Può il vino diventare elemento inclusivo di un’intera Comunità? Presso il Palazzo Giustiniani a Roma, il 28 luglio scorso, Marian Drufovka, Sindaco del Comune di San Floriano del Collio-Steverjan, ha dato risposta positiva portando a testimonianza un dono prezioso: “il vino della comunità”, un bianco friulano pregiato nascente dalla vendemmia paesana ove i noti vinificatori locali ne donano in parte ogni anno alle Istituzioni.
Durante un evento volto a valorizzare le eccellenze dei vini italiani con l’organizzazione della Senatrice Francesca Tubetti e alla presenza del Ministro Luca Ciriani, del Presidente della Commissione Agricoltura del Senato Luca De Carlo e del Sottosegretario di Stato all’Agricoltura Patrizio La Pietra, il giornalista e storico Stefano Cosma ha illustrato la storia della viticoltura del Collio con focus sulle varietà autoctone che compongono il bianco Doc Collio.
(Tocai) Friulano, Ribolla gialla e Malvasia (Istriana): queste le tre protagoniste. Il vino «Ribolla» è il più antico del Collio, citato già nel XIII secolo e presente a San Floriano sin dal Medioevo, ma anche la Malvasia. Del «Toccai» invece la prima menzione si ritrova nella dote di una nobildonna del 1632, Aurora Formentini e già nelle Guerre del 1615-17 il bottino fatto dai soldati Veneziani a San Floriano del Collio fu di ben «300 carri di vino esquisitissimo!» Nel 1888 alla Fiera dei vini tenutasi a Trieste, dalla Contea di Gorizia giungevano ben 16 espositori. Sul mercato austriaco era chiamato Coglianer Görzer Weisswein.
Nel primo ‘900 a San Floriano si spumantizzava la Ribolla e dopo la Grande Guerra furono avviate viti di Sauvignon, Pinot bianco, Riesling, Merlot e della tradizionale Ribolla gialla appunto. Erano gli anni ‘20 e ’30 quando Re Vittorio Emanuele III e laRegina Elena furono ospiti in Municipio a Gorizia ove, in abbinamento alla “tazza di brodo reale”, fu loro servito l’uvaggio “Vino bianco del Collio”. Addirittura in un listino dei prezzi del 1928 compare il “vino bianco del Collio”: da 270 a 300 lire ad ettolitro, uno dei più costosi dell’epoca. Il Collio, che era stato per secoli dominio Asburgico, diventava poi Regno d’Italia e da lì Italia ma mai la sua vocazione, e in particolare di questo piccolo paese arroccato sulle colline goriziane proprio sul confine con la Slovenia, è mutata.
Può allora un alimento come il vino rappresentare l’identità di una Comunità e costituire, al tempo stesso, elemento di inclusione sociale e istituzionale? Il Comune di San Floriano del Collio ci insegna che questo, riscoprendo la propria storia, è possibile.
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