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Ezio Bosso, il Socrate della musica

Direttore d'orchestra
Ezio Bosso, il Socrate della musica

Non possiamo sapere come siano stati gli ultimi istanti della vita del Maestro Bosso, ma possiamo immaginarli sicuramente sempre pieni di quella musica che, come diceva lui, non si smette mai di ricercare, di perfezionare, sapendo che la felicità del musicista non è trovare una verità, ma cercarla.

Fu nostro ospite già nel 2016, al Festival Puccini di Torre del Lago, si presentò con un quartetto d’archi e un gruppo di fiati, mi stupì perché suonava il pianoforte quasi in piedi, su uno sgabello altissimo.
Era una persona difficile da non amare immediatamente.

L’uomo come il musicista si presentava con delle caratteristiche di immediata comunicativa, e anche le sue stesse idee musicali lo erano, sempre chiare, limpide, immediatamente comprensibili. Mai una involuzione, mai un pensiero nascosto, mai un retro pensiero.

Colpiva la sua frase tipica “la musica la facciamo insieme, la musica è una cosa che si fa insieme”, ma fare insieme la musica non voleva dire semplicemente che ci si vuole bene, che c’è il calore del volersi bene, dell’abbracciarsi.

C’era in quelle parole anche qualcosa di più profondo: la musica è la metafora della ricerca della verità, e la verità è frutto di un dialogo; è nel dialogo che Socrate trova la verità, partendo sempre dal dubbio, dal togliere le certezze, dal punto zero, dal sapere di non sapere.

“La musica è il fatto di non essere mai contenti, ma di essere felici di non esserlo”, il filosofo musicista, per Bosso, è un ricercatore, mai soddisfatto dei propri risultati, ma felice di continuare a ricercare. Dentro queste semplici parole c’è tutta la nostra storia, non solo musicale, qui sta l’orgoglio di tutta la storia della scienza, di tutta la storia del sapere occidentale: non c’è nulla di rivelato e di assoluto, e questo vale per i compositori, per gli esecutori, per i direttori, ma anche per tutti gli altri: politici, filosofi, scienziati, sportivi, artigiani, artisti.

Torno ancora a “La musica si fa insieme” : parrebbe di vedere però anche il musicista-filosofo che, come il Socrate di Platone (ne “la Repubblica”), ritorna nella caverna a condividere con gli altri uomini la verità che ha trovato fuori; c’era in Bosso anche questo desiderio di condivisione, questo entusiasmo nel raccontare ciò che si è trovato, ciò che si è intravisto nella luce meravigliosa che sta fuori della caverna, quella luce meravigliosa che sicuramente Bosso identificava con la musica.

Bosso dice “la musica non finisce con l’ultima nota, continua, anche nel silenzio”, è la verità dell’essere, chi intravede la verità, ne rimane toccato, porta una esperienza che non finisce con la fine della musica…..veramente sembra ancora di ascoltare Socrate nel “Fedone” e ancora: “la musica ci fa ritrovare parti di noi che non sapevamo di avere”, e questa è la teoria dell’anima, l’anima che è immortale e che attraverso la reminiscenza ci fa sapere delle verità che non sapevamo di sapere (…è sempre il Fedone).

“Eseguiamola come fosse la prima volta, ma anche come se fosse l’ultima”, dice all’inizio del quarto movimento della settima di Beethoven, qualche mese fa, per Rai tre. Sentito oggi quel dire “come se fosse l’ultima” ci commuove, ma nel dirigere il suo sguardo è sempre pieno di gioia.

Condannato da una malattia implacabile, quello sguardo è come volesse dirci, come disse Socrate di fronte ai suoi discepoli piangenti, “sono condannato ma non scappo dal mio destino, non mi dispero, bevo con serenità la cicuta, non è giusto che debba morire, perché la condanna è ingiusta, ma la accetto serenamente perché così è stato deciso”.

Bosso era un grande uomo.

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