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Fibonacci

Avvocato e scrittore
Foto Roberto Monaldo / LaPresse
19-05-2022 Roma
Politica
Camera dei deputati – Informativa urgente del Presidente del Consiglio Mario Draghi sugli sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina
Nella foto Mario Draghi

Photo Roberto Monaldo / LaPresse
19-05-2022 Rome (Italy) 
Chamber of deputies – Urgent information from Prime Minister Mario Draghi on developments in the conflict between Russia and Ukraine
In the pic Mario Draghi
Foto Roberto Monaldo / LaPresse 19-05-2022 Roma Politica Camera dei deputati – Informativa urgente del Presidente del Consiglio Mario Draghi sugli sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina Nella foto Mario Draghi Photo Roberto Monaldo / LaPresse 19-05-2022 Rome (Italy) Chamber of deputies – Urgent information from Prime Minister Mario Draghi on developments in the conflict between Russia and Ukraine In the pic Mario Draghi

E così all’improvviso il dibattito politico si trasforma in una infinita e universale esercitazione di aritmetica. Perché, così come prima di ogni partita della nazionale spuntano all’improvviso cinquanta milioni di commissari tecnici, alla vigilia delle campagne elettorali i medesimi ragazzotti si trasformano in altrettanti segretari nazionali di questo o quel partito.
E vai di colonne, segni più e segni uguale. E fa niente se non sanno la differenza tra aritmetica e matematica, se “l’osso di Ishango” è per loro un illustre sconosciuto e se scambiano Fibonacci Leonardo e Pacioli Luca per due calciatori di provincia.

Tutti giù a dar di conto e a tirar le somme con tanto di quaderno a quadretti e matita.

E già perché l’esercizio nazionale è divenuto far la somma delle percentuali che i sondaggisti danno ai singoli partiti, fondamentale per sapere, con un anticipo premonitorio, quale coalizione vincerà le elezioni.

Roba da Sibilla Cumana, ci manca solo che tutti si mettano con il naso rivolto verso il cielo a seguire il volo delle cicogne. Non c’è niente da fare siamo un paese di tifosi, dal calcio alla politica.

E il bello che gli stessi calcoli li fanno anche i leader i quali esultano, come allenatori in panchina, ad ogni mezzo punto guadagnato.

Ma davvero pensate che all’indomani del 25 settembre ci sarà qualcuno che avrà vinto?

Spiace che un articolo non possa contenere video (ma vi allego il link https://www.youtube.com/watch?v=PkJBJoR7IoA) perché la mitica risata di Anacleto, il gufo di Mago Merlino, sarebbe la risposta più appropriata.

Ma quando mai!

Certo le elezioni ci diranno quale sarà il primo partito e quale coalizione avrà più voti. Ma tutto qui.

E già perché in questo paese, che è retto dalle regole di una democrazia parlamentare, per governare bisogna avere la maggioranza assoluta dei seggi in ognuna della due camere e a volte, causa improvvisi bisogni prostatici, la metà più uno dei seggi spesso non basta.

Non si tratta infatti di capeggiare la hit parade elettorale ma di conquistare la maggioranza dei seggi.

E siccome nella più rosea delle previsioni sarà quel 40% che già oggi viene attribuito alla coalizione di destra, tale risultato non garantirá la maggioranza dei seggi.

Sarà più maggioranza, ci si perdoni la tautologia, quella di tutti gli altri perdenti messi insieme, ancorché frammentata in più schieramenti.

Ma sei grullo, mi diranno a Firenze, dimentichi la quota di seggi da assegnare con i collegi uninominali.

No, tranquilli, non la dimentico. Solo che essa pesa se una coalizione dominasse ovunque o quasi e li conquistasse tutti.

Ma così non sarà. Mai.

Del resto il 2018 ce lo insegna, i Grillini stravinsero le elezioni con oltre il 30% dei consensi e fecero man bassa nei collegi uninominali ma non ebbero i numeri in parlamento. La destra come coalizione, sfiorò il 40%, ma anch’essa non ebbe la maggioranza parlamentare. Il risultato fu lo sconquasso delle coalizioni e il governo grillo-leghista di colore giallo verde.

E già perché poi vaglielo a dire agli ultrà della Meloni che sta storia della compattezza dei partiti della alleanza di destra, che contrappongono con vanto all’arlecchino variegato della sinistra, è una fregnaccia.

Salvini, sempre nel 2018, ci mise cinque minuti a stracciare patti e promesse fatte agli italiani e ai suoi alleati e a correre tra le braccia di Di Maio, il quale a sua volta ci mise ancora meno tempo a tradire le promesse di autonomismo fatte in campagna elettorale.

Tranquilli, Meloniani, finirà come sempre, nessuno vincerà e nessuno avrà la maggioranza dei seggi.

Le coalizioni si frantumeranno e si formeranno maggioranze variegate che per molti saranno un vero tradimento delle promesse elettorali.

E per favore non ricominciate con sta storia della legge elettorale di m…da che non dice chi ha vinto e chi ha perso. La legge non c’entra un fico secco e sistemi che premiassero, con un surplus esagerato di seggi, coalizioni che contano il 30% dei votanti (e solo il 15% dell’elettorato contando i non votanti) sarebbero liberticide.

Il problema sono gli Italiani che non scelgono e non vogliono scegliere dividendosi in parti più o meno uguali tra destra e sinistra.

Il 25 settembre non vincerà nessuno e saremo punto a capo.

Anzi qualcuno vincerà. Saranno quelli che pensano che il bipolarismo ha fallito, che sistemi maggioritari sono per il paese come un coperchio tondo su una teglia quadrata perché gli italiani sono culturalmente pluralisti e soffrono gli schemi rigidi. Saranno quelli che convintamente sostengono che nel paese non c’è centro-destra e non c’è centro-sinistra ma solo destra e sinistra e che verrà un giorno in cui un centro sarà creato con i suoi moderati d’area liberale e suoi moderati d’area riformista, che il paese sarà regolato da un sistema proporzionale puro con le preferenze che dia ad ogni partito tanti seggi quanti sono i suoi voti e che i governi sorgeranno da un confronto politico e democratico tra più forze su temi e programmi.

Assomiglierà al pentapartito della prima repubblica ma fa niente, era così bello ed è stato l’ultima cosa seria di questo paese negli ultimi quarant’anni.

E le guerre in cagnesco tra due poli cariche di odio e livori personali saranno solo un patetico ricordo.

A proposito “l’osso di Ishango” è il più antico reperto (20.000 a.C.) che riporta rudimenti di conto, Fibonacci (XII secolo) per calcolare lo sviluppo dei conigli ideò la successione omonima e il rinascimentale Luca Pacioli è noto per aver introdotto nelle sottrazioni la lettera “m” (minus) e nelle addizioni la lettera “p” (plus) poi sostituite dal trattino – e dalla crocetta +.

Ma questa è un’altra storia.

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