensi, 190 speaker, 3.500 partecipanti complessivi. Sold out, come anticipato dagli organizzatori.

I numeri del comparto regionale sono il vero perimetro della notizia. Il settore aerospaziale veneto fattura circa 2,3 miliardi di euro l’anno, esporta il 63 per cento della produzione, occupa 5.500 addetti ad alta specializzazione. È il quarto polo italiano del settore, attivo sia nell’upstream (sistemi ottici, gestione termica, meccanica di precisione) sia nel downstream (monitoraggio satellitare per agricoltura e ambiente). L’obiettivo dichiarato dalla filiera è il raddoppio dell’impatto economico entro il 2030. Il presidente della Regione Alberto Stefani ha sintetizzato il posizionamento con una formula reversibile: «Lo Spazio è importante per il Veneto, ma anche il Veneto è importante per lo Spazio».

Più operativa la lettura di Federico Zoppas, presidente della RIR AIR, che ha indicato come traguardo strategico «la sovranità tecnologica europea» e l’apertura all’economia cis-lunare. Durante il summit si è tenuta anche la VeneTo Stars Challenge, la competizione per innovatori europei dai 18 ai 25 anni: 28 team, 100 partecipanti da 9 Paesi, focus sull’utilizzo dei dati satellitari nell’AgriTech. Lo scarto fra questa cornice e il dibattito pubblico veneto è notevole.

Mentre la cronaca regionale si concentra sulle questioni del turismo e dell’overtourism, la parte più dinamica dell’economia ha già spostato l’asse: dialoga con agenzie spaziali, hedge fund, venture capital. La regione sta costruendo una filiera che non chiede di essere protetta ma di essere accompagnata. Sui tempi della politica nazionale, è un’attesa che pesa.