Bisognerebbe smettere di chiamare lobbying ciò che lobbying non è. Chiariamo subito un punto: i lobbisti non pagano nessuno per ottenere l’approvazione di nuove norme o la modifica di quelle esistenti. Dovrebbe essere un’affermazione scontata, quasi un assioma. Eppure, ogni volta che esplode uno scandalo, questa verità viene rimessa in discussione.
È successo nel 2025 con il Huawei-gate, che ha coinvolto il Parlamento europeo. Secondo la procura belga, rappresentanti legati alla multinazionale cinese avrebbero cercato di ottenere posizioni politiche favorevoli attraverso pagamenti, regali, viaggi e inviti a partite di calcio. Le indagini sono ancora in corso, ma la distinzione concettuale è già chiara: presentare argomenti e informazioni a un decisore è lobbying; offrirgli vantaggi personali per condizionarne le scelte è corruzione. Il fatto che simili condotte possano nascondersi dietro l’etichetta del lobbying non le trasforma in attività di lobbying, così come una falsa fattura non trasforma una frode in una normale operazione commerciale.
Negli ultimi anni si è affermata l’espressione élite capture che, se non viene spiegata, porta ulteriore confusione. Per PRIMOPIANOSCALAc di Telos A&S ne abbiamo parlato con Matthew Wale, primo ministro delle Isole Salomone, che ci ha aiutato a fare chiarezza. «Molti cittadini condividono la stessa preoccupazione: la sensazione che troppo spesso le decisioni più importanti vengano prese lontano da loro e che i benefici della crescita economica non siano distribuiti in modo equo. È ciò che ho spesso definito élite capture: la concentrazione del potere, delle opportunità e delle risorse nelle mani di pochi, mentre la maggioranza resta ai margini».
La differenza tra lobbying ed élite capture è sostanziale. Il lobbying cerca di persuadere, l’élite capture, invece, punta a condizionare in modo stabile il processo decisionale, concentrando il potere nelle mani di un gruppo ristretto e riducendo il pluralismo del confronto. Il lobbying è fisiologico nelle democrazie, dove nessun governo può conoscere gli effetti delle proprie decisioni senza confrontarsi con chi rappresenta i diversi interessi della società. L’élite capture è invece una patologia, perché sostituisce il confronto con meccanismi poco trasparenti.
Le parole contano. Chiamare “lobbying” ciò che si avvicina anche solo allo scambio di favori non aiuta a combattere la corruzione. Serve soltanto a delegittimare la rappresentanza degli interessi. E una democrazia senza rappresentanza degli interessi è una democrazia meno informata, non una democrazia più pulita.
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