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Enrico Letta in ticket con Roberta Pinotti, magari affiancati da Elly Schlein e Teresa Bellanova…

Direttore d'orchestra
Enrico Letta in ticket con Roberta Pinotti, magari affiancati da Elly Schlein e Teresa Bellanova…

L’ultimo sondaggio di SWG, in una fase in cui certo i sondaggi non possono essere molto attendibili, colloca il Partito Democratico al quarto posto nelle preferenze degli italiani. Scavalcato da 5 Stelle a guida Conte e dal nuovo protagonismo d’opposizione dei Fratelli d’Italia.

Una triste collocazione in questo momento in cui la destra sta pericolosamente crescendo nei sondaggi. Va certamente detto, per amor di verità, che secondo lo stesso sondaggio, la collocazione di Pd, Fdi, e 5S si giocherebbe su un livello di sostanziale parità, con fluttuazioni minime, all’interno del mezzo punto percentuale.

Questo consente di tenere aperta la partita, ma non sposta molto i termini del problema per chi ha a cuore le sorti democratiche del paese.

La situazione é drammatica solo in apparenza, perché ci sono più ragioni per pensare che il quadro politico possa evolvere a favore del Partito Democratico o di quello che sarà la sua continuazione, se il Partito riuscisse nell’impresa di prendere atto che sia il modello di Pd a trazione prevalentemente liberale (Renzi), sia quello a trazione prevalentemente sociale (Zingaretti), hanno sostanzialmente fallito.

Ci sono quattro questioni sul tavolo, fondamentali, per analizzare la situazione del Pd in questo momento, sapendo che la partita decisiva é solo una: avere l’ambizione di essere il primo partito italiano, o il primo di una federazione vera di partiti.

La prima questione é senza dubbio la concorrenza, sleale, dei 5S di Conte e Grillo.

Non può passare inosservata la scorrettezza politica da parte di Giuseppe Conte, che dopo essersi promosso e fatto descrivere quale punto di garanzia e di equidistanza per tutto il fronte progressista, é passato a guidare una sola delle formazioni in gioco.

Su un altro piano, il nuovo contenuto della proposta politica dei 5S, basato sui dieci punti ecologisti di Grillo, ha rinnegato completamente le premesse della democrazia diretta dei primi tempi e del “massimo due mandati”, mettendosi quindi in un difficile contrasto con Casaleggio. Gli smottamenti che seguiranno la necessaria deroga alla regola dei due mandati creeranno perdite solo in parte compensate dalla notorietà del nuovo Capo Giuseppe Conte.

Per quanto riguarda il programma dei 5S, la civetta filosofica di Grillo arriva quando la storia é già finita: ha copiato l’agenda di Milano Mix, già presentata da Beppe Sala a metà 2019, e l’agenda europea Green Deal, e quanto già da tempo stanno facendo Francia, Spagna e Portogallo: questa conversione tardiva di Grillo non lo esime dal dichiarare al mondo che i 5S hanno salvato l’Italia, imponendo il Ministero della Transizione Ecologica, peraltro realizzato senza il da lui auspicato accorpamento con il Ministero dello Sviluppo Economico.

Intendiamoci nessuno intende sminuire la presenza dei 5 Stelle nel panorama italiano; essa ha costituito e costituisce tuttora un allargamento della base democratica nazionale, ha portato ad occuparsi di politica fasce di popolazione che ne erano escluse; detto questo la loro offerta politica é come il loro Statuto: vuota. Non un’idea, non un valore, non una scelta di campo, solo regole stringenti e vincolanti per la democrazia diretta attraverso l’esclusivo uso della piattaforma Rousseau.

I Cinque Stelle sono un partito “acchiappaconsenso”, importante per un’alleanza strutturata, ma non hanno le carte in regola in termini di maturità, di storia, di quadri, di esperienza, per guidare l’agenda politica del fronte progressista, almeno non oggi.

La seconda questione però riguarda esattamente questo: il fatto che l’elettorato oggi é liquido, fluttuante. Come preconizzò nel 1980 Jean Paul Sartre, prima di morire, i partiti di massa sarebbero stati destinati a scomparire, o comunque a ridimensionarsi fortemente, sostituiti da grandi movimenti di cittadini orientati a singole tematiche, movimenti che cessano una volta raggiunto l’obbiettivo.

