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La salute il bene comune che va difeso con la medicina territoriale più protagonista

La salute il bene comune che va difeso con la medicina territoriale più protagonista

Gli Stati Generali, le ultime riaperture, l’avvio di tutte le attività produttive, la libera circolazione tra le Regioni ci hanno di fatto consegnato alla fase 3, la fase del rilancio economico, sociale e occupazionale del nostro Paese. Un momento molto delicato di cui tutti sentiamo forte la responsabilità. La politica deve accompagnare il sentimento di un popolo che, uscito dal lockdown, ora, con prudenza, mascherine e distanziamento sociale, prova a ricominciare una vita “normale”.   Innanzitutto bisogna mettere in campo azioni concrete di sicurezza sanitaria per una ripresa anche psicologica, riattivando il lavoro, l’incontro con gli affetti e – perché no – anche assecondando la voglia di svago dei cittadini, ricordando sempre la perdita di vite umane, soprattutto tra i nostri genitori, nonne e nonni. La settimana scorsa in Senato abbiamo votato un ordine del giorno unitario, di tutte le forze politiche, sulla necessità di maggiori tamponi per tracciare i nuovi contagi e integrare l’intervento di test molecolari con quello sugli esami sierologici, dando informazioni corrette e tempestive alle cittadine e ai cittadini con procedure uguali sull’intero territorio nazionale. Dispiace che il giorno dopo, il 10 giugno, la minoranza parlamentare non abbia votato il decreto del Governo sulle misure urgenti in materia di studi epidemiologici e statistiche sul Sars-Cov-2, una questione importante, essenziale in questo momento di pandemia per indagare lo stato immunitario della popolazione, un obiettivo indispensabile perché sappiamo tutti che questo virus è pressoché sconosciuto alla comunità scientifica mondiale. Il Paese in questa fase ha bisogno di tanta fiducia e collaborazione delle cittadine e cittadini, tra le forze parlamentari di maggioranza e di opposizione per garantire con maggiore consapevolezza la programmazione sanitaria del futuro anche con un piano emergenziale preciso. Non dobbiamo permettere che si ripeta mai più quanto è accaduto. Famiglie di persone con disabilità che si sono trovate, da un giorno all’altro, di fronte alla chiusura dei centri diurni e dei centri semi residenziali, spesso senza l’aiuto degli operatori sanitari domiciliari. È assolutamente necessario rafforzare la medicina territoriale in tutte le Regioni. Una migliore e più efficiente medicina di territorio, come avviene ad esempio in Germania, risponde all’indicazione dell’OMS di tracciare, testare e trattare i pazienti precocemente, solo così potremo stare vicini alle persone e riprendere quel cammino di vicinanza anche rispetto ad altre malattie che non siano il Covid. È indispensabile non trascurare più -com’è successo troppo spesso durante le settimane di emergenza- pazienti cardiopatici o con patologie pregresse. Per raggiungere un tale obiettivo occorre la costituzione di task force di tutte le professioni, dai medici, agli infermieri, agli assistenti sociali, i quali, mantenendo la propria autonomia, possano collaborare in maniera strutturale diagnosticare precocemente i malati di Covid ma anche curare a casa molte patologie. In tal modo rendiamo più tranquille famiglie e persone sostenendoli nel superamento della paura senza abbandonare la prudenza che dobbiamo ancora avere rispetto al virus.

 

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