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Governo, amministrative, Europa, partito unico, sicurezza: a tutto campo con Augusta Montaruli (FdI)

Giornalista, comunicatore, fondatore di Velocitamedia.it
Governo, amministrative, Europa, partito unico, sicurezza: a tutto campo con Augusta Montaruli (FdI)

Dal governo al ministro Speranza, dall’Europa alla sicurezza, fino alle amministrative e alla discussione interna al Centrodestra. Non si sottrae a nessuna delle nostre domande Augusta Montaruli, deputato di Fratelli d’Italia.

Torinese e torinista (con tanto di mascherina granata in bella vista), la Montaruli, classe 1983, è una  “giovane esperta” del partito di Giorgia Meloni.

Onorevole Montaruli, partiamo dalla gestione della crisi pandemica da parte del ministro Speranza. FdI ha ottenuto la pubblicazione dei verbali del Cts nel periodo del primo lockdown. Cos’altro non è andato?

Innanzitutto, la campagna vaccinale è in estremo ritardo. Ancora adesso presenta una confusione cronica. Una situazione che sussiste anche per i continui cortocircuiti comunicativi – come le informazioni contraddittorie su AstraZeneca – e nonostante la voglia degli italiani contribuire al successo della campagna. In generale, però, bisogna dire che la politica di gestione della pandemia è deficitaria. Si continua a parlare di emergenza, ma in realtà siamo in piena fase non emergenziale, bensì di gestione del fenomeno. Quindi sarebbe ora di dire basta a misure restrittive che non tengono in considerazione altre ricadute, quali quelle economiche e di salute mentale.

Niente di nuovo neanche oggi sul fronte amministrative: a Roma e nella sua Torino i candidati sono partiti, a Napoli già da un po’. Mancano all’appello Bologna e Milano. Qualche frizione o è l’evoluzione naturale del dialogo?

Credo sia il naturale percorso di una coalizione compatta. Ci troviamo all’interno di una grande sfida: quella di dare un’amministrazione degna a città – lo voglio sottolineare – governate tutte dal centrosinistra. È questa la ragione per cui ci stiamo mettendo un po’ più di impegno e qualche incontro in più. Ma l’attesa premia, e lo vediamo dal calore con cui i cittadini si interfacciano con i candidati nelle città dove questi sono già in campagna elettorale.

Mi dà un assist per parlare di partito unico, federazione, coalizione: da FI insistono per il tutti dentro, compreso FdI. Qual è la formula migliore per il Centrodestra? Non vede il rischio, come paventano molti, di imbucarsi in un vicolo cieco?

Il Centrodestra è una coalizione, e noi ci fermiamo a questo: a ragionare in termini di coalizione. Riprendo le parole di Giorgia Meloni: tutto quello che non riguarda la coalizione e che riguarda gli altri partiti, ovviamente non ci riguarda. Pur stando noi all’opposizione e i nostri alleati in maggioranza, andiamo compatti alle amministrative. Non si può affatto dire lo stesso dei nostri avversari, che solo a Napoli hanno un candidato condiviso e che anzi stanno utilizzando questa tornata elettorale per posizionarsi vicendevolmente e, addirittura, alle volte anche per farsi la guerra all’interno dello stesso partito.

Dal G7 in Cornovaglia, molto su sostenibilità e Recovery, meno su controllo dei flussi di immigrazione e sui meccanismi di solidarietà. Immagino ve lo aspettaste.

Che questa Europa non sia solidale con l’Italia è di tutta evidenza. Subiamo la reprimenda da parte di ministri degli Stati membri, ultimo un ministro francese, senza però vedere mai nessun aiuto concreto all’Italia. L’Accordo di Malta per noi è un non accordo: solo promesse-slogan, peraltro non mantenute. Come Fratelli d’Italia sostiene da tempo, l’unico metodo per governare il fenomeno è quello che mediaticamente viene definito “blocco navale”, e che la Meloni ha più volte avuto occasione di spiegare: nient’altro che l’interdizione alle partenze. È il solo modo serio per dimostrare solidarietà all’Italia e ai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e per risolvere un problema che riguarda tutti gli Stati. Giova ricordare che proprio via mare sono arrivati in Italia e poi in Europa moltissimi clandestini che hanno commesso atti terroristici.

La straziante vicenda di Saman Abbas, tra un matrimonio combinato rifiutato e un corpo che ancora non si trova, ha riproposto con forza il tema dell’integrazione degli islamici in Italia. Come bisognerebbe approcciare questo tema?

Senza buonismo e senza ipocrisia, innanzitutto. Bisognerebbe evitare di utilizzare il fatto di cronaca in maniera strumentale, come grimaldello per parlare di tematiche come lo Ius soli. Lo Stato riconosce alle nuove generazioni il sacrosanto diritto di dire no al matrimonio combinato. Tuttavia, ciò sembra non sia bastato per dare aiuto alla ragazza, nonostante le numerose denunce. Pare che in certi socio-politici serpeggi la tendenza ad accettare alcune pratiche come retaggi delle culture di provenienza. Dunque, deve essere chiaro, senza giri di parole, che qui non può trovare spazio nessun atteggiamento che si allontani dai valori e dalle regole italiani e non può esserci nessuna legislazione parallela. Tollerare tutto questo non è un aiuto all’integrazione, piuttosto un danno agli stessi immigrati che, come nel caso di Saman, avevano scelto di vivere come la patria che l’aveva ospitata.

La disputa sui Marò si è chiusa dopo quasi dieci anni con un risarcimento in favore dell’India. Lo reputa un giusto finale?

Per quello che mi riguarda, la vicenda dei Marò non doveva neanche iniziare. Ogni minuto che questi due italiani hanno trascorso con questa spada di Damocle è stato un minuto di vergogna.

Lei è molto attiva nel suo territorio di origine, che è Torino. Tra un mese scadranno gli ammortizzatori sociali per i 400 dipendenti licenziati da Embraco: che prospettive vede?

La proposta di una proroga degli ammortizzatori sociali non può essere risolutiva. Il problema richiede un intervento molto serio da parte dello Stato nell’ottica di un piano industriale serio, che garantisca gli insediamenti esistenti e un futuro alle famiglie gravate dal peso schiacciante della crisi. Solo nello stabilimento di Chieri parliamo di 400 famiglie che rimangono senza lavoro e senza un aiuto concreto. I sindacati e Regione Piemonte avevano fissato al 30 giugno la deadline per il governo, che però non ha dato ancora alcuna prospettiva. Il nostro ruolo in Parlamento sarà quello di chiamare l’esecutivo a dare una risposta circa piani alternativi e al rispetto dei termini fissati per dare certezze alle famiglie e a un territorio, come quello del Piemonte, che non può affatto permettersi di assistere inerme alla fuga di insediamenti industriali.

Chiosa finale e risposta secca: qual è il suo pensiero su Mario Draghi?

Una persona certamente autorevole, ma non basta una persona autorevole a fare una maggioranza solida e un governo credibile. Questa è una maggioranza-minestrone, e Draghi ne è purtroppo il rappresentante, come capo del governo. A parte il cambio Arcuri-Figliuolo, non vi è discontinuità rispetto a Conte. Non abbiamo visto una svolta, anzi addirittura misure più restrittive.

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