L’idea di un partito, monolitico, con un grande ideale, che interpreta per tanto tempo un intero blocco sociale é, purtroppo, sorpassata. D’altra parte in Italia, a sinistra, non si riuscì a crearlo nemmeno quando il PCI era al 35 per cento. Ci si dovette per forza separare, con i socialisti, incuranti che le due forze, se unite in un medesimo partito, avrebbero potuto governare il paese per 50 anni, invece che appaltarlo alla Dc.

Il blocco sociale della sinistra italiana é sempre stato maggioritario nel paese, dal primissimo dopoguerra in avanti, senza ombra di dubbio. Ma oggi, questo blocco, é liquido, sfuggente, esso stesso non cosciente di se, atomizzato, non certo capace di organizzarsi in quanto massa, né organizzabile dal di fuori, meno che meno da un partito.

Ma ciò non deve essere la fine della politica, anzi, deve costituire un nuovo inizio: un partito che voglia intercettare l’interesse e imbrigliare l’opinione del più vasto strato possibile di cittadini deve saper svolgere battaglie puntuali, sia a livello locale, quasi di quartiere, che amministrativo, che politico. Battaglie, campagne, appelli, raccolta firme, manifestazioni, proteste, sfilate, flash mob, qualsiasi modello e livello di mobilitazione é consentito, lo scopo é interpretare necessità e bisogni concreti, riscontrabili, attuali, in tutti i livelli della popolazione, sui temi principali che interessano oggi le persone: il lavoro, la formazione, la sicurezza, la casa, la salute, i diritti, le minoranze.

Veniamo quindi alla terza questione: la questione della leadership. Sarà Enrico Letta a raccogliere l’appello per la direzione del Pd? Io mi auguro che possa essere un Enrico Letta, magari in ticket con Roberta Pinotti, ma in associazione con due donne, che vengano da fuori il Pd: Teresa Bellanova ed Elly Schlein.

È del tutto evidente che in questa mutata situazione politica, dove l’agenda Draghi schiaccia l’offerta politica dei diversi partiti in una medesima sintesi governativa é necessario trovare un leader che operi la conciliazione degli opposti, da una parte estremamente energico, carismatico, mobile sul territorio nazionale, capace di sostenere ritmi fortissimi per creare un impatto mediatico e formule di battaglie volta in volta diverse, dall’altro votato a tessere alleanze, ad essere inclusivo, ad aprire ad una costituente permanente, all’ingresso di nuove forze, anche organizzate, a dare rappresentanza ai leader di altri partiti, che condividono una stessa piattaforma ideale, che vogliano accettare una scommessa comune.

Certamente Letta e Pinotti avrebbero l’autorevolezza e anche la giovane età per affrontare tutto questo, ma dovrebbero essere aiutati facendo un invito che vada oltre il partito, a due donne che una volta erano nel il Pd e ne sono uscite, per ragioni opposte. Ciò costituirebbe una provocazione, ma una forte dichiarazione di pacificazione e di unità.

Proprio qui, se si vuole vincere la sfida del guidare il paese su una strada di progresso, sottraendolo ai sovranisti, e quindi dare al Pd quel primato tra i partiti che é necessario allo scopo, sarebbe necessario che Letta sappia unire sulla base comune delle diverse gradazioni di europeismo, formazioni politiche che siano nettamente a sinistra ma anche nettamente a destra nella collocazione progressista.

Come la Democrazia Cristiana, seppe, sulla base del cattolicesimo, riunire anime diversissime, dal cattolicesimo sociale del codice di Camaldoli, con il suo orientamento al bene comune, alla solidarietà e alla parità dei diritti, fino alla ideologia conservatrice delle gerarchie ecclesiastiche, dell’esercito e della magistratura, che costituivano la base di consenso, allora, del ventennio fascista appena concluso.

Questa capacità di includere, nella Dc, anime diversissime, quelle per intenderci di Dossetti e La Pira e quelle di Scelba e Tambroni, dovrebbe costituire , nel Pd o nella sua prosecuzione, la base per saper includere anime altrettanto diverse, unite questa volta non dal cristianesimo ma da una comune visione europeista, seppure con gradazioni diverse.

