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La semplificazione “prima la salute poi l’economia” è da irresponsabili

Esperto di politiche attive del lavoro
La semplificazione “prima la salute poi l’economia” è da irresponsabili

Si parla in questi giorni, e molto a sproposito, della prevalenza che deve avere la salute sull’economia. Si sente dire “prima la salute poi l’economia”, come se le due cose fossero realtà separate senza alcuna interdipendenza. Ed è ancor più preoccupante che queste considerazioni provengano da fonti autorevoli, talvolta anche governative. I due concetti sono indissolubilmente legati. Lo saranno sempre di più in futuro, soprattutto alla luce delle scelte e degli investimenti da fare sulla sanità per correggere gli errori, che abbiamo duramente pagato in queste settimane di crisi pandemica.

Non mi risulta che i paesi poveri abbiano una sanità di eccellenza. Non sono capaci di garantire prestazioni ordinarie di qualità e non sono assolutamente in grado di gestire gli attacchi di epidemie devastanti con strumenti appropriati. Anzi. Maggiore è il sottosviluppo economico e più drammaticamente inadeguato risulta il sistema sanitario. Questo comporta inevitabili diseguaglianze, ingiustizie e privilegi, ancor più insopportabili ed odiosi quando si parla del diritto alla salute e quindi alla vita. La ricerca scientifica, l’Università, le strutture ospedaliere, i servizi territoriali, i costi economici degli operatori non si pagano da soli.  I paesi economicamente sviluppati possono dare prestazioni sanitarie  inimmaginabili in quelli che non lo sono.

L’epidemia della “spagnola” all’inizio del Novecento fece tra i 70 ed i 90 milioni di morti, più della somma dei caduti della prima guerra mondiale. L’Europa veniva da cinque anni di guerra devastante e fu solo la selezione naturale a decidere chi sarebbe morto e chi guarito.  La grande intuizione del concetto di redistribuzione del reddito, da lì a qualche decennio, farà la differenza.  Nasceranno le politiche comunemente note come welfare o Stato sociale.

Sono, però, politiche che dipendono dalla precondizione che qualcuno il reddito lo produca. Solo ciò che si produce può essere redistribuito. Caso mai la discussione può vertere su quali settori privilegiare, ma ciò che non si produce non può essere redistribuito. Quindi, la sanità è indissolubilmente legata a quello sviluppo economico che consente ai Governi di poter finanziare il sistema sanitario stesso.

Non può quindi esserci sanità moderna, efficiente e soprattutto che garantisca le proprie prestazioni a tutti i cittadini, senza un’economia forte e strutturata. Pensare di riproporre la rudimentale semplificazione “prima la salute poi l’economia” è irresponsabile. Deriva dall’ostinata ed ottusa riproposizione di politiche che consideravano alcuni fattori “variabili indipendenti” dalle condizioni economiche generali. Ecco perché è necessario tornare a “produrre” quanto prima

Salute e sviluppo economico devono camminare insieme, immaginando modelli di sviluppo rispettosi e funzionali al rispetto ed alla salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo. Su questo moltissimo resta da fare ed andrà fatto. Basta, però, con le semplificazioni e gli slogan. Basta pensare al futuro guardandosi solo alle spalle, rifacendosi a modelli per qualcuno rassicuranti, ma ormai fuori dal tempo e dalla storia che hanno frenato e frenano ancora la modernizzazione, riformista, del nostro paese.

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