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Chris Swanson batte Trump (ma anche Biden)

Direttore d'orchestra
Chris Swanson batte Trump (ma anche Biden)

Ieri il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato dopo aver fatto sfollare la gente davanti alla St.John Ephiscopal Church, brandendo una bibbia, “Il paese sta tornando forte”.

Non so chi abbia suggerito a Trump di brandire una Bibbia per affermare una supposta “forza”del paese, idea del resto contestata violentemente dalla stessa Vescovo di Washington Marianne Edgar Burne; certamente l’utilizzo della Bibbia per giustificare l’idea trumpiana di una ideologia di repressione totale non può essere considerata accettabile.

Karl Raimondi Popper, il grande filosofo della scienza scomparso nel 1994, sosteneva che una teoria é scientifica solo se é falsificabile, cioè se può essere sottoposta ad esperimenti che la possano contraddire.

Egli prendeva le mosse dalla « ragione scettica » di David Hume, il filosofo inglese del settecento che sosteneva che nessun metodo induttivo può in alcun modo arrivare alla formulazione di una verità universale; Popper affermava così che per quanto un alto numero di esperimenti potesse sembrare confermare una teoria, tale teoria non per questo potesse essere considerata universale.

Per Popper una ipotesi scientifica può essere solo parziale, provvisoria, in attesa delle sue confutazioni; parallelamente, un intervento politico può essere esclusivamente limitato e ristretto nella sua portata, perché deve essere passibile di essere corretto. É una concezione politica, quella di Popper, fatta di piccoli passi progressivi, errori e correzioni.

Ora, una Bibbia, come un Rosario, come un Corano, non può essere una teoria falsificabile, non può né potrà mai essere mai una proposta soggetta ad errore. Mostrare una Bibbia quindi mette fuori gioco Popper e apre a quella che il filosofo danese Søren Kierkegaard chiamava la scelta esistenziale della Fede.

Ma la scelta religiosa, diceva Kierkegaard, può essere una scelta contraria alla stessa etica religiosa , e infatti il filosofo identificava questa scelta con la scelta di Abramo che, per obbedienza all’ordine divino, si appresta ad alzare il coltello sul proprio figlio Isacco.

Nell’abbracciare la vita religiosa, per Kierkegaard, di fronte all’ordine divino di uccidere il figlio, non si può opporre alcuna obiezione critica, ma seguire l’ordine impartito, seppure persi nell’angoscia di una scelta contraria all’etica religiosa stessa dell’amore infinito verso i propri figli.

Una scelta che, se presa da uno Stato, potrebbe essere devastante per la portata di violenza che sottindente. Infatti Kierkegaard non avrebbe mai parlato di scelta religiosa se non per il soggetto individuale, per la persona singola, proprio perché la scelta della fede assoluta è una scelta solo ed esclusivamente legata alla possibilità dell’esistenza caratteristica dell’individuo.

Di fronte ad una America che brucia, dopo il barbaro assassinio di George Floyd, l’atteggiamento veramente rivoluzionario é quello dello sceriffo di Flint, nel Michigan, Chris Swanson, che si toglie l’elmetto e va dal capo dei manifestanti a chiedere “cosa possiamo fare?”.

E qui i politici, molti politici anche delle nostre parti, dovrebbero cogliere l’insegnamento di uno dei padri della moderna filosofia dell’esistenza: Edmund Husserl, fondatore della fenomenologia, che ha lavorato in Germania fino alla espulsione da parte del regime nazionalsocialista e morto nel 1938.

Nel suo “La crisi delle scienze europee”, uscito postumo nel ‘54, Husserl parla proprio di questo, della crisi delle scienze europee che non sanno più rispondere alle domande dell’uomo in quanto essere libero e spirituale e che riducono l’uomo a oggetto, a cosa.

A partire da Galileo, dice Husserl, la scienza ha ritagliato dal mondo della vita la dimensione fisico-matematica e, da allora, questa dimensione é stata confusa con la vita concreta.
La scienza quindi, per Husserl, cammina verso un mondo di astrazione rispetto al mondo umano dei bisogni, dei sentimenti, delle esigenze, delle finalità e delle intenzioni.

É necessario ristabilire il legame tra sapere e mondo della vita, tra politica e vita reale.

Ecco che quindi non basta la conferenza stampa in cui Biden afferma “Il Presidente Trump ha alzato ieri la Bibbia di fronte alla Chiesa di St.John. Sarebbe bello se la leggesse ogni tanto”: il problema non é né mostrare la Bibbia né leggerla, il problema é caricare sulle proprie spalle l’angoscia esistenziale di una nazione e andare a parlare con le persone, rispondere e interessarsi direttamente ai problemi concreti del mondo della vita.

Trump brandendo la Bibbia per giustificare il sangue della repressione, non sappiamo se vincerà o perderà le elezioni, certamente ha perso definitivamente qualsiasi battaglia di fronte al tribunale del pensiero; ma a Biden, che speriamo vincente, chiediamo qualcosa di più.

Di imparare da Chris Swanson, di imparare a gettarsi nel mondo, di imparare a dire, con le parole di Kierkegaard che “Dio, che vuole essere amato, discende, con l’aiuto della angoscia esistenziale, in caccia dell’uomo”.

Quell’uomo concreto che Swanson é andato ad abbracciare.

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