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Legge anti rave, avevano ragione Michelangelo e Kant

Avvocato e scrittore
Legge anti rave, avevano ragione Michelangelo e Kant

Quando eravamo al liceo la tecnica era sempre la stessa: la prima ora di lezione. E già perché quando approdammo al ginnasio dagli esami di III media e poi quando successivamente varcammo le porte del liceo dopo il biennio ginnasiale, la prima ora di lezione con i nuovi prof ci faceva capire l’antifona e ci aiutava a preparare da subito, per i mesi (o anni) a venire, le contromisure da inguaribili e goliardici evasori dello studio.

Con la Meloni è uguale. Con i suoi primi passi abbiamo capito cosa ci aspetta.

Rapida e efficiente nelle prime settimane dopo il voto, tant’è che non appena ha ricevuto l’incarico da premier aveva già pronta la lista dei ministri da sciorinare ai media e al basito Mattarella, poco dopo la abbiamo vista cazzuta e determinata nei primi atti di governo. Perché se qualcuno l’avesse pensato il tanto caro “Dio, patria e famiglia” non era un aforisma vuoto, ma la formula magica per dimostrare che ci sa fare e che lei è la persona giusta per “mettere in sicurezza il paese” anzi, chiedo scusa, la “nazione”. (Con questi bisogna adeguare anche la semantica).

E così, con la parola “sicurezza” si rispolvera il tema tanto caro a Salvini.

Era la filosofia del feudalesimo medievale. Il signore che abitava il castello garantiva la protezione alla sua comunità e in cambio otteneva il riconoscimento del potere. E quando questo si incrinava per le troppe angherie bastava mandare una vedetta che si inventava un nemico alle porte per permettere al signore di riaffermare il potere o aumentare le tasse.

E già perché per essere eroi ci vuole per forza un nemico e se non c’è bisogna crearlo. E la tecnica è giocare sulla paura della gente che così invoca un capo dal quale ottenere protezione. Lo ha fatto e continua a farlo Salvini con i migranti, lo ha appena fatto la Meloni con la norma anti raduni.

E fa niente che abbia preso lo spunto dal rave meno rave di tutti visto che a Modena addirittura hanno sgombrato spontaneamente e senza ausilio di caschi blu e manganelli. Però era importante stare sul pezzo e mostrare di garantire alle famiglie che quei “pericolosi” raduni di giovani, in posti e orari insoliti e inadeguati, sono finalmente scongiurati. E così, come se i rave fossero l’unico o il primo problema del paese, giù col primo decreto legge che introduce il reato punito dall’art.434 bis del Codice Penale alla faccia di Nordio che aveva in animo una mega depenalizzazione e alla faccia di Berlusconi che i reati previsti dal codice li odia a prescindere.

Colpiremo solo i rave tuona il Ministro dell’Interno dimenticando che ora è Ministro e non più Prefetto. Peccato che la norma è talmente generica che dice esattamente il contrario.

E già perché innanzitutto il luogo può essere un qualunque “terreno o edificio pubblico o privato”. Poi i soggetti attivi sono “chiunque organizza o promuove l’invasione di cui al primo comma”. E infine il requisito oggettivo: essere “un numero di persone superiore a cinquanta”. La condotta, e qui siamo al ridicolo, è “la invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumita’ pubblica o la salute pubblica”.

In questa summa di generiche astrattezze, che Giustiniano si starà rivoticando nella tomba, (sì va bene l’espressione è dialettale perché si dice rivoltando ma converrete che è carina) la domanda che viene spontanea è capire chi, e con quali modalità e parametri, stabilisce quando un raduno possa essere “pericoloso…ecc.ecc” prima ancora che si svolga.

Forse al Viminale avranno pensato di introdurre una nuova tecnica per la sicurezza, quella dell’indovino. Del resto non sarebbe complicato: il Prefetto chiede all’indovino di dare le carte e quello dice se l’evento “xyz” finirà a rissa o a caciara e il più è fatto.
Soprassedendo al più italico degli intercalari che comincia con “ma vaff…”, c’è da chiedersi infine dove sta scritta la parola rave da assicurare, come ha dichiarato il Ministro, che l’obbiettivo è colpire (o meglio vietare) solo questo tipo di manifestazioni, (ammesso che siano pericolose).
Ma la verità è un’altra. Così come é stato scritto il testo, il divieto è applicabile a qualunque raduno di qualsivoglia natura o genere e quindi occhio a matrimoni, funerali e prime comunioni perché, pur se limitate gli invitati o partecipanti a 50, se si infila all’ultimo momento il prete, come spesso succede, vi beccate 3 anni se siete tra gli sposi e 2 se siete tra gli invitati.

Ma l’invasione deve essere arbitraria, eccepirà il solito sapientone che si sente furbo.

Bene, è vero. Ma diventa la migliore linea difensiva per avvocati bravi e non. Basta avere un permesso di accesso dal proprietario e a quel punto fa niente se si radunano un milione di persone e se se le danno di santa ragione tanto la invasione non è arbitraria.

Che poi questa parola “invasione” è diventata una ossessione.

Salvini, che vuole fare il Ministro dell’Interno, quello della Difesa, quello del MIT per comandare le forze navali della Guardia Costiera, vede invasori ovunque ed è già pronto come Batman ad andare a difendere i sacri confini della patria anche quando è adagiato tra le tettone del Papeete.

Ora ci si mette anche la Meloni.

Il consiglio è di evitare di fare le cose con precipitazione e poi di curare la lingua italiana e non solo. È chiaro che con queste righe non vogliamo giustificare le accozzaglie di giovani, pericolose per rischi di risse e per loschi traffici. Ma certe cose si regolano con i controlli e non con i divieti, perché poi i giovani alla fine hanno pure il diritto di divertirsi.

E poi l’auspicio è che il mantra non diventi la sicurezza perché la storia insegna che in suo nome sono state fatte le peggio leggi liberticide, anzi, spesso la protezione del cittadino è stata la scusa per ridurne la libertà.

Stare sicuri in effetti è un tema importante e i cittadini ne hanno il pieno diritto.

Ma anche su questo terreno non sono i divieti, (che già esistono in forma compiuta) che assicurano la gente nelle loro case o in giro per le strade, piuttosto sono i controlli. Però se Polizia e Carabinieri non hanno soldi per mettere benzina e far uscire le pattuglie sarà difficile non solo controllare le comunità abitate ma anche far applicare i divieti contenuti nelle leggi.

Forse sarebbe stato più adeguato aumentare la dotazione finanziaria delle forze di polizia che fare pandette peraltro anche scritte con i piedi. Forse sarebbe più appropriato studiare e risolvere i problemi che fare sceneggiate dal vago sapore propagandistico.

Il problema è che aveva ragione Michelangelo:Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge… del più forte.” ma anche Kant:il possesso della forza corrompe il libero giudizio della ragione.”

E comunque diciamocelo: quanto era bello quando al Classico c’era il IV e V Ginnasio e poi I, II e III Liceo. Era più elegante ed anche un po’ snob.

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