Sapendo che, nel momento in cui si sceglie di spostarsi o solo a sinistra, o solo a destra, si può avere solo la vocazione a perdere.

Nella metodologia, se non nei contenuti, Letta dovrebbe avere la stessa indole di Aldo Moro: quando da segretario di partito nel ‘60, da una parte fece entrare i socialisti al governo, dall’altra bilanciò lo spostamento a sinistra facendo eleggere il conservatore Antonio Segni alla presidenza della Repubblica.

Il problema é avere, forte, l’ambizione a governare, l’ambizione ad essere il primo partito, l’ambizione ad assicurare al paese, per i prossimi decenni, un percorso di progresso, evitare la deriva del sovranismo, evitare che possano governare partiti non autenticamente democratici, in una logica perversa di alternanza in cui, come con la tela di Penelope, a fasi alterne il successore distrugge quanto ha fatto il predecessore.

Si viene infine alla questione dei temi: la proposta politica, che venga messa sul tavolo dal nuovo Pd , definita in base alle tre direttrici fondamentali, progresso economico del paese, progresso sociale e ambientale, progresso politico.

Qui ci sono da elencare almeno una quindicina di punti di agenda:

1)nuovo patto sindacale per il lavoro, per la nuova contrattazione collettiva ma anche aziendale. Questo patto va gestito dal Pd, non da Brunetta, non da Giorgetti. Esso deve prevedere anche un miglioramento sulla base dei minimi retributivi in merito alla contrattazione collettiva, ma deve essere estremamente tollerante sulla contrattazione aziendale, lasciare che azienda per azienda i lavoratori e gli imprenditori abbiano ampi margini di autonomia per decidere come affrontare le criticità del post pandemia, con la possibilità di diminuire la retribuzione standard a vantaggio della parte mobile del salario, prevedere bonus, premi o anche, e questo sarebbe meglio, la cessione di quote societarie ai lavoratori con l’ingresso degli stessi nei consigli direttivi delle aziende.

2)la contrattazione aziendale deve anche prevedere di poter intervenire in quelle ampie fasce di aziende, non solo nel mezzogiorno, che, al posto della intermediazione sindacale, utilizzano l’intermediazione gestita dal caporalato, dalle cosche mafiose, o comunque si muovono sul crinale del lavoro nero. Una contrattazione, locale, alla luce del sole, restituirebbe dignità a decine e decine di migliaia di lavoratori, e creerebbe le premesse per la riemersione di una intera economia parallela.

3)bisogna battersi per le politiche di reskilling, qui si tratta di cambiare radicalmente l’approccio italiano alle politiche per il lavoro e trasformare le politiche passive, cioè di sostegno a chi perde il lavoro e che costituiscono oggi il 99% della spesa, in politiche attive, cioè politiche che finanziano e sostengono il disoccupato nel percorso di riqualificazione e di rioccupazione. Questa é una lotta di Sigfrido contro il drago della burocrazia, i Centri per l’impiego devono trasformarsi in “One Stop Shops”, sul modello nord europeo, centri dove non siedano burocrati ma assistenti personali, personal job advisers, che siano in grado di far incontrare domanda e offerta di lavoro. Assistenti capaci di ritagliare su ogni singola individualità un percorso formativo su misura e capaci di assegnare le risorse europee dedicato, alla azienda che si prenderà in carico la formazione e l’impiego del soggetto disoccupato.

4)é necessario sospendere, finché dura la pandemia, il decreto dignità, un decreto che appesantisce le procedure di ingaggio del lavoro con richieste troppo pressanti alle aziende, in un momento in cui le stesse lottano per la propria sopravvivenza. In questo momento esso crea solo rinuncia ad assumere.

5)ritornare a battersi per i grandi temi sociali, con forza, per lo ius soli, per le scuole, per le infrastrutture e per gli ospedali del mezzogiorno, contro le diseguaglianze sempre più ampie in Italia, a partire dalle ancora troppe diseguaglianze di genere, le battaglie per rafforzare la cultura e i rappresentanti della cultura italiana, lasciati per troppo tempo soli.

