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L’importanza dell’Unione Europea

Studente e social media manager
Ursula von der Leyen parla al Parlamento Europeo nel giorno della sua elezione © 9
Ursula von der Leyen parla al Parlamento Europeo nel giorno della sua elezione © 9

Le emergenze sanitarie, sociali ed economiche come quella che stanno affrontando numerosi paesi del mondo, tra cui l’Italia, colpiscono tutti e per fronteggiarle è assolutamente indispensabile il contributo di ciascuno. Alcuni stati, soprattutto quelli non molto grandi come l’Italia, in questo delicato momento si trovano in difficoltà.

Al clima attuale non giovano sicuramente le tante polemiche del mondo politico: molti partiti si scontrano su quasi tutte le tematiche senza mai raggiungere un punto comune. Ne è un esempio la votazione al Parlamento Europeo che è riuscita a frammentare in diversi schieramenti i nostri partiti italiani, con, ad esempio, Fratelli d’Italia che ha votato un emendamento insieme agli europarlamentari del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle.

Il problema fondamentale è che in Italia le molte forze politiche si stanno perdendo in un dibattito tra chi vuole rimanere in Europa e chi, senza avere la minima idea di quello che dice, preferirebbe uscire e, già che ci siamo, cogliere l’occasione per un ritorno all’amata lira. A volte viene da chiedersi se tali persone ragionino su queste frasi che dicono o se invece le dicano così, di pancia. Non so fra le due opzioni quale sia la migliore: l’unica certezza è che queste parole non stanno né in cielo né in terra.

Ad oggi, infatti, senza l’UE, l’Italia sarebbe più povera sia in termini economici, che culturali e sociali. Ricordiamoci poi che senza l’aiuto della Banca Centrale Europea, vista la lunga crisi finanziaria, il nostro paese sarebbe sull’orlo del collasso o, forse, già collassato. Non è possibile affermare al contempo che l’Unione Europea sia una sorta di Eden in terra, perché in tal caso saremmo degli ipocriti: molte cose non funzionano e sono da migliorare ma sicuramente non possiamo pensare all’uscita da questa grande famiglia, diventata una casa comune specialmente per quei tanti milioni di ragazzi che partecipano ogni anno al progetto Erasmus o a scambi culturali con vari paesi.

Come diceva il filosofo Massimo Cacciari qualche sera fa in un programma televisivo, se una macchina va male, non è che una persona la rottama e dice “che bello andare a piedi” ma, piuttosto, fa di tutto per cambiarla. Lo stesso concetto vale per l’Europa: bisogna notare ciò che non funziona e lottare per cambiarla. Non è col criticare e basta, come fa qualcuno senza neanche partecipare alle riunioni comunitarie, che i problemi si risolvono. Oso dire che solamente quelli che conoscono davvero l’UE e la amano possono provare a renderla migliore.

Attualmente l’Unione non è stata molto rapida a dare una pronta risposta di sostegno al nostro paese, ma in questi giorni sta muovendo dei passi importanti: per la prima volta nella storia, il presidente della commissione ha fatto un “mea culpa” rivolto all’Italia per ben due volte. Chi si se lo sarebbe mai potuto aspettare da una Presidente definita spesso come molto rigida? Sono stati approvati poi dall’europarlamento i Recovery Bonds, in pratica una risoluzione per investimenti sulla ricostruzione finanziati anche da obbligazioni, e, al contempo, sono state modificate le condizioni per attivare, su volontà dei singoli stati, il MES che sblocca dei finanziamenti per 37 miliardi di euro, spendibili per la sanità.

Ancora, come è giusto che sia, c’è la pretesa di altre iniziative di solidarietà da parte dell’Unione Europea perché dopo le parole rassicuranti di Ursula Von Der Leyen si attendono fatti tangibili. Intanto sappiamo che più o meno verranno sbloccati in totale 2000 miliardi, tra cui 100 miliardi per il fondo S.U.R.E., promosso dalla stessa Presidente, 200 miliardi per investimenti sul settore delle piccole e medie imprese e altri 1000 dalla BCE. Con lo scontento dei nostri sovranisti, possiamo dire che, anche se tardiva, la risposta UE è potente e vigorosa. L’Italia ha bisogno di un’Europa più forte e coesa, non di una fantomatica uscita da quest’ultima.

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