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Gli anziani contro i giovani (e questi ultimi hanno la peggio). L’Italia e la pandemia.

© 2020, Giordano Di Fiore
© 2020, Giordano Di Fiore

Altro che misure discriminanti, altro che l’eugenetica contro gli anziani improduttivi: il nuovo dpcm ribadisce solennemente che l’Italia è un Paese per vecchi.

Assistiamo quotidianamente a pericolosissimi assembramenti, sui piazzali delle chiese, ai mercati rionali, ai giardinetti con campo bocce annesso. E lo dico senza ironie, né tentativi iperbolici o lirici. E’ l’esperienza che ciascuno di noi può fare, nelle nostre mattinate risparmiate dal lockdown. Laddove, al contrario, sono vietati ristoranti, bar, o semplici passeggiate serali.

In molte occasioni, su questo ed altri blog, ho parlato di un mondo che ha sostituito la dinamica di classe ad una dinamica pseudo-corporativa definibile come un’organizzazione sociale a bolle. Le stesse bolle proposte per gli sportivi professionisti. Spazi non comunicanti tra di loro, se non conflittuali. Giovani contro vecchi è una rappresentazione semplicistica, ma funzionale.

Il dpcm è l’ultimo tassello di un percorso che dura anni. Favorito, anzi caldeggiato dai social media e dalla iper-connettività. Comunicazione fondata sul dualismo, sul manicheismo, sul vero o falso, giusto o sbagliato, a favore o contro. Senza possibilità di argomentazione, né di mediazione. Il risultato è la morte della comunicazione e lo strutturarsi di una società sempre più iniqua, spesso basata sul privilegio e l’assenza di regole logiche.

Vecchi contro giovani, assembramento al mercato versus movida è il risultato di tutto questo. Non c’è un fondamento scientifico. Alla base c’è solo una miope ricerca di consenso. Meglio: la strutturazione di una politica che cerca esclusivamente di accontentare chi dispensa il consenso. Senza nessuna visione strategica per il futuro.

E ne abbiamo le prove, non è una chiacchiera da bar.

L’Italia è la nazione che più sta soffrendo il peso della pandemia, sotto tutti i punti di vista. Economico, sociale, politico, sanitario.

Abbiamo un’infinità di morti, pur essendo quelli che hanno fatto il confinamento più duro di tutti. Gli sforzi della scorsa primavera sono stati completamente vanificati. La nostra risposta ad un virus fuori controllo è sempre la stessa: seguire un consenso facile, penalizzando coloro che sono più deboli e scarsamente rappresentati. E, come avete capito, non si tratta degli anziani, i quali, buon per loro, godono di una special relationship con chi governa. Perché sono tanti, la maggioranza, e perché sono quelli che hanno i soldi.

I deboli, al contrario, sono i giovani, sono i piccoli imprenditori, gli esercenti, commercianti e bottegai.

I giovani, in particolare, diventano il capro espiatorio utile a giustificare l’inattività più totale, stimolando anche l’attività delatoria dei competitor più anziani.

E dunque, si arriva al paradosso descritto all’inizio dell’articolo: anziani che si lanciano uno contro l’altro al mercato come se non ci fosse un domani, mentre le vie della movida diventano luoghi di meditazione eterna (per non chiamarli cimiteri), in cui la pace assoluta è interrotta solo dagli spacciatori, sempre presenti e ringalluzziti. Chi è di Milano, si faccia un giro di straforo in Corso Como già dalle ore 20, se vuole capire di cosa sto parlando.

Sapevamo tutti che trasporti e scuole andavano messi in sicurezza. Ma il nostro caro Governo ha preferito non fare nulla e tentare la sorte: tanto può sempre contare sui moralisti della movida. Quelli che si scagliano contro i runner, contro gli aperitivi all’aperto, contro quelli che d’estate hanno avuto la fortuna di andare in Sardegna.

Ma il punto vero è un altro: grazie a questa furbesco flirtare con il consenso facile, l’Italia in meno di un anno ha cancellato centinaia di anni di lotte per la conquista di diritti essenziali. Potevamo, più o meno, definirci una democrazia liberale, concetto piuttosto evoluto.

Ora, abbiamo perso diritti che nemmeno il peggior fascismo ha mai cancellato: parliamo di diritti basilari, facenti parte del codice genetico umano, prima di qualsiasi codice o comma legislativo. Uscire di casa per farsi una passeggiata. Incontrare degli amici. Pranzare con la propria famiglia o con i propri cari.

Ecco perché questo governo è tragicamente colpevole. Il continuare a non fare nulla (siamo già al secondo lockdown e non c’è in cantiere niente), corteggiando quella porzione della popolazione che li tiene in vita, è drammaticamente pericoloso.

La crisi economica ci lascerà non solo più poveri, ma alla mercé delle grandi multinazionali, che peraltro non restituiscono quasi nulla alla collettività. E la crisi di democrazia e dei diritti ci lascerà totalmente incapaci di reagire, perché in questi mesi abbiamo imparato ad obbedire, in virtù di una cieca irragionevolezza di Stato.

Noi chiediamo un piano strutturale dei trasporti, che consenta di far fronte alle esigenze di mobilità in sicurezza di milioni di persone. Noi chiediamo una radicale riorganizzazione del sistema scolastico, che sia in grado dare la risposta giusta ad un Paese moriente.

Perché è un atteggiamento killer ed ipocrita quello di tenere chiusa la gente in casa la sera, ma obbligarli a suicidarsi su mezzi pubblici non all’altezza. E non basta fare un dpcm che dura un mese in cui si parla di capienza al 50%. Si tratta di lavorare strenuamente ad un piano che rivoluzioni gli orari del lavoro e delle scuole, facendo accordi con le grandi aziende e strutturando un radicale ripensamento dell’organizzazione scolastica.

Lo ripetiamo spesso: la direzione è opposta alle chiusure vespertine. Al contrario, lavoro e scuola vanno spalmati su tutto l’arco della giornata. E non basta: al nord c’è estremo bisogno di docenti. Abbiamo classi di 25-30 alunni, pur conoscendone la pericolosità.

Anche sulla sanità c’è un totale stallo. E non è sempre o soltanto colpa del titolo V.

Quel che è peggio è il cambio di mentalità: una Repubblica fondata sul lavoro che oggi poggia soltanto sul sussidio di stato e sul privilegio. Nella quale il lavoro pubblico è diventato una fortuna, laddove al contrario l’imprenditoria si è trasformata in una condanna.

Meriterebbe un articolo a parte: pensionati e lavoratori pubblici devono contribuire al sacrificio richiesto all’impresa. E se ne deve discutere immediatamente, prima che finiscano completamente i soldi, per ristori che non arriveranno mai, o quantomeno mai in maniera sufficiente. Ma, anche in questo caso, si andrebbe contro il consenso facile. Meglio insabbiare la testa.

E se domani stesso fosse disponibile il vaccino, e ci trovassimo improvvisamente senza più virus, anche così l’Italia sarebbe irrimediabilmente cambiata. In peggio. I silenzi cimiteriali che si abbattono in serata sulle nostre città ce lo urlano distintamente.

 

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