6)essere però anche in grado di ricreare un “vento del 68”, il vento delle canzoni di Pietrangeli “nessuno più al mondo deve essere sfruttato”, cioè ritornare a promuovere una saldatura delle istanze dei lavoratori e degli studenti del paese, arricchito dalle istanze delle partite iva distrutte dalla pandemia, rendere ben chiaro che l’orizzonte cui il Pd aspira va oltre la richiesta del necessario rafforzamento dello sviluppo economico del paese, per accogliere i temi storici della partecipazione dei lavoratori e degli studenti nella vita delle imprese, alla direzione economica e politica del paese, saldando anche un fronte progressista delle partite iva, cui sia data la prospettiva di una nuova prosperità grazie agli incentivi, la tecnologia, e alle politiche fiscali.

Letta e Pinotti, Schlein e Bellanova qui dovrebbero riuscire ad accendere un po’ di idealità.

7)lavorare con forza e intestarsi una riforma fiscale altamente progressiva. Questo tema é stato annunciato da Draghi e non va perso per strada. Costituirebbe una sconfitta indubbia per Salvini e Berlusconi, ideologhi della Flat tax.

8)censire, sostenere economicamente con grande forza, rinviandone anche i licenziamenti, tutte quelle aziende, micro, piccole, medie e grandi, che sono sane ed erano competitive nel pre pandemia, ma sono state gravemente danneggiate dal virus. Queste aziende sosterranno il paese nel momento della ripresa. Il Pd deve essere fortemente al loro fianco. Le aziende che erano decotte prima lo saranno anche dopo, e vale il discorso per loro delle politiche attive.

9)creare un ventaglio di proposte per la modernizzazione industriale, lottare per arrivare a livelli di utilizzo di robot industriali simili ai paesi più progrediti: almeno 500 robot industriali ogni 10.000 lavoratori, entro il 2026, più comunque dei 185 attuali, se non ai 635 della Corea del Sud.

10)lottare per la diffusione e finanziamento di nuovi e svariati distretti ad alta densità di tecnologia e forza lavoro, e puntare sulla Intelligenza Artificiale secondo il modello Australia e Singapore, capaci di creare interi settori con il 200% di crescita annuale.

11)condurre la battaglia sull’Europa. Quella sull’Europa non é una battaglia che può essere scippata da altri, condurre il lavoro di riscrittura dei trattati europei, per giungere ad un accordo degli Stati sul coordinamento unico delle politiche di bilancio, preparare la strada per il bilancio comune europeo.

12)rivendicare e condurre l’agenda, con forza, dei temi del Green Deal, su cui, in questo momento, tutti si stanno avventando come avvoltoi, quando questa é storicamente una delle battaglie principali della sinistra.

13)nella riforma della giustizia sostenere una riforma che non sia solo una riforma di efficienza, di velocità, ma una riforma che tuteli anche la cultura industriale del paese, come dimostrato dalla fuga di imprenditori volenterosi, Tempa Rossa, Ilva, British Gas insegnano.

14)lottare per la difesa delle eccellenze italiane del Made in Italy, moda, abbigliamento, meccatronica, automotive, design, industria aerospaziale, ingegneria stradale e ferroviaria, calzatura, enologia, industria alimentare, ceramica, trattamento del cuoio e della pelle, oreficeria, restauro artistico, opera lirica, tecnica museale.

15)lottare per il ricambio generazionale degli imprenditori italiani, aiutando le start up giovanili e femminili e rivedendo tutte le politiche delle concessioni pubbliche che hanno determinato l’instaurarsi di enormi monopoli privati e una classe di imprenditori con una vocazione speculativa e parassitaria.

Ogni lotta va rivendicata, ma, nel momento in cui si lavora per il progresso economico del paese, non bisogna dimenticarne il progresso sociale e politico, dando un nuovo protagonismo a chi oggi ha meno voce o non ha voce affatto.

Quindi capacità di includere, lanciando una lunga costituente, sapendo che non si può fare a meno della componente più liberale e nemmeno di quella più sociale del fronte progressista.

E soprattutto non ascoltare coloro che stanno celebrando a reti unificate la morte della sinistra.

Per finire con Pietrangeli: “se il vento fischiava ora fischia più forte, le idee di rivolta non sono mai morte; se c’è chi lo afferma non state a sentire, é uno che vuole soltanto tradire…”

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