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Gestione Covid-19: due storie a confronto, chi lavora per se stesso e chi per il Paese

Ambientalista
Annalisa Malara
Annalisa Malara

In questi giorni ho letto due storie che mi hanno colpito molto.
La prima è quella di Annalisa Malara. È un nome che a molti di voi non dirà niente ma è il medico anestesista che ha ufficialmente scoperto che il virus aveva infettato un cittadino europeo. È stata lei infatti che ha violato il protocollo e ha deciso di fare il tampone a Mattia, il paziente 1 di Codogno, salvando sicuramente la vita di Mattia e indirettamente quella di tante altre persone.
Oggi viene chiamata eroe (per quanto nell’intervista dica che ci sono due cose che non sopporta, che questa emergenza venga chiamata guerra e l’appellativo di eroi agli operatori sanitari), ma quella scelta di fare il tampone, forzando le regole, poteva costarle molto caro.
L’altra storia è quella che riguarda Andrea Urbani, il direttore generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute, che ieri ci ha fatto sapere che non è vero che nella gestione del virus si è perso tempo, che loro erano pronti da fine gennaio e che da allora esiste un piano segreto e che fra i vari scenari ce ne era uno particolarmente catastrofico dove venivano previsti fino a 800.000 morti. Ora, al di là del fatto che se esiste un piano segreto che fai, lo riveli a emergenza ancora in corso? Aggiungo inoltre che il Presidente del Consiglio Conte più di una volta ha detto agli italiani che in questa emergenza sarebbe stato sincero e trasparente. Insomma qualcuno non sta dicendo la verità.
Il punto cruciale però è un altro. Non è che basta disegnare uno scenario catastrofico, evitare quei livelli e credere che tutti ti dicano bravo.
Anzi a me vengono dubbi ulteriori, se c’era un piano dove era chiaro a cosa stavamo andando in contro, perché si è iniziato ad aumentare il numero di terapie intensive solo a marzo? Perché ci veniva detto starnutite nel gomito, e perché ci dicevano che le mascherine erano inutili e oggi le mascherine sono sostanzialmente obbligatorie? Mi fermo qui, ma i dubbi e le domande potrebbero essere ancora molte.
Ecco in queste due storie ci vedo la metafora del nostro Paese.
Da un lato c’è chi elabora piani segreti, utili a salvare la propria reputazione, più che a salvare la Nazione. Dall’altro c’è chi agisce con coraggio, sfida le regole, mette a rischio la propria carriera: ma sono queste ultime persone che salvano l’Italia, ci ispirano e ci restituiscono l’orgoglio di essere Italiani.
Il fatto che in questo post chi pensa a se stesso sia un uomo e chi salva il Paese sia una donna, è sicuramente un caso.

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