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La Strage di Viareggio, la strage di Ustica, Jaspers e la ricerca della verità

Direttore d'orchestra
La Strage di Viareggio, la strage di Ustica, Jaspers e la ricerca della verità
Il 29 giugno 2009, alle 23.48, il deragliamento del treno merci 50325 Trecate -Gricignano, dovuto ad un cedimento strutturale dell’asse di un carrello del primo carro cisterna, come gli altri 13 carri zeppo di GPL, ha dato il via a quell’inferno di fuoco ed esplosioni che ha portato, in diversi giorni, alla morte di 32 persone. Le cisterne appartenevano alla società multinazionale Statunitense GATX.

La sentenza di primo grado del 31 gennaio 2017 ha comminato una pena intorno ai 7 anni per i vertici di Ferrovie dello Stato, Trenitalia, e Rete Ferroviaria Italiana, oltre a pene, più pesanti, per i vertici della stessa GATX e Jugenthal di Hannover, dove fu controllato l’assale che in seguito si ruppe. Mauro Moretti, allora AD di FS, nel febbraio 2010, in una audizione al Senato, ha parlato, a proposito della tragedia, di “spiacevole episodio”. La GATX aveva dato disponibilità, nei mesi successivi alla tragedia, al risarcimento immediato delle vittime, ritirandola poi solo un mese dopo di fronte alle richieste di 40 parti lese.

Lo Stato, allora con la Presidenza di Enrico Letta, decise di non costituirsi parte civile nel processo. Il 4 giugno 2013 fu licenziato da FS il ferroviere Riccardo Antonini, per rottura del “vincolo fiduciario tra azienda e dipendenti”, già querelato da Moretti, per essere stato consulente delle famiglie delle vittime. In particolare attraverso questo ultimo episodio, cioè un episodio di “pressione” perché la verità scompaia, possiamo collegarci ad una altra strage, commemorata in questi giorni, quella di Ustica del 26 giugno 1980, di cui é appena stato celebrato il quarantennale. In quell’occasione una serie incalcolabile di avvenimenti avversi, si opposero tenacemente alla ricerca della verità, per esempio il marinaio Brian Sandlin, di servizio sulla portaerei nucleare americana Saratoga, in quei giorni di stanza a Napoli, ha improvvisamente rivelato a giornali e alle televisioni, 37 anni dopo la strage, di ricordare che il giorno della strage due caccia rientrarono sulla portaerei senza missili perché avevano dovuto effettuare una operazione di guerra contro Mig libici.

Quando egli viene interrogato dai magistrati cambia completamente parere, nega tutto e appare quasi come un’altra persona. Oltre a questo episodio ci sono una serie incredibile di misteri nei misteri in cui, inspiegabilmente, le persone che erano informate, sono decedute in circostanze fortuite e incidentali, a cominciare dal controllore di volo in servizio il giorno della tragedia Alberto Dettori, suicidatosi inspiegabilmente qualche anno dopo la tragedia, ma per esempio i due piloti di caccia italiana, Mario Naldini e Ivo Nutarelli, che effettuavano voli di ricognizione il giorno della strage, i cui jet inviarono ripetutamente segnali di allarme lo stesso giorno, morirono, entrambi, 8 anni dopo, quali piloti delle frecce tricolori, per una inspiegabile contemporanea avaria ai motori dei loro velivolo, in uno show presso la base NATO a Ramstein in Germania. Così come morí Henry Yochun II, nel 1982, il generale della 40th tactical Group della US Air Force di stanza in Italia.

Due stragi, quindi, che riguardano i due principali vettori pubblici italiani, le Ferrovie dello Stato e Alitalia, entrambe funestate, seppure in misura molto diversa, da pressioni, da tentativi di depistare la verità, da manovre occulte e dalla presenza di protagonisti stranieri. Ma perché, quale é la ragione profonda, dell’ostilità alla verità? Vorrei rifarmi al grande filosofo esistenzialista tedesco Karl Jaspers, morto nel 1969, il più grande studioso dei problemi della colpa, avendo scritto nel 1946 il saggio “la colpa della Germania” relativo alle responsabilità del popolo tedesco per le atrocità naziste.

Egli sostanzialmente afferma che le società attuali, per quanto libere, siano ancora pervase da una certa dose di autoritarismo, cioè da quella presunzione di “conoscere l’intero corso della storia” tipico per esempio del nazismo e del bolscevismo.La società autoritaria fonda una pianificazione totale sulla base di una supposta ed esibita conoscenza totale, conoscenza che deriva dal dogma di una conoscenza a priori che la società autoritaria possiede.

“Ma siccome a nessuno é possibile né attraverso la conoscenza né attraverso l’azione, afferrare la totalità del mondo, colui che nondimeno tenta di farlo deve di conseguenza conquistare il mondo con la forza, ma lo farà come un assassino che si impossessa di un cadavere, non come un uomo che cerca di entrare in relazione con altri essere umani per erigere un mondo comune”. Le parole di Moretti “spiacevole episodio”, e tutte le reticenze, i non detti, gli omissis di cui sono piene queste storie di stragi, sono rivelatrici di un atteggiamento, secondo questa impostazione, che riporta a un tentativo di oggettivazione della vita umana, come se, in nome della scienza, si potesse rifiutare tutta la complessità che compete alla esistenza umana, rigettandola nel regno della “soggettività, della emotività arbitraria ed istintuale”.

É presente quell’atteggiamento del “io possiedo la verità, la certezza”, con la conseguente svalutazione dell’uomo, che come abbiamo visto é caratteristica delle società autoritarie e che proviene, per la strage ferroviaria, da una ideologia del progresso assoluto, tipica del positivismo, e nel caso della tragedia di Ustica, da una ideologia di guerra, nella volontà di Valéry Giscard D’Estaing di eliminare Gheddafi.

Come dice Jaspers “la verità é qualcosa di infinitamente più dell’esattezza scientifica” e la filosofia é proprio lo strumento che serva alla chiarificazione dell’esistenza: “l’esistenza é inoggettivabile” dice Jaspers. Lo scopo della filosofia é proprio “di rafforzare la resistenza interiore contro la cinica propaganda di schiere faziose, come di difendere l’individuo dal cader preda di fedi assurde come quella che raggiunge il suo punto più alto nella confessione rilasciata in certi ridicoli processi”.

Ma le situazioni-limite, le situazioni tragiche, le tragedie immani della storia, ma anche le situazioni in cui ci troviamo di fronte la morte e la conseguente perdita di tutte le nostre possibilità , sono quelle in cui l’esistenza fa naufragio. “E quando l’io fallisce nel suo voler bastare a se stesso, si può dire che è pronto per quello che è l’altro di fronte a esso, cioè per la Trascendenza”. La tragedia in altri termini dovrebbe dischiuderci la possibilità di entrare in una dimensione nuova, in una verità intersoggettiva, una verità comune che dovrebbe farci costruire un mondo di relazione tra essere umani, e per dirla ancora con Jaspers, dobbiamo solo capire questo: “sapere se dal fondo delle tenebre un essere può brillare”.

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