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La fumata era bianca. Un racconto. 4

Giornalista e saggista
La fumata era bianca. Un racconto. 4

Riassunto: il nuovo Papa è stato eletto ma nella Sistina si continua a discutere. Sono stati chiamati anche i cardinali non elettori e il cardinale Camerlengo annuncia alla folla, sconcertata, in Piazza San Pietro, che bisogna attendere ancora prima di avere un annuncio ufficiale.

Interminabile. La giornata era interminabile. Alle 6 del pomeriggio nella Cappella Sistina la discussione era in pieno sviluppo. Il Papa, eletto ma ancora non in carica, aveva spiegato la situazione. E da lì in avanti si parlava, a pieno ritmo, pur se in maniera ordinata. La stanchezza prevaleva e tuttavia i cardinali non rinunciavano ad esprimere un’opinione.

Qualcuno si era spinto all’estremo. «Venerabili fratelli – aveva detto il cardinale Bruce arcivescovo emerito di Boston, non elettore – dovete ammettere di avere sbagliato a scegliere questo Papa. Se il primo risultato è lo sconquasso al quale assistiamo, dobbiamo dire che non è questa la Chiesa che ci serve. Dovete riprendere a votare e scegliere un altro». Troppo stanchi per reagire a una posizione così estrema, molti cardinali si erano però agitati a disagio nei loro scranni.

«Ma no! – esclamava di rimando il cardinale Buldiga, venezuelano, segretario di stato – in fondo il nuovo Papa chiede rispetto per se stesso, per la diocesi dalla quale proviene, per la sua chiesa locale. Non c’è niente di sbagliato. Certo la prassi non è consueta ma del resto in cento anni abbiamo assistito a tanti cambiamenti rispetto alla vetusta tradizione del passato. Se il Papa chiede rispetto per i suoi sentimenti mi sembra normale acconsentire anche se certamente procura dei problemi. In fin dei conti siamo tutti esseri umani, di carne ed ossa».

Il cardinale Pierre Nguyen Quang stava seduto e anche così risaltava l’imponenza della figura. Aveva respirato a fondo molte volte nelle ultime ore. Prima quando aveva capito che la scelta stava cadendo proprio su di lui. Per un lungo istante il pensiero di rifiutare era diventato prepotente poi si era reso conto che quel conclave era già stato fin troppo lungo, e non poteva davvero accentuare ancora di più divisioni assai profonde. Diversi modelli di Chiesa si stavano confrontando e scontrando.

Da una parte c’era un’America Latina fortissima per numero di fedeli e di cardinali, che reclamava ulteriori cambiamenti nelle modalità di governo, nel reclutamento del clero, nell’organizzazione delle parrocchie. Dall’altra c’era l’Asia che voleva mettere la parola fine all’eccessivo predominio teologico dell’Occidente ed imporre quelle svolte nella formazione e nell’organizzazione che alla fine degli anni Ottanta e Novanta del Ventesimo secolo erano state bloccate anzi impedite. Adesso finalmente i seminari sarebbero stati chiusi e i giovani sacerdoti mandati in tirocinio direttamente tra le parrocchie. La mentalità locale doveva venire rispettata e la teologia occidentale doveva restare patrimonio della storia, per individuare una maniera di parlare del Vangelo adatta alla mentalità asiatica. Basta una volta per tutte con la pretesa di salvezza portata da Cristo per tutti gli uomini a prescindere dalla loro religione! E poi l’Africa: era cresciuta e di molto e voleva espellere tutto il clero missionario rimasto, attingere alla tradizione animista, lasciare che i sacerdoti potessero sposarsi e avere famiglia. Se la famiglia è il modello della chiesa in Africa e del popolo di Dio, come riaffermato da ben due sinodi del Novecento, era il momento di rendere vera ed effettiva la famiglia anche per il clero. E poi l’Europa che stava diventando insofferente alla religione. Molti paesi da tanti anni avevano abolito le feste cristiane del Natale e della Pasqua, sostituite con dei culti sincretisti ed interreligiosi, nel nome di una pretesa di accoglienza e uguaglianza culturale. E i governi premevano per cancellare in modo unilaterale i concordati stipulati nei decenni precedenti. Addirittura in Italia, sede del papato, c’era una fronda politica trasversale e in crescita che premeva per cancellare il concordato e abolire lo stato vaticano. E quel che era peggio: molti cardinali erano d’accordo, spinti dagli episcopati e dai fedeli che chiedevano cambiamenti e non soltanto ristrutturazioni di facciata.

Mentre i cardinali discutevano, sempre più stancamente, il Papa eletto ripensava agli interminabili dibattiti di quei giorni di conclave e dei dieci giorni precedenti. E poi il pensiero fluttuava su se stesso. Davanti a tanta confusione sul futuro della Chiesa, la sua richiesta era semplice e precisa: una pausa per ritornare a casa, salutare gli amici, la famiglia, i fedeli, prima di prendere possesso di una carica di cui avrebbe portato il peso per molto tempo. Aveva 50 anni, si sentiva nel pieno delle forze, sarebbe stato un ottimo cardinale per la sua diocesi e il suo paese. Ora tutti quei progetti erano stati cancellati ed almeno doveva avere il tempo di dire qualche addio, di salutare le persone care. E non era una possibilità negoziabile, altrimenti avrebbero dovuto scegliersi un altro Papa.

4 – continua

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