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Dietro la musica e gli NFT c’è la politica: ed è un bene

Dietro la musica e gli NFT c’è la politica: ed è un bene

“La rovina dei giovani è iniziata con i capelloni, la minigonna…” afferma rammaricata la signora Ida. Per prenderne in giro l’atteggiamento nostalgico, Gaetano, interpretato da Massimo Troisi, aggiunge: “… e il grammofono!”. È una delle scene iconiche del film Ricomincio da tre del 1981. La situazione è esattamente all’opposto. La musica per il nostro Paese non è affatto una rovina, ma una benedizione. Ne abbiamo parlato con Enzo Mazza, che dirige Federazione Industria Musicale Italiana, per PRIMOPIANOSCALAc, il foglio mensile di Telos A&S. Leggi l’intervista.

Al contrario di quello che possono pensare i disfattisti delle attività nostrane, la musica italiana sta andando fortissimo, sia in termini di creatività sia in termini di numeri. Un risultato dovuto anche alla politica. Si esattamente la politica. C’è un detto che mi piace molto: “Non ti interessa cosa fanno le istituzioni? Saranno loro a interessarti di te”. Le istituzioni si occupano infatti anche dell’industria musicale e, negli ultimi tempi, ne hanno favorito lo sviluppo: “in termini di interventi fiscali, ha avuto un ruolo importante il tax credit per le registrazioni musicali. Un incentivo del 30% sui costi sostenuti per lo sviluppo degli artisti che si è rilevato molto importante per un mercato, come quello italiano, dove il repertorio nazionale è fortissimo, tanto che nel 2021 sia la top ten degli album, che quella dei singoli è stata interamente dominata dalle hit di casa nostra, contribuendo al successo del settore, cresciuto del 27% nel 2021 e ritornato tra i primi dieci mercati mondiali” ha ricordato Enzo Mazza.

Le istituzioni sono anche dietro a uno degli acronimi che più va di moda pronunciare negli ultimi tempi, probabilmente secondo solo al PNRR. Si tratta di NFT, che sta per non-fungible token. Lo possiamo tradurre con l’espressione “gettone non riproducibile”. Si tratta di un certificato digitale che attesta la proprietà e l’autenticità di un bene, che può essere musicale o audiovisivo. Insomma si apre un nuovo mercato in cui la creatività deve essere riconosciuta e pagata, esattamente come avviene quando acquistiamo opere materiali come un quadro o una sedia.

Le istituzioni, quindi la politica, sono ovunque e regolano la nostra vita, anche quando stiamo stesi sul lettino al mare e ascoltiamo I love you baby di Jovanotti. Possono farlo bene o in modo perfettibile. Fortunatamente viviamo in una democrazia e possiamo sempre dire la nostra per cambiare le cose. E la musica.

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